Libri a babordo, tribordo e prua (2)
(Fabio Lotti)
Vista la buona accoglienza del primo pezzo mi butto sul secondo…
Facendo un giro intorno ai miei libri mi sono messo a riprendere qualche testo per cercare di ricordare il primo impatto.
Il Principe di Machiavelli, per esempio, fu un colpo al cuore. Da ingenuo giovincello scherzoso convinto della bontà degli esseri umani, almeno di quelli che stavano in alto loco, fare da golpe e da lione mi sembrò un comportamento ignobile, meschino. Per fortuna la cosa durò poco e lo rilessi quando ero più vispo. Oggi, vedendo quello che c’è in giro, mi fa pure tenerezza.

Ultimamente mi è ritornato il tic di risfogliare l’Odissea, così per istinto. Nel confronto con l’Iliade non c’era storia. Vincevano sempre la guerra, gli scontri, i duelli, le astuzie, le morti gloriose (mio eroe Ettore che Achille bella forza essere un semidio contro un umano). Dell’Odissea salvavo poco, a mia somma vergogna, e non vedevo l’ora di arrivare in fondo quando il falso mendicante fa strage dei Proci. Rivincita, come al solito, in età matura. Lo stesso dicasi per l’Eneide di Virgilio che il pio Enea era per me troppo pio e che si desse una svegliata. Insomma Fabio, giovincello lettore, decisamente rozzetto.
I Promessi Sposi una tragedia. Essendo un bravo alunno alle elementari con medaglie di cartone da tutte le parti, arrivato in quinta la maestra Elvira (a cui mando lo stesso un saluto in cielo) pensò bene di appiopparmi il suddetto libro di Manzoni per le vacanze (sì, avete capito bene!!!). Rimasi impantanato nelle acque del lago di Como e non ne uscii vivo. Naturalmente poi lo lessi e lo rilessi con grande trasporto per farmi perdonare almeno in parte.

Il primo impatto con le Operette morali di Leopardi (sempre da giovincello) fu di inaspettata meraviglia. Me le immaginavo robustamente pallose dato il tetro aggettivo e invece non me ne staccai fino all’ultima pagina (miracolo). Il Gallo silvestre, le mummie e la Natura in prima fila a volteggiare paurose nel sogno che ne ricavai piuttosto tormentato (in primis dalle mummie con la loro mortuaria, fascinosa canzone). Anche la terra vuota palleggiata da Ercole e Atlante mi colpì in modo particolare e credo che il concetto sia tutt’ora valido. Soprattutto dalle nostre parti. E non votatemi pessimista.
Sono sincero. Le poesie più conosciute dei Canti con la donzelletta campagnola vestita a festa che trilla da tutte le parti, il triste passero solitario con il becco che gli casca per terra, la bella Silviona dal canto perpetuo, l’ermo colle e la siepe benedetta insieme al gioioso sabato nel villaggio che la domenica si muore di pizzichi, mi fecero meno effetto. Sempre all’inizio. Poi ci ho tirato sopra anche qualche singhiozzato sospiro.
Il roboante Carduccione (Giosuè Carducci) che si mette a parlare con i cipressetti e vuole andare dalla sua Titti che l’aspetta, invece mi colpì subito. E mi colpì ancora di più con la poesia Pianto antico dedicata al figlio morto. Lui, così grande e grosso, un po’ di tenerezza e commozione me la fece.
La congiura di Catilina e La guerra giugurtina di Sallustio con quell’incipit formidabile Catilina, nobili genere natus…che mandai a memoria per un bel po’ di pagine mi procurò imperitura gloria (lieve sorrisetto della terribile prof. La Macchia), all’esame di latino all’università di Firenze. Non vi dico i tremori viscerali con stretta spasmodica di labbra e tamponamento forzato dell’unica via d’uscita (poi gli detti sfogo con un senso di straordinario sollievo mai più riprovato).
Il cigno di Sebastiano Vassalli, Einaudi 1993, non è proprio un ricordo “atavico” ma pur sempre un bel ricordo. Un regalo dell’amico Attilio Lolini, giornalista, esperto di musica lirica, scrittore e poeta (cito solo Notizie dalla necropoli 1974-2004 e i versi “tragici e divertiti” di Carte da sandwich) che abitava proprio al primo piano del mio condominio (mi ha lasciato da un bel po’). Lo rammento anche come collaboratore di Cuore, inserto del quotidiano l’Unità uscito nel 1989. Al centro della storia di Vassalli lo scandalo del Banco di Sicilia con la multiforme figura di Crispi.
Per onorare la memoria di Gabriel García Márquez ho ripreso in mano Cent’anni di solitudine e per un attimo mi sono chiesto se fosse il caso di continuare a scrivere. Poi ho convenuto che anche le sciocchezze potrebbero avere una loro utilità sociale. O lasciare il tempo che trovano.

Il capitale di Karl Marx mi riporta al momento dei fermenti rivoluzionari degli anni ’60 durante i quali si voleva cambiare il mondo e al “tutto e subito” che a me bastava pure un poco per volta. Solo aperto e sfogliato, e insomma messo lì per l’onore dei tempi. Invece lessi con avidità fanciullesca la Storia della rivoluzione russa di Lev Trotsky, due volumi in cofanetto Mondadori, che mi esaltò non poco. Mentre i tredici volumi della Letteratura italiana (Einaudi) mi scaraventano ad un momento particolare della mia vita quando mi misi a vendere i libri. Allora andavano di moda le enciclopedie come La storia del mondo moderno della Cambridge-Garzanti che riuscii a piazzare qualche volta con sospirato batticuore.
La Bibbia, con il Nuovo ed il Vecchio testamento mi riporta indietro negli anni quando, da chierichetto (ho fatto anche questo!), dispensavo incenso ai parrocchiani e incominciavo a chiedermi se esistesse davvero il Padreterno a cui troppo spesso sfuggiva qualche malefatta umana.
A volte mi è venuta voglia di scuriosare su alcune tragedie di Shakespeare crogiolandomi al ricordo interpretativo di Vittorio Gassman e Laurence Olivier. La morte mi ha sempre colpito soprattutto dopo la perdita della mia mamma a undici anni, anche se quell’essere o non essere mi sembrava, al primo impatto di imberbe giovincello, un dubbio francamente esagerato da fuori di testa (tenuto conto, in aggiunta, del teschio in mano).
Il successo ottenuto con i miti greci, più precisamente con Storie illustrate dai miti greci, edizioni Usborne 2013, nei confronti del mio nipotino Jonathan (vedi il suo interesse ai tanti mostri che li popolano) mi ha spinto a ripassare in qua e là i miti in generale che mi hanno sempre affascinato sin da ragazzo. Ho ripreso anche in mano i due volumi di Anna Ferrari Dizionario di mitologia, Istituto geografico De Agostini 2006, e mi sono lasciato trasportare dalle storie più belle e dai personaggi più famosi che popolano questo mondo magico e misterioso.
Bagheria di Dacia Maraini mi riporta ad un anno atavico di insegnamento al liceo scientifico Galileo Galilei di Siena, quando la scrittrice venne a presentare il suo ultimo libro al comune della città. La conobbi e mi parve persona gradevole, aperta, disponibile al dialogo con gli studenti, gli occhi celesti che le brillavano di curiosità e di vita. Un bel ricordo. Di lei non posso non menzionare lo splendido affresco La lunga vita di Marianna Ucria e L’amore rubato con il tema della donna sempre al centro del suo percorso letterario e di vita. Scrittrice di una sensibilità infinita.

Spesso riprendo in mano Gli scacchi, la vita di Garry Kasparov, Mondadori 2007.
Grinta e forza vitale in questo campione del mondo a soli 21 anni! Mi sovviene una foto con la faccia deformata dalla tensione ed il labbro sprezzante (in un mio vecchio articolo lo denominai proprio Labbrosprezzante). Energia al massimo grado e lo rivedo, da ragazzotto, insieme a Botvinnik che un po’ di acciaio nel petto deve averglielo instillato. Molte foto di questo immenso campione del mondo mi imprimono l’idea di una determinata ferocia con i lineamenti del volto che spesso si contorcono come a formare una maschera (vedi, per esempio, black & white PASSION en noir et blanc di Catherine Jaeg, pag 80). Volontà coniugata con una innegabile sapienza. Anche quando sorride. Vulcanico. In questo libro c’è tutta la sua vita, la sua forza, la sua volontà di dimostrare come l’esistenza in generale presenti situazioni simili a certi momenti che si creano sulla scacchiera. E allora occorre un piano per uscirne vincitori.
Ma soprattutto giro e rigiro spesso tra le mani Bobby Fischer va alla guerra di David Edmonds e John Eidinow, Garzanti 2006.
Il 1972 costituisce una pietra miliare per il gioco degli scacchi. Confinati da tempo immemorabile nell’angusto spazio degli specialisti, essi assurgono improvvisamente alla ribalta della cronaca mondiali per mezzo di due “attori” straordinari: l’americano Bobby Fischer ed il sovietico Boris Spassky. Come copione la “recita” per il campionato del mondo, come “teatro” Reykiavik, nella gelida Islanda. Tutti i riflettori sono puntati su questo avvenimento che travalica il puro interesse per il “nobile giuoco”. L’uno di fronte all’altro non stanno solo due Grandi Maestri di altissimo livello ma due nazioni, due società diversissime e antitetiche tra loro: la democratica, aperta e libera America contro la opprimente, chiusa e gretta Unione sovietica. Così almeno viene visto e vissuto il confronto dalla opinione pubblica che si divide e tifa come in una partita di calcio. Non c’è niente da fare. Quando esce qualcosa che riguardi il mitico Bobby me lo becco e me lo cullo anche dopo molto tempo.

Scuriosando, come al solito, tra i miei libri ne ho ritrovati due dell’amico maestro Mario Leoncini che vorrei proporre ai lettori perché offrono spunti davvero divertenti sul mondo degli scacchi, ovvero Aneddoti di scacchi, Messaggerie scacchistiche 2003 e A ladro! Storie dal mondo degli scacchi, Caissa Italia 2005.
Vi troviamo di tutto in questi due simpaticissimi libretti. Tanti “episodi buffi, grotteschi e semplicemente esilaranti che da sempre accompagnano le gesta di chi si dedica alla scacchiera.” Oppure “personaggi illustri quali Che Guevara o Henry Kissinger e grandi Campioni come l’immancabile Bobby Fischer o il leggendario Mikhail Tal (e il suo ippopotamo!), ma anche tanti personaggi più e meno noti dello scacchismo italiano.” Episodi che “gettano luce sulla personalità di grandi e piccoli protagonisti di questo mondo affascinante.”
Un po’ di sorriso fa sempre bene!
Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.
leggere sempre e leggere bene. Fa soprattutto bene e forse ci insegna qualcosa
Sono d’accordo. Leggere soprattutto i libri che oggi vanno meno di moda…
Un saluto a tutti i lettori.