“Scacchia Ludus” del Vida

(Roberto C.)
Marco Antonio Vida nacque nelle vicinanze di Cremona nell’ultimo ventennio del 1400 da una famiglia della nobiltà cremonese di modeste condizioni economiche ma che gli permise di studiare filosofia e teologia. Prese il nome di Marco Gerolamo col quale scrisse in lingua latina opere importanti come la “Cristiade” sulla vita di Cristo, il “De Bombyce”, un poemetto sui bachi da seta, anch’esso dedicato alla marchesa di Mantova Isabella d’Este [1] e lo “Scacchia Ludus”, un poemetto didascalico in eleganti esametri di ispirazione virgiliana di 658 versi, conosciuto come “Scaccheide” che, nella sua traduzione in versi italiani, significa “il gioco degli scacchi”.

Nell’opera, iniziata nel 1507 e terminata intorno al 1513 dopo che il Vida si trasferì a Roma, vengono evidenziati gli elevati contenuti morali tratti dalla similitudine con il gioco degli scacchi rispetto ad altri giochi dell’epoca, come le carte e i dadi, cosa che avviene anche in altri trattati medievali; tra i tanti il Ludus Scacchorum del frate domenicano Jacopo da Cessole, composto intorno al 1300, nel quale l’autore per evidenziare la morale “si serve della scacchiera – insieme città, regno e quindi mondo intero – per allestire una rappresentazione allegorica della società medievale[2].

A questo punto forse vi chiederete: “Ma il Vida in che modo lo ha fatto ?” Lo ha fatto descrivendo una mitologica partita a scacchi fra Apollo e Mercurio ed arbitrata da Giove, giocata in occasione del banchetto nuziale di Oceano con la Terra ed alla presenza di tutti gli dei dell’Olimpo, che viene vinta dopo molte peripezie da Mercurio, il dio più astuto, con un finale di Re e Donna contro Re che termina con lo Scacco Matto. Nella furiosa sfida mosse ingegnose (l’intelligenza) e ‘trucchetti’ vari dovuti ai continui interventi esterni da parte dei numi protettori dei due contendenti (quindi persino il barare al gioco). Verso la fine del poema Mercurio seduce la musa Scacchide [3] alla quale, a compenso dell’onore perduto, dona la scacchiera e le insegna le regole del gioco, che da quel momento prese dalla ninfa il nome di Scacchi.

Il suo poema, pubblicato per la prima volta anonimo e senza data né luogo [4] ebbe grande successo: oltre trecento edizioni sia in latino che nelle principali lingue europee e la fortuna del Vida furono l’ambiente colto che trovò a Roma e l’amicizia con Gian Matteo Girberti, segretario dell’allora Cardinale Giulio de’ Medici; questi lo presentò a suo cugino Giovanni, eletto Papa nel 1513 con il nome di Leone X, che aveva già interesse per il gioco degli scacchi: saputo del manoscritto volle leggerlo e quella buona lettura lo portò a richiedere all’autore un intero poema sulla vita di Cristo, la Cristiade: nel 1519, per facilitargli il lavoro, lo nominò priore di San Silvestro in Monte Corno presso Frascati, in provincia di Roma.

Qui <<in mezzo al verde silenzio del Monte Compatri, tre le fresche selve percorse da Cicerone e rese sacre da S. Silvestro>> [5] il Vida si dedicò interamente al lavoro affidatogli diradando le sue apparizioni in Roma; “… ed ameno ritiro in Frascati, e via via quelle elargizioni ed onori che n’ebbe. … in Monte Corno, vicino a Frascati, che poscia il Papa gli conferì titolarmente[6].

Alla grande popolarità dell’agile poemetto va il grande merito se il gioco degli scacchi venne conosciuto ed apprezzato dagli uomini di cultura dei secoli XVI-XVIII anche se “l’importanza dello Scacchia Ludus non risiede negli aspetti tecnici del suo contenuto, ma piuttosto nel suo valore letterario.[7]

Vida Barbieri 1791
Frontespizio traduzione in lingua italiana del Barbieri, Modena 1791

Nessuno imparò mai, dice Bettinelli, a giuocare a’ scacchi, leggendo il Vida, come nessuno diventò agricoltore studiando Virgilio, perché le qualità del gran poeta escludono quelle del freddo maestro. A ciò può rispondersi che in quel modo che ogni colto agricoltore trova nelle Georgiche di Virgilio le vere teorie della sua scienza, ed ogni filosofo trova in Lucrezio lo sviluppo del sistema di Epicuro, così ogni amatore di quel giuoco trova in questo poema la vera dottrina di esso. Non meno di dieci traduzioni italiane sono a me note, e di tre francesi; che son le seguenti.”; tale elenco inizia con “Battaglia de’ Scacchi di monsignor Vida tradotta in versi sciolti da M. Niccolò Mutoni. Roma 1544 in 8°.[8] il cui titolo è, in verità, “GUERRA DEL GIVOCO degli Scacchi, voltata d’Heroici in versi Sciolti, da M. Nicolò Mutoni” dedicato “Alla Gentilissima e Virtuosissima Madonna ATALANTA, Donati, Nobilissima Senese. ROMAE, MDXLIIII.

Mutoni
Frontespizio dell’opera citata di M. Nicolò Mutoni

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Un testo ovviamente indicato, immancabilmente, nella più recente bibliografia di Sanvito [9] dove si trova notizia di oltre sessanta testi in lingua italiana pubblicati in quattrocentocinquanta anni, dal 1525 al 1975 (voci 173, 174, 175 e poi dalla 2907 alla 2968).

Il Vida venne nominato Vescovo di Alba nel Monferrato, fu invitato al Concilio di Trento e negli ultimi anni della sua vita fu solerte collaboratore di Carlo Borromeo. Morì ad Alba il 27 settembre 1566.


[1] Anche un altro religioso Fra Luca Bartolomeo de Pacioli (Borgo Sansepolcro, 1445 circa – Roma, 19 giugno 1517, matematico ed economista italiano, dedicò alla marchesa Isabella d’Este un testo scacchistico: il suo “Schifanoia” (per schivar la noia); volumetto dato per disperso riapparì, dopo quattro secoli, nel dicembre del 2006, tra gli scaffali della biblioteca Coronini Cronberg.

[2] MURGIA G., De scacherio percorsi allegorici nel Libellus de moribus hominum di Iacopo da Cessole, 2013

[3] Scacchide, la ninfa del fiume Serio, affluente dell’Adda, non lontano da Cremona. Nella mitologia classica, la ninfa è una creatura femminile divinizzata, abitatrice di boschi e acque.

[4] CHICCO A., PORRECA G.: DIZIONARIO ENCICLOPEDICO DEGLI SCACCHI, Mursia, Milano 1971

[5] PALETTO L., Marco Girolamo Vida, Alba 1961 p.14

[6] LANCETTI V., Della vita e degli scritti di Marco Girolamo Vida Cremonese, 1831

[7] CHICCO A. – ROSINO A.: MARCO GIROLAMO VIDA: <> in Storia degli scacchi in Italia, Marsilio, Venezia 1990, pp. 53-61

[8] Lancetti V., DELLA VITA E DEGLI SCRITTI DI MARCO GIROLAMO VIDA CREMONESE, Giuseppe Crespi Milano, 1831

[9] SANVITO A., Bibliografia italiana degli scacchi. Dalle origini al 2015, LE DUE TORRI, Bologna 2016

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