Orologi o clessidre

(Riccardo M.)
“L’orologio è a posto?” Così si rivolse a me l’avversario in un primo turno di un torneo di fine 2011, sedendomisi davanti e aggiustando i suoi pezzi neri. “Veramente non lo so”, balbettai indeciso. La spiegazione era nel fatto che non giocavo un torneo dal 1988 e che non avevo mai visto i nuovi orologi in uso oggi. Io ero abituato con quelli dell’immagine qui di testa, e il nuovo oggetto mi pareva quasi roba da marziani.

Pensieri diversi mi sfioravano quel pomeriggio, ed ero un pochino a disagio. Vedete, se noi facciamo le stesse cose ogni giorno della nostra vita non ci accorgiamo facilmente del trascorrere del tempo e dei mutamenti intorno a noi, ma se a qualcuno dei nostri interessi mettiamo uno stop di vent’anni o più, ecco che i cambiamenti ci arrivano violenti tutti insieme, non facili da assimilare in fretta. Anzi, a volte alcuni non si assimilano mai.

E allora mi sento vicino a quel signor Luigi Grancelli che nel marzo del 1947 prese carta e penna (e calamaio?) per scrivere all’Italia Scacchistica un suggerimento davvero strano come questo:

“Il gioco lampo con la macchinetta per scandire il tempo presenta alcuni inconvenienti: la macchinetta costa parecchi soldi; essa accorda lo stesso intervallo sia per fare una mossa forzata, sia per fare la mossa decisiva; se uno dei giocatori muove prima del segnale possono verificarsi delle confusioni e infine se un giocatore poco corretto esegue lentamente le mosse ciò può dar luogo a discussioni.

Tutti questi inconvenienti sono evitati con un sistema che io ho avuto occasione di sperimentare; quello cioè di giocare con una piccola clessidra.

Si compera da un ottico qualunque una di quelle piccole clessidre che misurano tre minuti (od anche cinque); si leva il vetro dal telaio con cui viene venduta e lo si fissa su un sostegno a base un po’ larga, che porta una sbarretta orizzontale; la clessidra nel suo punto di mezzo è fissata in croce alla sbarra orizzontale ma in modo che con un colpetto automatico della mano possa essere fatta saltare dall’una all’altra parte della sbarra, capovolgendosi. L’uso dell’apparecchio è intuitivo; si divide la sabbia a giusta metà (a mezzo di un orologio); il Bianco muove e poi tira verso di sé la clessidra cosicché la sabbia dell’avversario comincia a cadere; il Nero risponde e rovescia la clessidra dalla sua parte e così via alternativamente. Se un giocatore resta senza sabbia perde per il tempo.

La spartizione della sabbia al principio del gioco può essere resa più comoda incollando su una delle due bolle una strisciolina di carta che segni il punto a cui deve arrivare la sabbia quando è divisa a metà …..

….. il gioco procede rapidissimo perché quando non ve ne sia assoluta necessità il giocatore non ha interesse di fermarsi a pensare, consumando inutilmente la propria sabbia preziosa e regalandola all’avversario….

….. I vantaggi sono evidenti; costo limitato, impossibilità di contestazioni ecc. … Ma il vantaggio più prezioso è che pur essendo i giocatori forzati ad affrettarsi, se uno in una posizione difficile ha bisogno di quindici o venti secondi può disporne. Così le partite si vincono e si perdono per forza di gioco e non per quelle sviste grossolane che si avverano tanto spesso in partite lampo. Posso assicurare gli appassionati che il metodo è divertente e mi auguro di vederlo esperimentato (e allora certamente adottato) su larga scala”.

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Il signor Grancelli a questo punto firmò la lettera, ripose la penna e il calamaio e rovesciò l’immaginaria clessidra. L’Italia Scacchistica e i suoi lettori sfruttarono evidentemente tutto il tempo a loro disposizione e replicarono al Grancelli soltanto sette mesi dopo (ottobre 1947). Così da Pisa scriveva il signor Guido Matteucci:

“Interessante la proposta del sig. Grancelli e giuste le osservazioni che la motivano e che mi suggeriscono di tornare su una mia vecchia idea che sottoposi al marchese Rosselli del Turco più di vent’anni or sono. Il gioco lampo, così come normalmente si usa, coi 5, 10 e 15 secondi per mossa, senza la possibilità di compensazione, è la vera negazione degli scacchi. Si può concepire come una ragazzata, uno scherzo, ma del nobile giuoco non ha nient’altro che l’esteriorità. …. Chi scrive ha sempre coltivato e propagato presso i giocatori residenti in Pisa il sistema lampo con l’uso dell’orologio, predisponendo le lancette del doppio orologio in modo adatto. E l’esperienza mi ha confermato che con dieci minuti concessi a ciascun giocatore si può imbastire una partita sufficientemente corretta ….

L’uso dell’orologio è, secondo me, preferibile alla clessidra perché evita le probabili discussioni che possono sorgere in caso di piccolissimi residui di sabbia nella clessidra, oltre che la spesa per l’acquisto di essa ….”  

E così la proposta di Luigi Grancelli si risolse in un fiasco e la clessidra sparì per sempre dalla circolazione, dai circoli e dai dibattiti scacchistici.

Ma soprattutto accadde che mio nonno mi riferì di aver letto l’articolo del Grancelli e che aveva deciso di precipitarsi (era l’aprile 1947) ad acquistare sulla Borsa Valori di Roma 50.000 azioni della “Tempus Fugit SpA” (industria produttrice di clessidre?), come se l’Italia fosse un Paese dai milioni di scacchisti in attesa di clessidre. Quasi inutile aggiungere che, poverino, perse in pratica, e in fretta, tutti i suoi già magri averi.

Resta tuttavia l’apprezzamento per la suggestiva e singolare proposta del lettore Grancelli, e resta un insegnamento: la tecnologia e le sue innovazioni sono in continua evoluzione e il mondo fra qualche decina di anni non assomiglierà affatto a quello di oggi. Chi si guarda indietro s’insabbia (!?) per sempre. Chi non “muove” e si ferma è perduto (e chi si azzarda a comprare le azioni sbagliate, pure).

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