La bella Dilaram

(Riccardo M.)
Il noto libraio e scacchista londinese George Walker (1785-1839), fondatore del “Westminster Chess Club”, parlava, in una lettera inviata all’amico parigino Louis-Charles de la Bourdonnais, di un manoscritto sugli scacchi molto particolare che gli era stato portato da qualcuno dall’estremo Oriente.

Egli descriveva di aver letto come, in quel lontano Oriente, il movimento dei pezzi fosse piuttosto diverso da quello dei tempi moderni (cioè, ormai, di due secoli fa). Diceva così Walker: “La Donna (Fers) poteva fare un solo passo, a destra o a sinistra ma esclusivamente in diagonale; l’Alfiere o Elefante si muoveva pure solo in diagonale e obbligatoriamente di tre case compresa quella di partenza (cioè come il Cavallo, e come il Cavallo poteva saltare sopra altri pezzi).

Ecco pertanto che, nell’antico uso di giocare, il pezzo più potente era senza dubbio la Torre. E questo spiega la grande importanza che alla Torre era data in tempi lontani. Infatti un gran numero di nobili e antiche famiglie avevano le torri degli scacchi nei loro stemmi, dove esse volevano rappresentare una forza illimitata del casato. La parola inglese “Rook” e quella francese “Roc” sono derivate dal persiano “Rokh” “.

George Walker

Poi Walker passava a parlare all’amico de la Bourdonnais di posizioni, partite e di giocatori citati in quel manoscritto.

Quindi: “Si ritrovano spesso tre o anche quattro Donne sulla scacchiera, il che prova la capacità di promuovere più volte nell’arco della medesima partita. Diversi giuocatori persiani sono stati celebri per la loro abilità con gli scacchi. Il mio manoscritto cita Adil, Said Katib, Uhmed Bugadee e il visir Milmundee, quindi una donna chiamata “la bella Dilaram” (=tranquillità del cuore).

Vi si trovano svariati esempi che provano la rara abilità di questa donna nel giuoco degli scacchi, in particolare questo aneddoto:

Un giovane signore ebbe la pazzia di giocarsi a scacchi, contro dell’oro, la sua bella e favorita schiava Dilaram. Man mano che la partita avanzava la sua posizione si faceva sempre più difficile, fino a divenire disperata. Minacciato di matto in una mossa, egli stava maledicendo la sua cupidigia e l’ormai sicura perdita della donna che amava. Stava per rassegnarsi alla disgrazia che pareva inevitabile, allorché la bella Dilaram, parlandogli dietro il velo senza farsi accorgere, gli diede un suggerimento: “Oh mio signore, la gioia rientrerà nel tuo cuore se tu darai le torri, avanzerai arditamente il tuo elefante, spingerai il pedone e poi darai matto col cavallo””.

La posizione iniziale, alla quale si riferiva la bella Dilaram, era questa del diagramma:

Dilaram

Per la soluzione, però, occorre ricordare una delle regole del tempo, sopra già menzionata: l’Elefante, che oggi chiamiamo Alfiere (Bishop), poteva spostarsi solo di due caselle e in diagonale, anche scavalcando altro pezzo.

Il seguito, facile dopo il suggerimento, è: 1.Th8+ Rxh8 2.Af5+ (!?) Th2 3.Txh2+ Rg8 4.Th8+ Rxh8 5.g7+ Rg8 6.Ch6 matto”.

(Tratto da: rivista “Le Palamède”, Parigi 1836, la prima rivista al mondo esclusivamente di scacchi, fondata in quell’anno da Louis-Charles de la Bourdonnais )

3 thoughts on “La bella Dilaram

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  1. Riguardando il problema, si vede che esiste anche una soluzione con le regole moderne: 1) Th8+; RxT. 2) Ag2+; Rg8. 3) Ad5+; Rf8. 5) Th8 matto

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