Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

E’ stato un giocatore di scacchi a inventare il soccer

(Riccardo Moneta)
Soccer è la parola con la quale i paesi di lingua inglese ed il Giappone chiamano spesso il gioco del calcio, cioè il football, com’è conosciuto in quasi tutto il mondo. La parola soccer proviene da una abbreviazione/contrazione delle parole “Association Football”.

Non si sa chi abbia inventato il gioco del football, che affonda le sue origini nell’antichità e che ha avuto tante evoluzioni nel corso della sua storia. Accreditabile è la tesi che la radice del calcio (o, almeno, una delle sue radici) risieda a Roma, dove si giocava il cosiddetto “harpastum”, che era una via di mezzo fra football e rugby e che di solito viene ricordato a Roma in occasione delle manifestazioni per il “Natale” della città (21 aprile). Probabilmente una via più veritiera può essere quella della Cina, dove circa 2.400 anni fa esisteva un gioco, il cuju, che vedeva gli atleti spingere con i piedi una palla entro una piccola rete.

Si conosce invece meglio (anche se manca la certezza assoluta) chi ha inventato … il soccer, o meglio la parola soccer. Ovviamente si tratta di un inglese.

Charles Wreford-Brown nacque il 9 ottobre 1866 a Clifton, nei pressi di Bristol. Proveniva da una famiglia facoltosa, poté così studiare ad Oxford e nello stesso tempo intraprendere attività sportive come il cricket, il football e gli scacchi.

Di lui abbiamo già accennato in un altro post, “Ci saranno gli scacchi nel nuovo Pentathlon?

Charles giocava a calcio nel Corinthians Football Club, inizialmente come portiere e poi come difensore centrale. Era dotato di eccellente leadership, e infatti divenne il capitano dei Corinthians. Nel 1894 e 1895 giocò due volte nella nazionale maggiore inglese, contro il Galles, una terza volta nel 1898. Da sottolineare che nel 1894 la nazionale inglese era composta da tutti i giocatori del Corinthians, evento che mai più si sarebbe ripetuto per un’altra squadra di club. Nel 1895 l’Inghilterra era ancora rappresentata da soli giocatori dilettanti. Nel 1898 c’erano in parte giocatori dilettanti e in parte giocatori professionisti. A Charles non piaceva che esistesse il professionismo nello sport, lui sosteneva che i valori dello sport non potessero essere macchiati dagli interessi economici. Tuttavia col passare degli anni dovette arrendersi all’avanzare inesorabile di questi ultimi.

Charles Wreford-Brown

Già nel 1892 Charles Wreford-Brown era entrato a far parte della Federcalcio britannica. Ne divenne un importante funzionario e, dopo il ritiro dal gioco attivo (ma pare che abbia giocato l’ultima sua partita all’età di 56 anni), trovò posto in quello che era il Comitato Tecnico della Nazionale inglese.

Nei 60 e più anni di attività calcistica Charles ricoprì un po’ tutti i ruoli. Alle Olimpiadi di Anversa del 1920 fu perfino uno dei guardalinee della finale tra Belgio e Cecoslovacchia. In età avanzata, a partire dal 1941 fino alla sua morte avvenuta il 26 novembre del 1951, fu vicepresidente della Federazione alle spalle di un nome celeberrimo del “soccer” dell’isola, quello di Sir Stanley Rous. Il grande lavoro di Stanley Rous e di Charles Wreford-Brown in favore della diffusione dello sport fra i ragazzi costituì il volano per la straordinaria affermazione che il football (o “soccer”!) inglese ebbe nel secondo dopoguerra.

Orbene, si racconta che, da giovane, in un’occasione (1893?) Charles abbia incontrato alcuni amici di Oxford che gli chiesero se volesse andare con loro a giocare una partita di “Rugger”. Con “Rugger” intendevano volgarmente dire “Rugby” e Charles, che stava andando ad una riunione della “Association Football”, replicò spiritosamente che lui era diretto ad un campo di “Assoccer”. Da lì a “soccer” il passo fu breve perché più semplice da dire. Ed oggi Wreford-Brown è ricordato più per quella battuta felice che per il suo lunghissimo (60 anni!) e fruttuoso impegno nel campo del football britannico. Del resto quella desinenza “er”, ovvero l’abitudine di aggiungere “er” alla fine di molte parole, è stata ricorrente nella lingua inglese: si pensi, ad esempio, a “rapper” proveniente da “rap”.

E’ interessante ricordare come di questa “Football Association” faceva parte anche colui che è considerato il fondatore del football moderno. Si tratta di Ebenezer Cobb Morley (1831-1924), il quale scrisse le regole definitive di questo sport, dal fuorigioco al fallo di mano, dai calci d’angolo ai calci di punizione.

Ma torniamo al nostro Charles Wreford-Brown. Mentre Cobb Morley aveva la passione per lo sport del remo, Charles propendeva per gli scacchi, ed è un vero peccato che li abbia affrontati seriamente soltanto dopo aver ‘appeso gli scarpini al chiodo’. Di lui si trovano negli annali una quindicina di partite, e fra queste una patta in 34 mosse contro Alekhine in una simultanea tenuta dal campione russo nel 1928. L’anno successivo perse in simultanea contro Capablanca, ma vinse -e non male, guardate la partita, se potete!- contro un altro campione dell’epoca, Malik Sultan Khan.

In precedenza Wreford-Brown aveva rappresentato l’Inghilterra alle Olimpiadi di Parigi del 1924, senza troppo brillare in quanto totalizzò appena una vittoria a fronte di 7 sconfitte e 3 pareggi, uno dei quali contro il nostro Luigi Miliani.

Dei suoi anni giovanili non si ha traccia di partite a scacchi. La prima in assoluto che conosciamo è la seguente, giocata in amichevole e assai simpatica, benché inficiata da un grave errore del conduttore dei Neri all’undicesimo tratto:

Charles Wreford-Brown – P.R.Gibbs
Londra 1918

Nel 1933 (cioè a 67 anni di età) Charles partecipò al campionato di scacchi inglese, giocando due partite: si trattò di una vittoria e di una patta, ma poi dovette ritirarsi per il sopraggiungere di un infarto.

In conclusione non possiamo certamente dire che Wreford-Brown abbia lasciato una traccia seria nella storia degli scacchi, tuttavia immagino che siano ben pochi i giocatori che, come lui, abbiano potuto vantarsi di aver giocato, nella loro vita, sia nella nazionale di calcio del loro Paese (1894-1898) sia nella nazionale di scacchi (1924).

A Charles Wreford-Brown è dedicata una statua di bronzo conservata nel National Football Museum di Manchester.

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