Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Quando Stockfish era solo uno stoccafisso (8)

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Cartolina per le partite di scacchi per corrispondenza (BLithiumFlash, CC BY-SA 4.0]

(di Salvatore Tramacere)
Concludiamo con questa puntata il nostro viaggio nella finale del 1° Campionato del mondo ICCF, facendo la conoscenza con gli ultimi due partecipanti; cosa, per la verità, facile solo a dirsi, dal momento che reperire qualche notizia su di loro si è rivelata impresa ardua.

van’t Veer, per dire, è Piet per la raccolta di partite dell’ICCF, ma nella pagina d’archivio dedicata alla celebrazione del 60° anniversario della fondazione, la sezione a cura dei Paesi Bassi lo cita come P. Sempre a un P. van’t Veer è attribuita nientemeno che una vittoria di Nero contro Alechin in una simultanea tenuta a ‘s Gravenhage (che è il nome formale della capitale Den Haag) il 14 ottobre 1921.

Copertina del libro Discendo Discimus, 1852-1922 (Immagine da AbeBooks)

La partita è riportata integralmente nel libro “Ter herdenking aan het zeventigjarig bestaan van het Schaakgenootschap Discendo Discimus, 1852-1922”, con il commento di un certo G.S.F. (la pagina è visibile qui).

Nell’archivio del noto sito chessgames.com sono presenti 13 partite di P. van’t Veer: 10 giocate nella nostra finale più altre tre, una delle quali è una patta contro Emanuel Lasker in un’altra simultanea, questa tenuta ad Amsterdam il 4 febbraio 1920; qui apprendiamo che P. van’t Veer è nato nel 1890 e morto nel 1960.

Lilienthal mentre tiene la simultanea a L’Aia (Olanda) il 24 gennaio 1935 alla quale partecipò Paul van’t Veer (Immagine da Chessmarginalia.com)

Infine Paul van’t Veer giocò, perdendo la partita, anche nella simultanea tenuta da Lilienthal a L’Aia (Olanda) il 24 gennaio 1935 (Fonte: Het Vaderland, 3 February 1935).

Nel sito edochess.ca, in cui Ron Edwards calcola l’ipotetico Elo dei campioni del passato (tra il 1820 e il 1930), troviamo un Paul van’t Veer del quale sono registrati i risultati della sua partecipazione a quattro tornei tra il 1918 e il 1922. E in ogni tabella finale del campionato che ho reperito sul web, compresa quella presentata nella seconda puntata, il nome di van’t Veer è Paul. In conclusione, propendo per un errore nell’archivio ICCF.

Al momento, se per van’t Veer restiamo col dubbio relativo al nome di battesimo, le cose migliorano un po’ con il suo avversario: mi è stato possibile confrontare le date di nascita e morte rilevabili da chessgames.com e i dati riportati su un sito norvegese che si occupa di alberi genealogici. Le notizie che seguono sono tratte da questo necrologio.

Hans Sverre Madsen è il primo seduto a sinistra, accanto a suo padre e insieme ai suoi fratelli (Immagine dal sito Fredriksstad Schakselskap)

Hans Sverre Madsen nacque a Fredrikstad il 29 ottobre 1901 e vi trascorse gran parte della sua vita. Suo padre Hans Peder era un musicista ed egli ne seguì le orme: violinista e direttore, fondò (e ne fece parte) l’orchestra da camera della sua città, ove gestì per vari anni la scuola di musica comunale. Oltre a essere molto attivo come musicista, raccoglieva spartiti scritti da compositori della sua contea (Østfold). Ovviamente era un buon giocatore di scacchi, vincitore di diversi tornei, e anche collezionista di francobolli. Madsen morì a Fredrikstad il 16 luglio 1962. Della sua attività scacchistica si conoscono le partite della nostra finale e una patta con Adolphe Viaud ottenuta nella prima edizione delle Olimpiadi del gioco per corrispondenza.

Perché ho nominato Adolphe Viaud? Francese, nato il 19 giugno 1914 e morto il 27 aprile 2010, è stato il quindicesimo giocatore della finale, alla quale partecipò avendo vinto il suo preliminare. Per ragioni che non mi sono note si ritirò dal torneo dopo una ventina di mosse e i risultati delle sue partite furono annullati. Vincitore del campionato francese per corrispondenza nel 1938/1939, ottenne il titolo di IM nel 1983. Di lui sono note soltanto partite per corrispondenza e se lo cercate sul sito dell’ICCF potrete verificare che ha giocato il suo ultimo torneo (Fin-Jub 30 GM-1) tra il 1991 e il 1996, incrociando i pezzi con gente del calibro di Timmerman, Morgado, Rittner.


Veniamo alla partita.

Così giocavano i campioni per corrispondenza quando computer e motori scacchistici erano di là da venire, quando scacchi a tavolino e scacchi postali si differenziavano solo per il tempo a disposizione per analizzare (e per compulsare i precedenti), ma continuavano ad avere in comune l’errore decisivo e la svista. Oggi è tutta un’altra storia.


Potete trovare qui gli altri post di questa rubrica.

[Revisione dell’articolo pubblicato in Newsletter ASIAS n. 60 – gennaio 2020]


Salvatore Tramacere – Classe 1953, pugliese per nascita e sentimento, romano per adozione lavorativa, ho appreso gli scacchi a 11 anni. Per varie ragioni ho giocato con discontinuità a tavolino (sono una passabile 2N); ho ripiegato sul gioco per corrispondenza, conquistando il titolo di Maestro. Amo spulciare tra vecchie carte, spesso virtuali (il web è una miniera). Ho auto pubblicato “Immortali e Sempreverdi”, raccolta di gemme ottocentesche corredate dai commenti dei contemporanei. Mi onoro di far parte del “Gruppo Romano di Studi e Ricerca Storica sul Gioco degli Scacchi”, fondato da Arnaldo Monosilio e Bruno Arigoni.

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