Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

L’avvocato Björn Pálsson Kalman: muratore, cuoco e impossibile scacchista

Reykjavik, 1910 (foto Egill Jacobsen)

(Riccardo Moneta)
“Ciao. Mi presento ai lettori di questo virtuoso ed eterogeneo Blog italiano. Mi chiamo Björn Pálsson Kalman e sono nato il 25 giugno del 1883 nel distretto di Hróarstunga, terra islandese, in una pianura di paludi gelate e stagni, dove gli insediamenti umani sono incredibilmente scarsi e dove un giovane che avesse avuto qualche ambizione di cultura e affermazione, come l’avevo io, difficilmente in quegli anni poteva pensare di restare a vivere, in pur affascinanti luoghi, fra cavalli, pecore e cielo.

L’Islanda divenne celebre a voi scacchisti quando nel 1972 un altro strano tipo troppo ambizioso, l’americano Robert Fischer, conquistò il titolo di campione del mondo ai danni di un giocatore russo che a me è apparso sempre piuttosto debole sotto l’aspetto della personalità, come la stragrande maggioranza dei russi del resto. L’Islanda negli scacchi poteva esserlo ben prima, celebre, anche magari grazie a chi vi parla, ma una serie di circostanze e di sfortune (o di fortune) lo impedì.

Seguitemi, se vi va. Se non vi va, chiudete magari questa pagina. Eviterete di essere critici alla fine, se già non lo siete stati. Non sopporto i facili critici, sono le persone più inutili di questa Terra. Non fanno nulla di utile e mettono sotto il loro comodo microscopio (o ‘intelligenza artificiale’, come dite oggi) il lavoro e il pensiero degli altri.

Ebbene, nel 1901 mi trasferisco a Reykjavik, per studiare nelle scuole superiori, e lì scopro il gioco del calcio. Durante gli allenamenti con gli altri ragazzi mostro però un documento con le regole del gioco degli scacchi. Ne discutiamo, e spesso giochiamo a scacchi anziché dar pedate ad una palla sul ghiaccio.

Giugno 1904: prima della chiusura delle scuole ci presentano il campione di scacchi d’Inghilterra, William Napier. Lo conoscete, sì? E’ una simultanea. Lui sconfigge tutti, ma io lo sconfiggo piuttosto facilmente. Qualcuno parla di questa mia partita, negli Stati Uniti. Scopro poi che Napier è un maestro famoso: nel 1901 era arrivato secondo a Buffalo dietro Pillsbury ma davanti a Marshall.

Il preside di Harvard mi contatta (forse è stato lo stesso Napier a parlargli di me), mi offre una borsa di studio se vado da loro, ma ormai mi sono iscritto presso una università danese; mi piace ingegneria. L’amico esploratore Vilhjálmur Stefánsson però insiste, mi dice che potrei continuare gli stessi studi anche a Boston. E così l’anno successivo parto con lui, mi imbarco a Glasgow, prima destinazione Montreal, vincendo il mio incredibile (per un islandese!) fastidio per il mal di mare…

Sulla nave c’è anche l’economista scozzese James Mavor, il fondatore a Toronto di un prestigioso circolo di scacchi, l’Hart House Chess Club. Sta giocando con un forte (sostiene Mavor) dilettante australiano. Si avvicina loro anche Vilhjàlmur: “se il mare si calma un po’, vi presento qualcuno …” .

James Mavor (1854-1925)

Siamo prossimi al mar di Terranova, verso le coste dell’isola di Belle Isle … le onde infatti si sono calmate, e allora mi reco in sala a giocare … li batto continuamente senza fatica, una partita dietro l’altra, e propongo loro di giocare secondo una certa regola.

“Quale?” dicono con stupore. “Con voi due gioco una simultanea alla cieca, non vi offendete, vero?”. Li batto di nuovo entrambi anche così, e anche piuttosto velocemente. Mentre Vilhjalmur mi molla sulla spalla una vigorosa pacca di felicitazioni, io faccio in tempo a notare una seria increspatura di meraviglia e dolore tra le sottili labbra del professor Mavor, nascoste sotto la folta barba già largamente tendente al bianco.

Al mio arrivo ad Harvard m’iscrivo ad ingegneria elettrica, e continuo a giocare a scacchi. Con successo. Probabilmente ‘troppo’ successo. Ricevo subito una cannonata in fronte, peggio di uno scacco matto affogato: ho tutte le carte in regola per entrare in prima squadra, anzi in prima scacchiera, ma un gruppo di studenti si appella ad uno stupido regolamento scolastico in vigore e che vieterebbe agli studenti provenienti da altri istituti di giocare per i colori di Harvard se non hanno completato almeno un anno intero di studio. Beh, del resto non ci possiamo meravigliare: leggo in un giornale di giugno 2025 che “… Harvard non può più iscrivere studenti stranieri e gli studenti stranieri già iscritti devono trasferirsi o perdere il loro status legale…”. Molto triste, ma torniamo a noi.

Maledetti! Non mi do pace, non riesco a capacitarmi, non riesco a comprendere, non posso aspettare, non riesco a studiare né a dormire. Sto forse diventando pazzo?

Incontro di nuovo il mio amico Vilhjalmur: “Vilh, non ce la faccio, no. Il punto, te lo dico chiaramente, è questo: io mi sento sempre più forte, e quindi in un certo senso mi sento sempre più prossimo alla follia, come ho letto che è accaduto a qualche campione di scacchi del passato e del nostro tempo… Gli scacchi mi hanno invaso, catturato, agguantato, imprigionato… Capisci che io ricordo mossa per mossa tutte le partite che ho giocato fin da bambino? Capisci che ricordo ogni errore e la durata di ogni partita?… Capisci che non posso aspettare questi idioti di Harvard o chi suggerisce loro? Capisci che devo trovare immediatamente una soluzione definitiva prima di essere stritolato?”.

No, è chiaro che Vilh non può capire. Per lui gli scacchi sono solo un passatempo, non mi sta ascoltando seriamente … Mia madre diceva spesso: “Leggja höfuðið í bleyti”, che significa “metti la testa a mollo”; insomma: devi rilassarti, lavarti la faccia e ragionare prima di prendere una decisione importante. La prendo. E così mando Harvard a quel paese e sparisco, abbandono l’università e gli scacchi e mi sposto a Winnipeg, di nuovo in Canada.

Siamo a maggio del 1906. Mi guadagno da vivere facendo il muratore e collaborando con un quotidiano locale. Bene così. Un giorno sapete cosa mi capita?

Capita che il campione statunitense Frank Marshall venga a Winnipeg a tenere una simultanea. La curiosità mi spinge a entrare nel salone. Ma c’è una potroncina vuota: qualcuno non si è presentato. Non resisto. Mi siedo e inizio a giocare. Dopo una ventina di mosse Marshall abbandona, ma non trova il mio nome nella lista degli iscritti. Di conseguenza fa reclamo, alza la voce e pretende di rigiocare la partita col sottoscritto. Io a quel punto mi rifiuto e me ne vado senza salutare nessuno. Cosa avreste fatto voi? Non avreste fatto come me? Ora basta, basta! Mi fermo ad un passo dalla follia, non voglio più giocare a scacchi … Però sono felice, adesso, di sfogliare e leggere riviste, guardare partite e articoli su quotidiani e blog dedicati e liberi come UnoScacchista. Certe storie fantastiche come questa sono la mia passione. Sì, sono felice. Addio. Vostro Bjorn P. Kalman”.

B. Palsson Kalman

Forse vorrete conoscere qualche altro particolare della vita di questo quasi sconosciuto personaggio islandese, realmente esistito. Torno quindi alla fonte principale del presente articolo ampiamente romanzato nei particolari (ma in fondo nemmeno troppo), fonte che è il sito heimaslod.is.

Sembra che la partita di Kalman in simultanea con Frank Marshall sia l’unica che di lui è stata tramandata, essendo apparsa qualche tempo dopo sulla rivista “Lasker Chess Magazine”.

Björn Pálsson Kalman abbandona definitivamente l’America a fine 1906, torna a Reykjavik, si laurea in giurisprudenza nel 1912, diviene avvocato e lavora presso la Corte Suprema della capitale islandese. In un articolo su Vís del maggio 1925 si legge “… ci sono diversi buoni giocatori di scacchi in questo paese, ma alcuni dei più furbi hanno ormai quasi del tutto abbandonato lo sport. Tra gli altri, possiamo menzionare: Björn Pálsson Kalman e …”. Bjorn sposa un’attrice, Martha Maria Indriðadóttir, figlia di un parlamentare. I due hanno 4 figli, ma si separano, probabilmente fra il 1928 e 1929.

Lui lascia il lavoro, si lascia un po’ andare, rischia l’alcolismo e si trasferìsce prima in Danimarca e poi, autunno 1930, in quello splendido arcipelago vulcanico d’Islanda che chiamano Isole Vestmann e dove vivono (vivevano?) una decina di milioni di ‘pulcinelle di mare’, che erano (sono?) la principale attrazione turistica del luogo. Il mare è tornato suo amico.

Qui ricomincia una nuova vita, la sua terza vita. Qui si imbarca sui pescherecci e a bordo di questi si guadagna il pane facendo il cuoco. Sembra che talvolta vada a giocare a scacchi nel locale “Vestmann Chess Club”, il suo nome risulta fra gli iscritti al circolo. Muore a Reykjavik il 12 gennaio del 1956.

Nel 2000 il giornalista e scacchista olandese Tim Krabbé fa sua una storia affascinante e misteriosa “che” -scrive- “da diversi anni circola nel mondo degli scacchi”. La sua fonte è l’avvocato islandese Gudmundur Thorarinsson, il quale nel 1972, all’epoca del ‘match del secolo’, era il presidente della federazione scacchistica islandese.

Bjorn Palsson Kalman, secondo questa storia che in Islanda è “di dominio pubblico”, sarebbe stato colui che ha ispirato il personaggio del “Dr. B.”, il protagonista del famoso romanzo breve di Stefan Zweig “Schachnovelle” (1941). Scrive Krabbé:”Le somiglianze sono sorprendenti: la “B” iniziale, la nave, i maestri a bordo, gli scacchi bendati, l’ossessione, la rivincita incompiuta, e inoltre Zweig era ad Harvard in un periodo in cui circolava la storia di uno strano scacchista islandese”.

La stessa considerazione risulterebbe essere contenuta in alcune biografie di Stefan Zweig.

Lo scrittore austro/britannico Stefan Zweig

Gli scacchi non hanno potuto avere il sopravvento sull’umanità particolarmente straordinaria dell’avvocato, muratore e cuoco Björn Pálsson Kalman, lo “strano scacchista islandese”: non sono riusciti ad agguantarlo mai definitivamente e ad imprimere il suo nome nell’albo d’oro dei campioni.

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