Adrian Mikhalchishin, un globetrotter degli scacchi
(Riccardo Moneta)
Sapete quale è stata in questi anni la bandiera, o meglio la guida, del Blog UnoScacchista e quali i motivi del suo crescente successo anche al di fuori dell’Italia? E’ stato un semplice principio, lo stesso che si ritrova in alcune parole da un libro del G.M. Adrian Mikhalchishin, queste:
“Di cosa ha bisogno lo sport degli scacchi? Sicuramente ha bisogno di campioni, di eroi da ammirare ed imitare. Ma ha anche bisogno della sua storia, di racconti ed episodi interessanti da tramandare ed ascoltare”.
Adrian Bogdanovych Mikhalchishin (Адріян Богданович Михальчишин in ucraino) è un grande maestro molto noto, certamente tra i più noti d’Europa almeno fino a un decennio fa. Adrian è’ nato il 18 novembre 1954 a Lvov (Leopoli), in Ucraina, terra di tanti scacchisti di successo.
Potremmo chiamarlo “globetrotter” degli scacchi non solo perché Adrian è vissuto in diversi Paesi europei (ai nostri giorni siamo più abituati a questo), ma anche perché degli scacchi ha sperimentato un po’ tutto, dalla carriera di giocatore a quella di allenatore a quella, forse principale, di scrittore e divulgatore.
Divenne grande maestro nel 1978, dopo la vittoria in un torneo a Vrnjačka Banja. Furono quelli della seconda metà degli anni ’70 i migliori per il Mikhalchishin giocatore, che nel 1979 vinse con la squadra dell’Ucraina (le altre 3 scacchiere erano di Beliavsky, Romanishin e Dorfman) la medaglia d’oro nelle “Spartakiadi” dell’Unione Sovietica.
Sul finire degli anni ’90 si trasferiva in Slovenia e continuava con successo l’intrapresa carriera di allenatore: ha lavorato per le squadre nazionali di Slovenia, Polonia e Olanda, mentre a livello individuale ha affiancato la carriera (cito solamente i più celebri) di Anatoly Karpov (nel 1980-1986), di Zsuzsa Polgar, Alexander Beliavsky, Maja Chiburdanidze, Vassily Ivanchuk e (nel 2010) Richard Rapport. In tempi recenti è stato allenatore della squadra femminile della Turchia. Tra l’altro, ha saputo tenere seminari in ogni parte del mondo, fin negli Emirati Arabi Uniti.

E accenniamo all’ultima fase della sua opera, quella molto prolifica di autore, un autore che ha avuto ovunque un grande successo e la soddisfazione di vedere i suoi libri tradotti in una dozzina di lingue. Tra i tanti: “La Difesa Siciliana”, “La strategia nei pedoni sospesi”, “L’attacco Sozin-Fisher”, “La strategia nel pedone isolato”, “Magnus Carlsen: 60 partite del campione degli scacchi moderni”. Alcuni sono stati scritti in collaborazione con Beliavsky, l’ultimo dei quali (2003) è “Modern Endgame Practice”.
Ecco alcune copertine.



Chiudo presentandovi una miniatura di Adrian, contro uno dei “pezzi da novanta” dello scacchismo sovietico del ‘900, il suo connazionale (era di Bila Cerkva, nei pressi di Kvyv) David Bronstein (1924-2006). Qui Bronstein, già cinquantasettenne, in verità è piuttosto superficiale e arrendevole, non dimostrando nulla della classe che ebbe nei suoi anni più belli, quelli che lo portarono nel 1951 all’appassionante sfida mondiale con Mikhail Botvinnik.
Mikhalchishin – Bronstein
Tblisi 1980
