Uno Scacchista

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La Teoria del Blocco di Aaron Nimzowitsch

(Antonio Monteleone)
L’amico scacchista Danilo, nel suo commento al post “Tartakover vi parla”, chiedeva delle partite commentate sul tema del “Blocco”, uno dei cavalli di battaglia del grande Aaron Nimzowitsch.
Diciamo una richiesta abbastanza originale, visto che viene fatta su un post dedicato ad un altro precursore degli “Scacchi Ipermoderni” e, sperando che Savielly non se la prenda troppo, la accogliamo ben volentieri visto che lui ha inserito il commento direttamente sul Blog di Uno Scacchista e non su uno dei Social più in voga, come spesso vediamo fare. Bravò!

Il Blocco è uno dei cardini del Sistema Nimzowitsch e non bisogna vederlo come estrapolato dal resto, ma tutt’uno con altri principi, quali la “Profilassi” e la “Restrizione. Sono oggi dei concetti che potrebbero essere considerati sorpassati, come molti sostengono, ma che portano in sé dei principi corretti e ancora validi. Certo, i tempi cambiano, i modi di pensare e, nel nostro caso, di giocare si evolvono e spesso sono anche soggetti alle mode, ma conoscere la loro storia e considerare che tutti i nuovi principi non sono altro che l’evoluzione di quelli vecchi, non può far altro che arricchire le proprie conoscenze. Tutti gli estremismi non sono mai positivi fino in fondo, come il buttare a mare tutto il vecchio per concentrarsi solo sul nuovo ma, come già ho avuto modo di scrivere, il nuovo ha una sua genesi dal vecchio e ci può essere sempre qualcosa di buono da mantenere e non tutto è da gettare nella spazzatura.

Una delle partite che più mi colpirono da giovane con questi concetti, fu quella giocata contro Johner a Dresda nel 1926 che sicuramente è una tra le sue vittorie più famose, utilizzando la “sua” nuova Difesa. Seguiremo molti dei commenti dello stesso Nimzowitsch e altri miei (in corsivo), nella seguente e nelle prossime partite.



Consideriamo che questa partita è stata giocata quasi cent’anni fa, eppure sembra tanto moderna. Certo, diciamo che commenti tipo “mummificazione” sembrano essere un po’ sinistri, ma questa parola dà l’idea di una posizione completamente bloccata, dove se una delle due parti è in vantaggio può obbligare l’altra alla resa, altrimenti non ci sarà via di uscita per entrambi i colori, se non con la firma dell’armistizio. Sicuramente, alla fine, il termine “Blocco” (in linea con questo post) sembra più appropriato, ma così scrive il “Sommo Scacchista e Scrittore” che non osiamo contrariare.

Il cambio dei tempi si vede nella moda imperante oggi, dove si tende a rispondere con “… d5” agli Impianti derivanti dalla Partita di Donna, tanto è vero che è praticamente scomparsa l’altra branca di questo impianto difensivo: la Difesa Ovest Indiana. Ed oggi “… d5” è la più utilizzata dopo 5. ♗d3 nella Variante Rubinstein della Difesa Nimzo-Indiana.

Questa partita ha incarnato l’idea del Blocco e della Restrizione:

  1. Infliggere un’impedonatura all’avversario, anche a costo di rinunciare alla Coppia degli Alfieri.
  2. Cercare di limitare la dinamicità del Centro dell’avversario, rinforzato da detta impedonatura ma risultante poi essere alquanto statico, con opportune manovre di profilassi.
  3. Cercare di far spingere il pedone centrale in d5, aumentando la staticità di detto Centro immobilizzandolo completamente.
  4. Non aver paura di lasciare il pedone d5 libero e sostenuto, dopo eventuali cambi in “e5” o in “c5”, per avere un’ideale Casa di Blocco in “d6” per il Cavallo, che eserciterà la sua forza al Centro risultando essere ben riparato e al sicuro.
  5. Agire sulle Ali per prendere l’iniziativa.

Naturalmente l’avversario non sta a guardare e, soprattutto oggi, si tende a velocizzare il gioco anche a scapito di debolezze strutturali, pur di poter ottenere una posizione attiva e cercare di conquistare l’iniziativa o di contrastare la strategia dell’avversario.

Ma il Blocco, non va inteso solo come un modo per “cristallizzare” una posizione con i pedoni centrali aggrovigliati tra loro. Si può avere anche in un’altra maniera più aperta, dove detto controllo non viene effettuato dai pedoni ma dai pezzi, in puro stile Ipermoderno.



Certo, il Nero ha avuto le sue chances di pareggiare il gioco, ma è anche vero che Nimzowitsch era guidato dal “Suo Sistema” e almeno aveva una bella lanterna che gli faceva luce lungo la strada. Di sicuro all’epoca non esistevano i programmi scacchistici e tutti quei libri di teoria e pratica sviluppatesi poi successivamente, e va riconosciuto che solo una mente superiore poteva trovare da sola tutte le idee innovative portate alla scacchiera.



In questa partita, Nimzowitsch evidenzia il suo lato umano. L’errore compiuto è grave, anche perché poi ripetuto nel non proseguire una partita dove l’avversario gli aveva restituito il piacere, ma qui sembra quasi accontentarsi dei complimenti avuti dal forte maestro Marco per il colpo tattico effettuato e del fatto che le sue idee erano giuste ma sbagliata è stata l’applicazione (anche se qualche dubbio sul “passo doppio” del pedone “d” rimane).



Penso che, nonostante l’opinione oggi imperante, riprendere in mano (o farlo per la prima volta per i più giovani) i testi di Nimzowitsch, potrebbe portare a un arricchimento personale, a patto di prendere le informazioni che vengono trasferite “Cum grano salis”, e magari confrontandole con quelle più moderne.

Di sicuro, una sana lettura, potrebbe anche risultare una interessante divagazione, con tanto di Scacchiera e Pezzi in legno, rispetto alla oggi consolidata prassi di vedere tutto al Pc, con i vari Database Scacchistici e i potenti Motori di Analisi a farla da padrone. I tempi moderni vanno sicuramente vissuti e cavalcati con quanto di buono e migliore possano offrire, ma ogni tanto qualche pratica più tranquilla in un mondo sempre più di corsa, come magari la riscoperta dello “Slow food”, può ridarci dei piaceri spesso dimenticati.

E poi a ognuno il suo piacere: “Fast food”, con montagne d’informazioni e di analisi in poco tempo dai nostri amati dispositivi elettronici, non facili da gestire ma che ben si sposano con i tempi frenetici che viviamo, e “Slow food” con la voglia di fermarsi un attimo, con il gusto di avere al tatto quella carta stampata che emana un profumo che solo i libri ti possono trasferire, con il toccare fisicamente pezzi e scacchiera in legno e stare lì, magari per cercare di capire anche il perché di mosse e sequenze a volte incomprensibili.

A ognuno il suo: voi cosa preferite?


PS: I testi delle partite e tutti i commenti di Nimzowitsch sono stati presi dal libro “La Pratica del Mio Sistema”, autore Aaron Nimzowitsch, Casa editrice Mursia, anno 1987.

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6 pensieri su “La Teoria del Blocco di Aaron Nimzowitsch

  1. non mi potevate fare regalo più bello! ho sempre detto che siete il miglior sito che abbia trovato, e anche cortesi e disponibili, sono curioso di vedere come e se altri campioni alekine fischer carlsen abbiano fatto uso di questo concetto strategico, ancora mille grazie!

  2. Posso fare un appunto? Android blocca Java per motivi di sicurezza… Potresti caricare i passaggi giocati in html5? Mi spiace non poter vedere le posizioni da cellulare.

    1. Ciao. No, la pagina è gestita da WordPress e dai suoi plugin, quindi non possiamo. Però sei anche il primo a segnalare il problema (anche noi abbiamo smartphones con Android e non abbiamo problemi)

  3. Sia Ramesh che Ivan Sokolov includono le spinte dinamiche di pedone tra le mosse tattiche. Sorvegliare tali spinte o prevenirle è oggi una prassi strategica consolidata.
    La storia degli scacchi ha confermato, al di là di simpatie o venerazioni, che le idee sul “blocco” di Nimzowitsch sono state allora una brillante scoperta e rappresentano oggi una normale competenza scacchistica.

  4. Grazie Giulio per un commento di alto spessore fatto da un forte giocatore e ottimo istruttore. Non un commento “partigiano” in favore di una tesi o l’altra, ma fatta da uno scacchista veramente competente che riporta le basi dei nuovi insegnamenti, come nell’esempio citato di Ramesh e Sokolov, che attingono alle scoperte di più di cento anni fa del nostro controverso amato-odiato Nimzowitsch.

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