Uno Scacchista

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La mossa retroattiva

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Chiunque abbia confidenza con l'utilizzo di motori scacchistici conosce quella sensazione di stupore quando una mossa "plausibile" viene invece esclusa dalle mosse candidate del computer. Perché non è possibile giocarla?

(Sebastiano Paulesu)
Premettiamo subito che il titolo non vuole alludere a quella che gli scacchisti esperti conoscono come “analisi retrograda”, il cui scopo è quello di capire come si è arrivati ad una data posizione.
Chiunque abbia confidenza con l’utilizzo di motori scacchistici conosce quella sensazione di stupore quando una mossa “plausibile” viene invece esclusa dalle mosse candidate del computer. Perché non è possibile giocarla? Allora la si imposta sulla scacchiera e in un attimo il motore ci mostra la sua confutazione tattica.

E’ questo il punto che ha ispirato il titolo e l’articolo: ci sono mosse che incidono sulla partita retro-agendo dal futuro “iperuranico” del regno di Caissa.

Molti scacchisti illustri hanno già parlato del fenomeno, ma per lo più partendo dal punto di vista opposto. Aaron Nimzowitch (ma verosimilmente molti maestri sia prima che dopo di lui) ha introdotto il concetto di “profilassi” per quelle mosse, giocate quasi medicalmente, per evitare mali futuri.

In tal senso molti dei suoi contributi teorici, come il blocco e la superprotezione, sono intesi come provvedimenti del presente in vista di possibili scenari futuri.

Ciò che qui si vuole proporre è il punto di vista contrario: le mosse di cui sopra potrebbero definirsi pro-attive, ma sono necessariamente in relazione a mosse retro-attive, anche se non si conoscono, anche se nella partita non si verificheranno, restando “dietro le quinte” secondo una felice espressione di Igor Bondarevsky.

Immaginiamo di immergerci in un “onesto” calcolo delle varianti sforzandoci di trovare le migliori contromosse dell’avversario (come avrebbe suggerito il buon Bent Larsen) ed incappare in una sua mossa che confuta un nostro seguito forzante. Apriamo qui un inciso: un seguito forzato, definito box-canyon dal campione statunitense per corrispondenza Robin Smith in “Modern Chess Analysis”, è quello in cui i due giocatori non hanno alternative per un certo numero di mosse ed entrambi devono giocare l’unica mossa per non passare in netto svantaggio. Al termine della box-canyon può trovarsi una mossa che porti definitivamente in vantaggio uno dei due giocatori.

Tale mossa è spesso oltre la capacità umana di calcolo e altrettanto spesso anche oltre l’orizzonte persino dei super motori scacchistici.

L’unico modo per scoprirla, nella preparazione casalinga, è quello di proseguire indefinitamente l’analisi sino a scovarla, e poi – a ritroso – tornare indietro per scoprire che la posizione è vinta (oppure persa).

Cosa abbiamo scoperto? Che le nostre partite (e ancor più quelle per corrispondenza) subiscono l’influsso di mosse retroattive che implicano una diversa scelta al presente.

Una volta dedotta una possibile confutazione, seguendo il già citato Larsen, non ha senso azzardare una certa mossa. Dal punto di vista filosofico si può arrivare a speculare su quanto il presente (la mossa del giocatore) sia influenzata dal passato e quanto dal futuro.

La nota dicotomia scacchistica tra elementi statici e dinamici, da Steinitz in poi, potrebbe riflettere lo stesso principio di Tempo: il passato accumula nella posizione la maggior parte degli elementi statici, come strutture pedonali e relative case deboli/forti; la maggiore o minore attività dei pezzi è invece un potenziale dinamico che può manifestarsi in futuro (nel seguito della partita).

Come in una matrioska tale dicotomia è racchiusa nella più generale strategia/tattica, racchiusa in tecnica/intuito, racchiusa in memoria/fantasia, dentro Passato/Futuro.

Torniamo adesso alla nostra mossa retro-attiva. Una volta individuata dall’analisi essa può convincerci a scegliere un’altra mossa candidata (secondo il metodo di Kotov) e conseguentemente la rispettiva variante. Noi cioè giocheremmo nella variante principale una mossa pro-attiva, che elimini la forza di quella mossa retro-attiva che ha relegato l’altra mossa in una sottovariante (dietro le quinte); ma il processo può ripetersi sino allo scorgere altre mosse retroattive.

Ora, poiché l’orologio (il presente) non ci lascia la possibilità di un’analisi infinita, lo scacchista deve fare la scelta che ritiene migliore (o meno peggio in certi casi).

Questo spiega anche la presenza degli errori dei Top-GM, spesso marcate impietosamente di rosso dai motori nei siti che trasmettono le partite on line.

Come nel calcio stiamo assistendo ai fenomeni di chi critica le scelte dei più forti giocatori, sulla scorta di varianti parziali mostrate da Stockfish.

Il GM può talvolta prendere degli abbagli per il fatto di aver escluso varianti a causa di confutazioni fantasma che la platea degli spettatori non potrebbe calcolare neppure con il quadruplo del tempo a disposizione. Ma anche la mossa fantasma è una mossa retroattiva, sebbene soggettivamente rispetto a quella reale che lo è oggettivamente.

Insomma, come direbbe Paolo Conte, i GM sbagliano da professionisti.


Aron Nimzowitsch – Alexander Alekhine
Vilnius, 03.09.1912
(Commenti di Sebastiano Paulesu)


Sebastiano Paulesu è istruttore giovanile di scacchi dal 1998 e “Migliore Istruttore del 2010” della Federazione Scacchistica Italiana, relatore e conferenziere nazionale e internazionale sul metodo iconografico applicato agli scacchi.

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