Scacchi alla Giapponese

(Marco B.)
Mi piacerebbe poter scrivere un articolo sullo Shogi, gli scacchi giapponesi, ma la realtà è che so le regole e poco altro. Anche sapendo solo le regole, però, ci si rende conto che la complessità dello Shogi è superiore a quella degli scacchi, soprattutto analizzare in partita sembra molto più difficile.

A parte la disposizione iniziale dei pezzi e la “scacchiera” nove per nove, i pezzi si muovono più o meno come i nostri e catturano nello stesso modo. L’obiettivo del gioco è lo stesso ovvero la cattura del Re avversario; la differenza veramente grossa è che i pezzi catturati all’avversario diventano nostri!

Vedete dall’immagine che i pezzi bianchi e neri sono in realtà uguali, l’appartenenza del pezzo dipende dall’orientamento della punta. Se catturate un pezzo lo mettete sul tappetino alla vostra destra (vedi foto) girato con la punta in avanti e, al vostro turno, potete muovere normalmente un pezzo oppure catapultarne uno dal tappetino sulla scacchiera (senza catturare naturalmente, e con altre limitazioni che non ci interessano adesso). Guadagnare un pezzo quindi vale doppio perché l’avversario ne ha uno in meno e voi ne avete uno in più! Non solo, ma i finali non esistono, i pezzi rimangono sempre tutti in gioco o direttamente sulla scacchiera o potenzialmente sul tappetino. So che in Italia si organizzano tornei, ma non credo che gli adepti siano molti.

In realtà quello di cui vi voglio parlare oggi sono gli scacchi “normali” (o quasi); in Giappone i giocatori sono molto pochi, ma esiste un’associazione problemistica che pubblica “Problem Paradise”, una rivista con problemi di scacchi e di shogi. Non avendo una tradizione scacchistica vera e propria non meraviglia più di tanto il fatto che siano molto popolari i problemi eterodossi e anche la retroanalisi!

Wakashima
Tadashi Wakashima

Motore di questo movimento problemistico è Tadashi Wakashima, delegato del Giappone alla Federazione mondiale, ottimo problemista e redattore capo della rivista. Grazie a lui il Giappone ha organizzato un congresso mondiale a Kobe nel 2012, e la delegazione giapponese è sempre di tre-quattro persone ai congressi, con mia enorme invidia visto che la delegazione italiana di solito è costituita da chi vi scrive … e basta.

Nelle ultime settimane abbiamo parlato di parità, vi presento adesso una partita d’esempio di un ottimo compositore giapponese che può essere risolta “facilmente” tenendo in conto la parità delle mosse.

Satoshi Hashimoto
StrateGems 1998

Hashimoto
SPG 8.0
Posizione dopo l’ottava mossa del nero
Ricostruire la partita

Come sempre vediamo di contare le mosse (minime) del nero:

  • 3 mosse di pedone: e7-e5, e5-e4, f7-f5
  • 2 mosse di Donna: Dd8-f6, Df6-f3
  • 3 mosse di Re: Re8-f7, Rf7-g6, Rg6-h5

esattamente otto mosse, quindi non possiamo perdere tempi, l’ordine delle mosse è quasi obbligato: e7-e5 poi Dd8-f6, Df6-f3, solo adesso posso spingere f7-f5 aprendo la strada al Re: Re8-f7-g6-h5. Rimane fuori solo la mossa e5-e4 che può essere fatta in qualunque momento dopo e7-e5.

Come in problemi precedenti il bianco sembra non avere mosso, e, apparentemente il Cavallo g1 sembra sia stato catturato in f3, sembra! Però sappiamo che il bianco ha giocato otto mosse, un numero pari e abbiamo visto che i due cavalli partono da case di colore diverso e quindi dopo un numero di mosse pari devono essere ancora su case di colore diverso. Possiamo notare che le Torri possono forse aver oscillato, ma senza cambiare la parità. Bene, ma un Cavallo bianco è stato catturato, come faccio a sapere dove?

Anche se a prima vista può sembrare non ovvio, ma per mantenere la parità pari il Cavallo deve essere stato catturato su una casella nera (e quindi non in f3!), dove è rimasto il suo fantasma. Voi non lo potete vedere (siete dei “muggles”[1]), ma c’è. Adesso dobbiamo trovare un pezzo nero che sia passato su una casa nera: non il Re (tutte case bianche), non i pedoni (non hanno catturato), ma la Donna sì! è passata da ‘f6’ e lo deve aver fatto catturando! Al più tardi ci è arrivata alla terza mossa e l’unico cavallo che può arrivare in tre mosse in ‘f6’ e quello in ‘b1’ anche se sembra che non si sia mai mosso.

Vediamo: 1. Cc3 e5 2. Cd5 e4 3. Cf6+ Dxf6 e adesso come potete immaginare il Cavallo g1 deve andare in b1, e Hashimoto è riuscito a renderne il cammino unico 4. Ch3 Df3 5. Cf4 f5 6. Cd5 Rf7 7. Cc3 Rg6 8. Cb1! Rh5 e quindi il Cavallo b1 è un impostore!

 

Hashimoto con Michel Caillaud a Kobe nel 2012 (notate la maglietta di Michel con il problema dell’articolo!). A destra il libro con una raccolta di 64 partite d’esempio di Hashimoto.


[1] Lo so che è stato tradotto con “babbano”, ma … non mi fate parlare della traduzione in italiano di Harry Potter!!

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