I Finali questi sconosciuti: proporre un cambio al momento sbagliato
Vlastimil Hort, Wijk aan Zee, 1973 (Bert Verhoeff - Anefo)
(Antonio Monteleone)
Quello che ha sempre attratto tutti noi nelle nostre amate partite di Scacchi, soprattutto i più giovani, sono le Aperture e dei bei Mediogiochi succulenti, pieni di tatticismi, mosse a sorpresa, attacchi fulminei, contrattacchi preparati con cura in una sorta di spettacolo pirotecnico con fuochi d’artificio in quantità da far salire l’adrenalina e la tensione, come in uno sport d’azione.
“Ma perché non hai liquidato tutto in un finale vantaggioso?”
“Avevo l’attacco e volevo dargli Matto!”
“Ma alla fine hai perso un pezzo.”
“Lo so, la partita era vinta ma non ho visto uno scacco intermedio.”
Fatti o sentiti mai discorsi del genere? La volontà di chiudere le partite in Apertura o nel Mediogioco fa venire meno la volontà di dedicare del tempo ai Finali, che appaiono come la parte sterile e senza interesse di una partita. Un finale all’apparenza pari, si può trasformare all’improvviso in uno vinto o perso quasi senza rendersene conto.
Eppure, nei Finali, anche i più semplici, si possono incontrare tanti di quei temi tattici e strategici da far invidia agli altri stadi della partita, con una ricchezza di possibilità spesso inaspettate per chi li conosce poco o li sottovaluta.
Una posizione apparentemente semplice che porta ad un finale che in poche mosse si tramuta in perso, mostrando tanti seguiti inaspettati con delle sottigliezze che, spesso, anche i giocatori di livello superiore hanno difficoltà a decifrare.
Una ulteriore dimostrazione che, dietro delle apparenti aride posizioni, c’è tutto un mondo di idee e possibilità nascoste che si possono verificare anche con pochi pezzi, senza far venire meno il gusto e il piacere di giocarle.
Insomma, è come gustare dei piatti gourmet: Qualità e non Quantità!
Voi che ne dite?