Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Ci saranno gli scacchi nel nuovo Pentathlon?

(Riccardo Moneta)
Numerosi giocatori di scacchi, noti e meno noti, si sono cimentati, prima o durante la loro carriera scacchistica, anche in altri sport. Qui sul Blog abbiamo ad esempio parlato dei calciatori che si sono avvicinati agli scacchi (o viceversa degli scacchisti che hanno giocato con un certo successo a calcio). E poi vi abbiamo presentato il G.M. Jan Timman ex promessa del club calcistico olandese de l’Ajax.

Qui invece abbiamo considerato qualcosa che pare stia andando abbastanza di moda negli ultimi anni, il binomio scacchi-pugliato (al punto che è stata l’Italia a ospitare a Riccione nella seconda parte del 2023 i campionati mondiali di chessboxing).

Scacchi, football e boxe potrebbero davvero avere qualcosa in comune (indicatemi cortesemente cosa di preciso, perché io non lo so), dal momento che pugili e calciatori che fossero piuttosto bravini con gli scacchi ce ne sono stati diversi.

Il norvegese Simen Agdestein, grande maestro e componente della nazionale di calcio del suo Paese, è certamente il primo di questa lista di scacchisti/calciatori. Ma non mancano altri nomi. Uno è quello di Osvaldo César Ardiles (nato nel 1954), lo sgusciante e furbo attaccante della nazionale argentina campione del mondo nel 1978. Ardiles, amico del Grande Maestro Miguel Quinteros, dichiarò un giorno che si allenava e studiava a scacchi per dodici ore alla settimana e che ad un certo punto si ritenne “più temibile con gli scacchi che col pallone”. C’è almeno un terzo noto nome che nello scorso secolo si è espresso a buoni livelli sia nel calcio sia negli scacchi, ed è stato il maestro internazionale rumeno Bela Soos (1930-2007), che pare abbia fatto parte anch’egli della nazionale di calcio del suo Paese. Tornando ancor più indietro nel tempo, al livello di Agdestein, di Ardiles e Soos possiamo ritrovare un quarto nome di rilievo fra i calciatori, ovvero quello dell’inglese Charles Wreford-Brown. Ma di lui vorrei parlarvi in un articolo a parte.

Dal pugilato un nome per tutti, quello di un controverso personaggio, l’ex  campione del mondo dei pesi welter leggeri Terry Marsh, londinese classe 1958, il quale nel suo Paese era stato campione studentesco di scacchi a 11 anni. Egli asseriva che gli scacchi sono da paragonare alla boxe, in quanto in entrambi gli sport l’impegno consiste nell’ “annullare le forze del proprio avversario e poi sfruttare le sue debolezze”.

Gli scacchisti sono degli sportivi, generalmente, e pertanto è normale che altri diversi sport (baseball, cricket, alpinismo, sci, rugby) sono spesso stati da loro sperimentati. Ne riparleremo.

Veniamo però al tema di base dell’articolo, cui ho pensato seguendo una gara di Pentathlon Moderno. Sapete bene come il Pentathlon fosse la competizione regina dei giochi della Grecia classica: gli atleti gareggiavano in 4 distinte specialità nell’ambito dell’atletica leggera, ovvero: corsa, salto, lancio del giavellotto, lancio del disco e lotta. La lotta, specialità più dura, era l’ultima delle 5; non si arrivava tuttavia alla lotta quando un atleta si era già imposto in 3 delle 4 specialità precedenti, vincendo così la gara.

Pentatleti greci

Olimpia ospitò per la prima volta il Pentathlon nel 708 a.C.. Era quello il periodo della grande potenza di Sparta, e infatti fu un atleta spartano, un certo Lampis, il vincitore del primo Pentahlon olimpico. A lui fu eretta una statua davanti allo stadio di Olimpia. Per circa un millennio  si gareggiò nel Pentathlon classico, che ebbe numerosi ammiratori, fra i quali Aristotele, il quale così scriveva: “I pentatleti sono gli uomini più belli, perché sono fatti sia per le prove di forza che per quelle di velocità”.

Oggi alle Olimpiadi si gareggia nel cosiddetto “Pentathlon moderno”, e qui si tratta di cinque discipline appartenenti a 5 sport diversi, ovvero: scherma (spada), nuoto (200 m. stile libero), equitazione (salto ostacoli), tiro a segno e corsa campestre.

Questa competizione venne inventata ed inserita nel programma olimpico dal fondatore stesso dei giochi Olimpici Moderni, il barone Pierre de Coubertin. La prima gara apparve alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, e i padroni di casa svedesi trionfarono in quelle Olimpiadi e nelle due edizioni successive conquistando tutte le medaglie.

Chissà se alle Olimpiadi di Los Angeles 2028 ci saranno anche gli scacchi? Non è impossibile. Avevo sperato in Parigi 2024 ma qualcosa è andato storto. Io però per lo sport olimpico degli scacchi sogno ancora più in grande … ecco cosa sogno …

Dopo 112 anni suppongo che sia molto vicino il momento di rivedere qualcosa nel Pentathlon, pur avendo tale avuto tale sport già diversi aggiustamenti o varianti nel corso del tempo. E nacquero infatti il decathlon, per le donne l’eptathlon, o il triathlon. Quest’ultimo (articolato su nuoto, ciclismo e corsa) è a sua volta specialità olimpica dal 2000.

Il mondo è molto cambiato dagli anni del barone De Coubertin e così tutto lo sport. E non dimentichiamo soprattutto che l’idea del barone francese non nacque sui campi sportivi, ma sui teatri di guerra; egli sosteneva infatti che la sconfitta dei francesi nella guerra contro la Prussia fosse da attribuire alle inferiori condizioni atletiche dei soldati suoi connazionali, per i quali suggeriva appunto l’allenamento nell’arte del Pentathlon (di qui l’inserimento del tiro a segno).

Probabilmente sta arrivando l’ora di trovare un nuovo Pentathlon, da affiancare (anche senza sostituirlo) a quello oggi tradizionale e che possa richiamare lo spirito di quello più antico. Tra l’altro la scherma, l’equitazione e il tiro a segno non risultano più -mi pare- fra gli sport ai primi posti nelle preferenze mondiali com’era invece accaduto nella prima metà del ‘900.

Arriverà quindi (forse) un “New Pentathlon”, o “Super Pentathlon”, chiamatelo come volete, una competizione che potrà unire abilità, destrezza, agilità, velocità, intelligenza, resistenza, forza muscolare e magari (ecco la grande novità!) attività della mente.

Mens sana in corpore sano”, sentenziava Decimo Giunio Giovenale, no? Per essere precisi questa massima è la sintesi di un pensiero del poeta latino tratto da un verso delle sue “Satire”: “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano”, ovvero “bisogna pregare gli dèi affinché possiamo avere una mente sana in un corpo sano”.

Il Nuovo Pentahlon dev’essere però una competizione che, a differenza dell’attuale Pentathlon Moderno, lasci fuori dal campo di gioco, per diverse ragioni, le armi (perché non se ne può più delle armi!) e gli animali, che dovrebbero essere accuditi e lasciati in pace per i fatti loro.

Lo sport della mente per eccellenza, gli scacchi, non può restar fuori da questa nuova manifestazione interdisciplinare. Ma quali altri sport o discipline potrebbero far compagnia agli scacchi? Ebbene, anzitutto occorre evidentemente eliminare dalle scelte sport quali football e boxe. Si deve eliminare il football in quanto non è uno sport individuale, ma si dovrebbero eliminare anche boxe o lotta, in quanto tali sport prevedono il contatto fisico, che negli scacchi non esiste e che a mio parere neppure dovrebbe esistere in un ideale “New Pentathlon” o “Super Pentathlon”. Quindi niente boxe o lotta e niente competizioni a squadre.

E neppure deve trattarsi di sport nei quali viene utilizzato uno strumento particolare, ad esempio il ciclismo (bicicletta) o tiro a segno (carabina o pistola), e neppure deve trattarsi di sport nei quali venga utilizzato più di un oggetto a supporto, ad esempio il tennis o il tennis-tavolo (cui necessitano racchetta+palle+rete).

Ebbene, eccovi allora le mie magnifiche 5 discipline per il New Pentathlon o Super Pentathlon: scacchi,  salto in lungo, lancio del disco, nuoto e corsa campestre.

Elena Micheli, foto tratta da PragmaMagazine, agosto 2022

Questi 5 sport/discipline riassumono bene, a mio parere, quelle qualità, morali e fisiche, di intelligenza, abilità, agilità, forza e resistenza alle quali sopra accennavo.

I vincitori del “New Pentathlon” o “Super Pentathlon” (spero che siate d’accordo con me) non potranno che essere un Superman e una Supergirl, personaggi straordinari, perfino -se volete- belli come diceva Aristotele, campionesse e campioni indimenticabili.

Provate a divertirvi un poco e a pensare chi potrebbe essere, fra i giocatori e le giocatrici di scacchi che conoscete, un possibile campione del mondo in questo “New Pentathlon”.

Io non punterei molto su Nepomniachtchi, leggermente goffo (mi perdoni il vice-campione del mondo 2023) nei movimenti forse perché un po’ sovrappeso: la smetta di mangiare cavalli! Neppure punterei sul cinese Ding Liren, che non riesco a immaginare abbastanza abile nel lancio del disco. Per motivi affini escluderei GM quali Maghsoodloo o Giri o Korobov. Probabilmente Kasparov o Carlsen avrebbero potuto/potrebbero dire la loro, e forse anche un Daniele Vocaturo. Chi altri?

Sulle donne-scacchiste preferisco limitare i miei commenti in quanto ne vedo poche, al momento, col fisico (ad esempio) di una Federica Pellegrini o di una Alysha Newman, e neppure, restando più in tema, con quello di Elena Micheli, l’atleta romana, classe 1999, campionessa mondiale di Pentathlon moderno nel 2022. Però mi piacerebbe se a salire sul gradino più alto del podio femminile di un futuro New Pentathlon fosse Sara Khadem, la maestra internazionale di Teheran (nata nel 1997) che ora vive in Spagna e che da giovanissima si avvicinò -o, meglio, tentò di avvicinarsi- anche ad altri sport.

Evviva il nuovo Pentathlon (e la Libertà)!

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