Il problema inverso, ovvero l’automatto
(Giorgio Porreca)
(nota della Redazione: Giorgio Porreca, 1927-1988, è proprio lui e non un omonimo, è il maestro internazionale, bicampione italiano e prolifico scrittore che ha illuminato con la sua opera lo scacchismo italiano del ‘900; il presente è uno stralcio di un suo articolo che venne pubblicato il 19 ottobre del 1983 sul quotidiano romano “Il Tempo”)
Il problema inverso, più noto con il termine “automatto”, può far storcere il muso agli scacchisti ortodossi: cercare di subire lo scaccomatto invece di infliggerlo all’avversario è, infatti, un violentare la natura del gioco stesso.
Va comunque detto che le origini dell’automatto affondano le radici nel Medioevo, quando andava sotto il nome di “vinciperdi” o “ganiaperde”, e che questo genere di composizione occupa un ampio spazio nel settore problemistico moderno.
Il carattere forzato delle continuazioni rende spesso facile la soluzione, come nell’esempio che segue, ma ciò non nuoce alla sottigliezza di certi svolgimenti.
A.Geister, D. Schachzeitung 1983
Il Bianco muove e costringe il Nero a dargli matto in 4 mosse
Questo problema, dedicato al grande compositore tedesco Grasemann, scomparso di recente, trova la sua spia di soluzione nella posizione del pedone ‘h7’. Si trovasse esso già spinto di due passi, basterebbe portare la Donna in e6 o g6; dopo la cattura della Torre, la Donna si lascia catturare in g4, dopodiché il matto in g2 alla quarta mossa sarebbe forzato. Potendo il pedone nero essere spinto di uno o due passi, e dovendo essere costretto il Nero a giocare mosse assolutamente forzate, si ricava che il primo tratto sarà
Nella immagine sotto il titolo: Alan Magee, Voyage, 2019