Iivo Nei (31.10.1931 – 6.7.2026)
Iivo Nei (Foto di Lembit Peegel)
(Riccardo Moneta)
E’ di ieri l’altro la notizia che in Italia sono stati arrestati due ex agenti dei servizi segreti e che sono stati messi sotto inchiesta alcuni militari in servizio, accusati di aver fornito informazioni riservate all’intelligence del Cremlino. Non c’è molto di cui meravigliarsi, dal momento che di pesanti interferenze russe nella politica dei Paesi europei si parlava con insistenza da parecchio tempo, almeno dagli eventi che portarono (2016) alla Brexit.
E non c’è in assoluto nulla di strano, in quanto la pratica dello spionaggio pare sia conosciuta fin dal secolo V a.C., quando il generale e filosofo cinese Sun Tzu dedicò un capitolo del suo “L’arte della guerra” proprio all’utilizzo delle spie. E non ne siamo stati esenti neppure noi romani, che all’epoca dell’Impero ci siamo avvalsi di figure ad hoc quali gli ‘speculatores‘ o ‘exploratores‘. Insomma, niente di nuovo sotto il cielo.
Con l’avvento dell’era digitale lo spionaggio è divenuto ormai cyber-spionaggio. Noi di UnoScacchista gli dedicammo parziale attenzione parecchi anni fa, proprio in concomitanza con alcuni altri arresti e cogliendo l’occasione per parlare del G.M. ‘ad honorem’ Iivo Nei. E’ di ieri l’altro, purtroppo, la triste notizia del decesso, all’età di 94 anni, di Iivo Nei.
Nel necrologio che la FIDE gli ha dedicato non c’è chiaramente alcun accenno a determinati episodi (amplificati all’epoca dei fatti dalle parole di Spassky e dalla stampa sovietica) che hanno reso celebre il G.M. estone più ancora che per le sue partite e i suoi risultati. Il necrologio inizia con queste parole: “Nato il 31 ottobre 1931 a Tartu, in Estonia, Nei ha avuto una brillante carriera scacchistica durata oltre otto decenni (*). Dimostrando un precoce talento, ottenne il suo primo risultato di rilievo nel 1948, classificandosi al primo posto a pari merito (**) nel campionato juniores dell’Unione Sovietica”. E conclude così: “Attraverso i suoi scritti, i suoi commenti e il suo ruolo di allenatore, Iivo Nei ha rappresentato un ponte fondamentale tra la scuola scacchistica sovietica e il resto del mondo. Persino nel pieno della Guerra Fredda, le sue collaborazioni con giocatori e giornalisti occidentali hanno contribuito a promuovere il rispetto reciproco al di là della Cortina di Ferro”.
-note-
(*) vero, perché Nei imparò il gioco all’età di 5 anni.
(**) a pari merito con Viktor Korchnoi, la FIDE ha omesso il rispettabile particolare.
Nell’unirci alle condoglianze per la famiglia di Iivo, ci piace riproporre ancora (quasi) integralmente il testo di quel mio antico post dello scorso decennio, post che era intitolato …
Iivo Nei: cyberspionaggio a Roma e a Reykjavik?
Cronaca e scacchi alla ribalta. Ma è cronaca vecchia quest’altra, che non ha nulla da dividere, se non il tema spionaggio, con gli arresti annunciati in questi giorni a Roma. E, del resto, al tempo di certe presunte spie baltiche, di “cyber” non ce n’era in giro.

Nel match del secolo XX (Fischer-Spassky 1972) Nei fu uno dei secondi del sovietico campione del mondo, insieme a Evfim Geller e a Nikolai Krogius. E Spassky dopo tanto tempo ha riaperto l’argomento indigesto e spinoso dello “spionaggio” in una intervista che è stata concessa l’estate scorsa a Sport-express.ru :
“Avevo scelto l’estone Iivo Nei come secondo. Si scoprì poi che era una spia degli americani. Si era messo d’accordo con Robert Byrne, che scriveva una rubrica di scacchi sul New York Times, per scrivere assieme un libro sul match. Nei sapeva tutto dei nostri piani, e gli americani non dovevano fare altro che aspettare queste informazioni direttamente da lui”.
Nei fu più astuto degli uomini del KGB? Mah! E perché Boris, pur essendo rimasto amico di Fischer, non ha mai parlato (come lui stesso ha ammesso) di questo con Bobby? Del resto Boris si era sempre lamentato dei suoi secondi, dato che l’unico utile per gli scacchi era a suo parere Geller, mentre Krogius era solo uno psicologo e Nei un semplice sparring partner di tennis …

(By Kroon, Ron / Anefo – [1] Dutch National Archives, The Hague, Fotocollectie Algemeen Nederlands Persbureau (ANEFO), 1945-1989, Nummer toegang 2.24.01.03 Bestanddeelnummer 918-6662, CC BY-SA 3.0 nl, Link)
Dopo il 1972 a Nei fu proibito di recarsi all’estero per un periodo di 2 anni, ma l’accusa si limitava all’aver commentato insieme a Robert Byrne, per i giornali occidentali, un partita di quel match.
Nel libro “Bobby Fischer Goes to War: How the Soviets Lost the Most Extraordinary Chess Match of All Time”, i giornalisti BBC David Edmonds e John Eidinow riportano quest’altro divertente aneddoto:
“Efim Geller era insolitamente paranoico sull’Ovest e sugli occidentali, e il corrispondente della TASS Aleksandr Yermakov lo aveva soprannominato “Mr. No” per la sua indisponibilità a condividere qualcosa, anche solamente con l’agenzia sovietica. In islandese, “No” si pronuncia all’incirca “Nei”, quindi per la popolazione locale, Spassky, oltre a Krogius, aveva due secondi chiamati enrambi “Mr. No”.
Un altro episodio divertente toccò l’impianto di illuminazione, che Fischer aveva preteso del tutto particolare. I sovietici ne chiesero l’ispezione: fu letteralmente smontato dai tecnici, ma al suo interno furono trovate soltanto due mosche morte. “Siete sicuri che siano morte?” ebbe a chiedere Iivo Nei con la massima serietà.
Si leggeva comunque sul New York Times il 29 agosto del 1972:
“Iivo Nei, che è arrivato qui il 21 Giugno come terzo membro della delegazione sovietica che accompagna Boris Spassky, parte domani. Il signor Nei non prevede di tornare per le ultime partite del match per il campionato del mondo che Spassky sta giocando contro Bobby Fischer (Stati Uniti). Oggi il signor Nei ha dichiarato che ha intenzione di trascorrere due giorni a Copenhagen prima di tornare a casa a Tallinn, Estonia, dove aprirà la sua scuola di scacchi il prossimo Venerdì”.
In questa scuola di scacchi di Tallinn citata dal NYT si avvicinò tra gli altri un ragazzino promettentissimo e poco fortunato, Lembit Oll (1966-1999), che fu, appunto, allievo del maestro Nei.
Iivo Nei allenatore, tennista, spia? Non lo so. Preferisco ricordarlo come ottimo giocatore, come il superbo vincitore, alla pari con Keres, del forte torneo di Beverwijk 1964, dove egli fu capace di sconfiggere grandi maestri del calibro di Portisch, Larsen, Darga, Donner e Bobotsov.
E infatti così lo ricorda un suo connazionale (Andre Uibos): “Iivo Nei ha fatto molto per gli scacchi estoni: non solo era un ottimo giocatore, ma ha anche scritto dei libri, organizzato tornei, è stato allenatore. Ha persino condotto una trasmissione televisiva dal titolo “Scuola di scacchi”. Uibos cita in particolare, tra i libri, un lavoro pubblicato a Tallinn nel 1962 e firmato insieme a I.Rozenfeld, “Avangute teooria” (“Teoria di apertura”), “un eccellente libro, molto valido per la presentazione dell’apertura spagnola”.
Nel 2007 uscì un suo DVD, dedicato ai principianti, dal titolo “Iivo Nei malekool opetus algajatele“, nei cui 15 capitoli egli illustra le basi del gioco, la sua storia, le mosse di apertura fino allo scacco matto”.
A quel testo c’è ancora da aggiungere dei grandi meriti che ha avuto Iivo Nei quale allenatore delle campionesse del mondo Nona Gaprindashvili e Maia Tchiburdanidze e soprattutto quale direttore, per oltre 25 anni, della Scuola di Scacchi di Tallinn, che fondò insieme a Paul Keres. Come giocatore vorrei ancora ricordare, oltre i sopra citati, l’ottimo secondo posto, alle spalle di Tal, conseguito a Tallinn (all’età di 50 anni) nel Memorial Keres del 1981. Inoltre Nei ha ricoperto per diversi anni la carica di rappresentante FIDE per la zona 1.7 (Paesi Baltici). Credo che sia nel giusto in questi giorni la “Warrior Chess Academy” a scrivere che Iivo Nei “ha svolto un ruolo importante nel connettere la comunità scacchistica globale. Attraverso i suoi libri, i suoi commenti e le sue collaborazioni internazionali, ha contribuito ad avvicinare la scuola scacchistica sovietica al resto del mondo“.
Davvero interessante. Ok!
Ritengo improbabile che Nei sia mai stato una spia. Krogius può aver sorvegliato i compagni per conto del KGB. Gli scacchi hanno prevalso