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Carlsen crolla a Hong Kong – Ding Liren torna Campione del Mondo

WTRCC26 - Un finalmente sorridente Ding Liren (Michal Walusza)

(UnoScacchista)
Il Campionato del Mondo Rapid a Squadre 2026 è appena finito. Ad Hong Kong, alla fine dei 12 turni previsti, sono arrivate in testa a pari merito 3 squadre, con il “Dragon Chilling” primo per spareggio tecnico davanti a “Team MGD1” e “Hexamind Chess Team”. Leader della squadra campione era Ding Liren, che così torna ad essere Campione del Mondo, anche se solo “Rapid a Squadre”. Fa scalpore il pessimo risultato di Carlsen, che dopo aver iniziato con un buon 3 su 4, ha infilato, forse per la prima volta in carriera, 4 sconfitte consecutive.

La manifestazione di Hong Kong è una sorta di ibrido tra i Campionati del Mondo individuali e i tornei con le squadre nazionali, perché ammette squadre formate con qualunque raggruppamento di giocatori, a patto che sulle 6 scacchiere vengano schierati almeno una donna e un giocatore che non ha mai superato i 2000 punti Elo. In questo modo, grazie anche alla generosa sponsorizzazione di Wadim Rosenstein, si è ritrovato nella ex-colonia britannica il fior fiore dei giocatori al mondo, con i soli Nakamura e Nepomniachtchi assenti.

WTRCC26 – La sala di gioco (Michal Walusza)

Fra i molti giocatori delle 48 squadre presenti, andrebbero ovviamente citati i vari Anand, Ivanchuk, Svidler, Short, Shirov, Lazavic … e molti altri di cui non posso parlare per non trasformare questo post in un’enciclopedia.

WTRCC26 – Ma cosa avrà mai fatto il mongolo Sumiya Bilguun contro Aydin Suleymanli? (Michal Walusza)

Come detto, la squadra che, al termine di 3 giorni e dodici turni molto movimentati, si è laureata Campione del Mondo Rapid a Squadre 2026 è “Dragon Chilling”. Come suggerisce il nome, è un team composto da giocatori cinesi guidato da Ding Liren, che ha schierato anche Wei Yi, Yu Yangyi e, tra le donne, Ju Wenjun e Lei Tingjie. Ha fatto piacere a tutti, incluso chi scrive, vedere di nuovo Ding Liren alla scacchiera e giocare abbastanza bene.

WTRCC26 – La squadra campione, i “Dragon Chilling” (Michal Walusza)

A pari merito, ma secondo per spareggio tecnico, è arrivato il “Team MGD1”, composto da tutti giocatori indiani. Assieme a Arjun Erigaisi, in prima scacchiera, hanno giocato anche Nihal Sarin, Leon Mendonca e Harika Dronovalli.

WTRCC26 – Arjun Erigaisi (Michal Walusza)

Con lo stesso punteggio finale, ma al terzo posto per spareggio tecnico, è poi giunto “Hexamind Chess Team”, squadra cosmopolita con Alireza Firouzja (finalmente senza tutore alla caviglia destra) in prima scacchiera, accompagnato da Levon Aronian, Anish Giri, Volodar Murzin, Vidit, Kateryna Lagno e Divya Deshmuck.

WTRCC26 – Alireza Firouzja (Michal Walusza)

Se i nomi di chi ha giocato in queste squadre vi ha impressionato, sappiate che in testa fino all’ultimo c’era la squadra “Mr Birdie and friends”, con il russo Vladislav Artemiev in prima scacchiera, seguito da Samuel Sevian, Le Quang Liem, Awonder Liang e Carissa Yip.

WTRCC26 – Vladislav Artemiev (Michal Walusza)

Altra squadra in lotta per il primo post fino all’ultimo turno, l’indiana Chessgurukul (la scuola di Ramesh) guidata da Praggnanandhaa (che risulterà il migliore in prima scacchiera), Aravindh Chithambaram, Adhiban e Vaishali R., sfidante per il titolo mondiale femminile.

WTRCC26 – Praggnanandhaa R. (Michal Walusza)

Più indietro la squadra “Endgame.AI” capitanata da Hans Niemann, il team “Kazchess” con Richard Rapport, Shakhriyar Mamediarov, Alexander Grischuk, Wang Hao e Bibisara Assaubayeva.

WTRCC26 – Hans Niemann (Michal Walusza)

Solo ottavo lo squadrone “Uzbekistan”, con uno schieramento impressionante: Javokhir Sindarov (sfidante al titolo mondiale), Nodirbek Abdusattorov, Nodirbek Yakubboev, Shamsiddin Vokhidov e Mukhiddin Madaminov (recente vincitore del torneo UZ Chess Cup 2026).

WTRCC26 – Javokhir Sindarov (Michal Walusza)

Vi starete chiedendo “E Carlsen”? Bene, lo squadrone messo assieme da Wadim Rosenstein (e quindi chiamato “WR Chess”) è arrivato solo 17° nonostante schierasse giocatori di assoluta eccellenza: Magnus Carlsen, Wesley So, Fabiano Caruana, Maxime Vachier-Lagrave, Jan-Krzysztof Duda, Aleksandra Goryachkina e Alexandra Kosteniuk. Il pessimo risultato di Carlsen sicuramente spiega i molti punti mancanti, anche se nessuno di questi campioni ha veramente brillato. Unica eccezione Caruana, se non fosse per una clamorosa svista al penultimo turno (Donna sacrificata credendo ci fosse un matto inevitabile, che si è invece dimostrato… evitabilissimo).

WTRCC26 – Wesley So (Michal Walusza)

Disastro Carlsen

Dopo tutti questi risultati, è impossibile non soffermarsi sull’elefante nella stanza: la pessima prestazione di Carlsen che non solo ha chiuso con 3 punti in 8 partite, ma ha perso le ultime quattro una dietro l’altra contro Erigaisi, Sargsyan (di certo non un Top GM, l’armeno), Sindarov e Suleymanli (giovane azero). Dopo quest’ultima sconfitta il norvegese ha deciso di finirla lì, con ben 29 punti persi: il suo Elo Rapid e sceso a 2803, pericolosamente alla soglia dei 2800 sotto la quale non è mai sceso a questa cadenza. Il suo vantaggio sul secondo (Firouzja) rimane superiore ai 50 punti, ma la “botta” di Hong Kong non può essere sottovalutata.

WTRCC26 – Carlsen realizza di aver perso contro Suleymanli (Michal Walusza)

Questo crollo alla cadenza Rapid (suo usuale regno incontrastato) viene a poca distanza dal deludente Norway Chess 2026, a cadenza classica. Sarà anche vero che una rondine non fa primavera, ma due indizi cominciano ad assomigliare a una prova. “Prova di cosa, Uberto?”

In molti si domandano se Carlsen abbia “perso il tocco”, ovvero abbia smarrito quel suo mix di intuito, tecnica e rapidità che gli hanno permesso non solo di vincere moltissimo, ma anche di costruire un’immagine di invincibilità e di inesorabile “schiacciasassi” nel finale. Sempre in molti addebitano alla recente paternità, con conseguente modifica delle priorità e del tempo dedicabile agli scacchi, questo suo appannamento, particolarmente apprezzabile in apertura.

Di certo la mancanza di allenamento e di “lavoro” alla scacchiera fa la sua parte, specialmente a questi altissimi livelli. D’altra parte, qualcosa è sicuramente cambiato nella motivazione di Carlsen che di recente ha privilegiato tornei che non richiedessero molta preparazione, in particolare il Freestyle Chess. Questa disabitudine a lavorare sulle aperture è abbastanza riconoscibile, anche se qualche commentatore, dopo il Norway Chess, ha sostenuto di riconoscere nelle scelte di Carlsen in apertura un tentativo di uscire dagli schemi e “rinnovare” il gioco rendendolo più fantasioso.

WTRCC26 – Magnus Carlsen (Michal Walusza)

Pur volendo accettare questa lettura, resta il fatto che Carlsen ha usato sempre troppo tempo nelle fasi iniziali delle partite (specialmente quelle perse), finendo per compiere gli errori decisivi una volta in Zeitnot. Qualcosa di simile si è visto anche ad Hong Kong, dove però è risaltata la difficoltà di Carlsen di gestire anche i mediogiochi tecnici, con errori tattici talvolta sorprendenti per il giocatore a cui eravamo abituati.

A me però piace molto, e mi convince di più, la lettura che ha dato Sokolov: secondo il GM olandese (e uno dei migliori trainer al mondo), Carlsen ha mostrato più segni di impazienza che errori di calcolo o di impostazione. Qualcosa collegato alla volontà di forzare dove non era possibile o giustificato, cosa all’opposto dell’atteggiamento lento e inesorabile delle migliori prestazioni del norvegese. Che sia dovuto a poca lucidità, alla volontà di vincere che offusca la capacità di giudizio o all’età che avanza non è facile da capire, ma anche io ho avuto l’impressione che in molte partite Carlsen abbia cercato di rimuovere la pressione piscologica scegliendo varianti a doppio taglio che, in un modo o nell’altro, avrebbero finito per accorciare la partita.

Il timore che Carlsen decida di abbandonare gli scacchi giocati cresce, anche se 35 anni sono troppo pochi per ritirarsi e il norvegese non ha mai dimostrato interesse nell’insegnare, allenare o scrivere libri. Il suo problema è che senza allenamento neanche il miglior giocatore al mondo può battere avversari giovani e motivati. Saprà Carlsen accettare di non essere più il “numero Uno” in un giorno che non sappiamo se vicino o lontano? Garry Kasparov decise di lasciare gli scacchi agonistici mentre era ancora in testa a tutte le classifiche (anche se non più Campione del Mondo) e sicuramente i due hanno molti tratti in comune.


Mentre leggete queste righe è probabilmente in svolgimento il Campionato del Mondo Blitz a Squadre 2026, con Carlsen di nuovo ai nastri di partenza. Mi auguro che giochi un grande torneo: credo che gli scacchi agonistici abbiano ancora bisogno di lui.

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