Uno Scacchista

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L’incantevole pazzia del Gambetto di Re

Foto di Riccardo Moneta

(Riccardo Moneta)
Dite pure quel che volete, voi giocatori di Partita Ortodossa o Est Indiana in contromossa, dite quel che volete ma giocare un Gambetto di Re o solo assistere o ammirare una partita di Gambetto di Re è un’esperienza a volte perfino emozionante ed entusiasmante per un appassionato di scacchi.

Sì, forse è una pazzia utilizzare oggi in torneo il Gambetto di Re, accettato o rifiutato che sia, ma gli scacchi sono anche pazzia e fantasia, debbono esserlo e tornare ad esserlo. E il Gambetto di Re, il “King’s Gambit”, somiglia talvolta, col suo incanto e i suoi incantesimi, ad una fantastica favola.

Se non avete mai giocato il Gambetto di Re, allora vi siete persi uno degli aspetti più incantevoli del gioco degli scacchi. In tal caso andatevi a guardare alcune partite di Spassky e vi delizierete. Purtroppo Spassky è stato tra gli ultimi campioni del mondo ad utilizzare ogni tanto questa apertura, un’apertura che un tempo più lontano, un tempo in cui il piacere di giocare a scacchi superava ogni altro interesse, andava di gran moda.

Di Spassky e dei suoi affascinanti “gambetti di Re” parleremo in altra occasione. E così di Morozevich, che a Mosca nel 1995 giocò, vincendo, un gran bel gambetto di Re contro Anand. Non era invece gradito, questo gambetto, a Fischer, che una volta così si espresse: “In my opinion, the King’s Gambit is busted”.

Forse l’opinione non benevola, nei confronti del “King’s Gambit”, dei Grandi Maestri dal ‘900 in poi può trovare una sintesi in una frase di Bent Larsen: “Non gioco spesso una mossa che so come confutare”.

Oggi gustiamoci comunque tre partite molto datate: 1896, 1876 e 1842 rispettivamente. In tutti e tre i casi il gambetto fu accettato ed in tutti e tre il conduttore dei pezzi bianchi è stato in grado di sviluppare un attacco fulminante. In realtà il primo esempio consiste in una simpatica mini-miniatura da mostrare, più che altro, ai vostri allievi.

Heemskerk – Van Rhijn
1896

Chissà se qualche lettore, magari dall’Olanda, potrà dirci se l’Heemskerk di questa partita sia stato parente della nota WGM Fenny Heemskerk (1919-2007), che fu 10 volte campionessa olandese fra il 1937 e il 1961.


Chigorin – N.N. (forse I. Miasnikov)
1876


E torniamo ancora più indietro, fino al 1842, l’anno che si ricorda per il grande incendio della città di Amburgo, che distrusse quasi mezza città e che vedete rappresentato nel dipinto qui di seguito.

In realtà Tassilo von Heydebrand und der Lasa non era di Amburgo ma di Berlino, e non solo perciò è sopravvissuto all’incendio, ma ne ha fatto divampare un altro in prossimità del Re del povero Jakovljev! Vediamo come ci è riuscito.

Immagine dell’incendio di Amburgo nel 1842 (Illustrazione dei Fratelli Suhr)

Von der Lasa – Z. Jakovljev
1842


Coraggio ora: tirate fuori anche voi la vostra scacchiera e fateci vedere cosa vi sapete inventare! I Gambetti di Re sono lì che vi aspettano da circa 400 anni, dai tempi del primo grande scacchista che seriamente volle esaminare questa pazza ma incantevole apertura: l’italiano Gioacchino Greco.

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