La prima Olimpiade: Londra 1927
(Adolivio Capece)
(Testo ripreso da L’Italia Scacchistica, agosto 1927 – commenti in corsivo di Adolivio Capece)
Lunedì 18 luglio (1927) alle ore 12, nella Central Hall di Westminster, il Rev. A. Gordon Ross, presidente della British Chess Federation, diede il benvenuto a tutti i giocatori del Torneo Internazionale a squadre, alle signore che prendevano parte al campionato femminile ed alle autorità politiche convenute in gran numero, tra le quali nomineremo solo il Lord Major Sir Richard Barnett.
Subito dopo ebbe luogo il lunch di 140 coperti, nel quale una animata conversazione in tante lingue, da ricordare la biblica costruzione della Torre di Babele, si svolse, animata, tra i rappresentanti delle 16 nazioni convenute ed i loro ospiti.
Non mancarono i discorsi ufficiali, nei quali una limonata fresca tenne il luogo dello spumante, in considerazione della imminenza del gioco.
Alle 14.30 precise uno squillo di campanello segnò il principio del Torneo.

Qualche notazione prima di proseguire.
Il Torneo, che oggi consideriamo come prima Olimpiade degli Scacchi, fu definito ‘Torneo Internazionale’: in realtà doveva essere un “incontro preparatorio per le Olimpiadi (vere e proprie) 1928, con gli scacchi ancora inseriti tra i Giochi Olimpici come già nel 1924.
Il nome Olimpiade degli Scacchi entrò nell’uso solo dal 1951, quando, stando a quanto scritto su L’Italia Scacchistica, il CIO autorizzò l’uso del termine.
Tuttavia quando nel 2006 organizzando le Olimpiadi di Torino feci domanda per un francobollo celebrativo dell’evento, le Autorità postali rifiutarono di usare la parola Olimpiade, affermando che non c’era stato il benestare del CIO stesso: purtroppo quella autorizzazione che fu data nel Congresso FIDE 1951 non trovò conferma negli archivi e così fummo obbligati a ripiegare su ‘campionato del mondo a squadre’.
Torniamo al torneo di Londra: non c’erano gli Stati Uniti, che arrivarono dall’edizione successiva del 1928 dato che nel 1927 non erano ancora affiliati alla Fide, e non c‘era l’Urss (Unione Sovietica) che arrivò con la decima edizione del 1952.
Un’organizzazione perfetta in tutti i suoi minimi dettagli ha permesso che gli incidenti fossero quasi del tutto eliminati.
Le regole del torneo stampate in tre lingue su cartoncini speciali furono largamente distribuite e ciascun giocatore ebbe anche il libretto ufficiale dell’orario, dell’accoppiamento delle squadre, delle tabelle per i risultati e di ogni altra informazione utile; inoltre grandi tabelle esposte segnavano i risultati complessivi e dettagliati.
La stampa di ogni paese ha avuto ogni agevolazione per seguire le varie fasi del torneo e gli italiani ebbero la grata sorpresa di trovare giornalmente nel loro massimo organo sportivo ‘La Gazzetta dello Sport’, i singoli risultati, cosa che, mai avvenuta per l’innanzi, speriamo non resti una lodevole eccezione, ma si ripeta ogni qual volta, in qualunque ramo i colori italiani lottino in competizioni internazionali.
Credo si possa ritenere che l’attenzione data dalla ‘Gazzetta dello Sport’ fosse dovuta al fatto che proprio nel 1927 la Federscacchi era entrata ufficialmente nel CONI – con il nome di ASI. Vi sarebbe rimasta fino al 1934 quando fu spostata dal CONI all’OND (Opera Nazionale Dopolavoro, che per la cronaca fu chiusa nel 1945 e rinacque come Enal).
Lo spazio ci mancherebbe se volessimo riportare i risultati giornalieri e dobbiamo quindi limitarci alla seguente tabella riassuntiva.
TABELLA CLASSIFICA FINALE

(Il miglior giocatore di Londra 1927 fu il sorprendente danese Holger Norman-Hansen, con 11 partite vinte, 2 patte e 2 perse)

In questa immagine vediamo i componenti della squadra di Ungheria vincitrice delle Olimpiadi 1927 (manca il più famoso: Géza Maróczy): in piedi Árpád Vajda, Endre Steiner e Dezső Szabó (riserva). Seduti: Kornél Havasi, Árpád Bartos (capitano non giocatore) e Géza Nagy.
Il totale dei punti conseguiti dall’Italia va così ripartito: Monticelli 9, Sacconi 8, Rosselli 7 e Romi 4.5.
Osserviamo subito però che nessun genere di comparazione si può fare tra questi singoli risultati, perché ognuno ha giocato con avversari differenti.
In generale Rosselli e Romi si alternavano al 1’ e 3’ posto, mentre Sacconi e Monticelli si scambiavano il 2’ e il 4’; anche questo però ha un valore molto relativo perché, specialmente verso gli ultimi giorni del torneo, anche le altre squadre alternavano il loro ordine.
Però il carattere dei giocatori si può rilevare anche in tali circostanze e si può notare che Monticelli e Romi hanno avuto in comune l’esiguo numero di partite patte (4 e 3 rispettivamente) mentre Rosselli e Sacconi ne hanno avute ben di più (10 e 6 rispettivamente).
All’Italia nocque non avere riserve; possiamo anche aggiungere che ad essa nocque pure di non essere abituata alla velocità di gioco prescritta.
In Inghilterra da molti anni si gioca alla velocità di 20 mosse all’ora, mentre i tornei magistrali italiani vengono giocati a 15 mosse all’ora.
Non è qui il caso di discutere quale dei due metodi sia il migliore, ma se, come noi crediamo, dobbiamo fare ogni sforzo per riuscire tra i primi in tal genere di competizioni, bisognerà senz’altro prendere l’abitudine alla maggiore velocità.
Del resto non è il caso di sottovalutare anche il modesto risultato ottenuto: l’Italia è rimasta la prima tra tutte le nazioni latine, avvicinandosi col punteggio più ai primi che agli ultimi e se il posto di classifica sembra inferiore a quello ottenuto nelle Olimpiadi di Parigi, bisogna notare che di ben altra forza erano i giocatori costituenti a Londra le squadre, dove erano stati arruolati i più noti professionisti del mondo.

Nel 1924 il torneo di scacchi faceva parte a tutti gli effetti dei giochi dell’Olimpiade di Parigi. Era un torneo individuale ma alla fine fu fatta una classifica a squadre, dove alcune nazioni avevano quattro elementi, altre tre, altre solo due; inoltre i giocatori dovevano essere obbligatoriamente ‘dilettanti’.
A Londra invece tra gli 86 giocatori impegnati nelle partite furono schierati anche dei veri e propri professionisti, ma come abbiamo detto si trattava di un torneo “in preparazione” delle Olimpiadi 1928 e che quindi esulava dalle regole del CIO; ricordiamo che giocarono per esempio Reti, Euwe, Maroczy, Tarrasch, Mieses, Grunfeld, Yates, tanto per citarne solo alcuni.
Nel 1928 con gli scacchi ancora nei Giochi Olimpici venne mantenuto l’obbligo di far giocare solo ‘dilettanti’.
Ma la questione dilettanti/professionisti che in quegli anni era particolarmente sentita portò poi a far escludere dai Giochi Olimpici gli sport per i quali la differenza non era chiara e così dal 1932 gli scacchi vennero esclusi, insieme ad altri sport importanti come per esempio calcio e tennis. Di riflesso questo portò purtroppo a far uscire la Federscacchi dal CONI; ci rientrerà solo nel 1988 come Disciplina Sportiva Associata grazie all’opera di Nicola Palladino.
L’Ungheria vinse il torneo con 40 punti e fu seguita dalla Danimarca con 38.5, dall’Inghilterra con 36.5, dall’Olanda con 35.

La squadra italiana si piazzò al decimo posto con punti 28.5, il che dimostra che /…/ impiegando riserve la classifica avrebbe portato un aumento dl punteggio ottenuto e una corrispondente diminuzione del punteggio delle squadre avverse, con un notevole spostamento nella classifica generale.
Mario Monticelli – Karl Gilg
Londra 1927
(Italia – Cecoslovacchia)
Una bella partita vinta dal Bianco con grande semplicità in uno stile limpido e cristallino.
Il Congresso di Londra del 1927 resterà memorabile anche per il primo torneo di Campionato del Mondo delle signore.
Oltre l’Inghilterra erano rappresentate la Francia, l’Austria, la Germania, la Svezia, la Norvegia e la Russia.
L’Italia era assente e nel momento attuale non vediamo veramente chi avrebbe potuto degnamente rappresentarci, ma una domanda sorge spontanea: cosa si aspetta per organizzare anche in Italia tornei femminili?
In Francia, dove pure gli scacchi non sono più progrediti che da noi (e il risultato odierno nella competizione di Londra lo dimostra), si ha tutti gli anni il torneo di campionato femminile.
Non vi è chi non comprenda quale massa di energie potrebbero apportare le nostre intelligenti signore alla causa degli scacchi; in ogni caso tentar non nuoce e saremo ben lieti se chi di ragione vorrà raccogliere l’iniziativa.

Ecco il risultato del torneo di Londra:
- Miss Vera Menchik (Russia) con punti 10.5 su 11, conquistando il titolo di Campione del Mondo delle signore;
- Mdm. K. Beskov (Svezia) con punti 9;
- Frau P. Wolf-Kalmar (Austria) con 7 /…/.
Al torneo femminile di Londra parteciparono 12 giocatrici. Per vedere una italiana in gara dovremo aspettare Clarice Benini nel 1949-50 e solo successivamente si arriverà a organizzare tornei femminili in Italia. Rimandiamo ai molti post pubblicati sull’argomento.
A Londra durante il torneo si svolse anche il Congresso della Fide. Per l’Italia presenziarono Miliani, Mildmay, Fidi e Marusi.
Lo ricordiamo soprattutto perché Sir Hamilton-Russell mise in palio una “superba coppa d’oro”: “l’inglese era nato in Italia ed era fervente ammiratore dell’Italia.”