Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Scacco matto all’assassino (15)

Dorothy L. Sayers, London 1939

(Fabio Lotti)

Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca

Questa volta ho trovato qualche riferimento scacchistico in Il college di Dorothy L. Sayers, Mondadori Big 2024. Per gli amici scacchisti-giallisti mi permetto prima una breve recensione. I mallopponi con oltre quattrocento pagine non mi sono mai piaciuti. Troppa fatica per uno che è nato il primo maggio, festa dei lavoratori. Ma se si tratta di Dorothy allora è tutta un’altra cosa…

Scacchi, delitti, indagini… cos’è la vita se non un gioco perverso in cui regna la follia? Qui tutte le precedenti puntate. (UnoScacchista)

[In apertura, “Chess Fish Rubber Stamp“, da RubberHedgehog Rubber Stamps]


Il college

di Dorothy L. Sayers
Mondadori Big 2024

Già sin dall’inizio quando Harriet Vane, autrice di storie poliziesche, si reca allo Shrewsbury College di Oxford per la festa dell’anno accademico su invito di un’ex amica malata, restiamo ammirati dalla presentazione di una cospicua varietà di personaggi femminili di ogni tipo che rimangono impressi nella memoria. Con qualche disappunto di Harriet che forse si pente di avere accettato l’invito. Anche perché incominciano ad arrivare segnali inquietanti come il ritrovamento di un foglio con un disegno “brutto e sadico” e un altro riguardante il suo passato sotto processo per una ingiusta accusa di omicidio dell’uomo con cui viveva senza essere sposata dalla quale era stata assolta anche per merito dell’amico lord Peter Wimsey.

Ma non è finita qui perché nel College succedono altri fatti inquietanti come messaggi dispregiativi inviati al corpo docente infilati dappertutto con lettere ritagliate dai giornali, graffiti osceni, la nuova biblioteca buttata all’aria e in seguito anche il refettorio. Chi può essere l’artefice di tutto questo? Quale l’oscuro motivo?…

Per il buon nome del college questi orribili fatti devono rimanere solo circoscritti all’interno e allora con l’aiuto di Harriet bisogna indagare attraverso colloqui con tutti i personaggi possibili dai quali emergono chiacchiere, pettegolezzi, maldicenze e pregiudizi. Seguiti dagli inevitabili assilli, dubbi, pensieri…

Con l’arrivo inaspettato di Peter Wimsey le cose incominciano ad essere esaminate dal punto giusto. Per lui non c’è bisogno di uno specialista di malattie mentali per capire chi potrebbe essere il colpevole perché non si tratta di pura perversità. Dietro si nasconde di sicuro un metodo preciso e dunque occorre un “ragionamento rigoroso senza pregiudizi”. La faccenda rimane comunque inquieta, complessa e pericolosa (verrà buttata all’aria anche l’aula di scienze) e la stessa Harriet rischia di essere uccisa…

Di mezzo troveremo pure il classico terribile passato che ritorna funesto. Ma è meglio ascoltare con calma, con molta calma Peter Wimsey che ha risolto il problema. E poi vedere come andrà a finire il suo innamoramento di Harriet. Seguiamolo…

Buona lettura.

P.S. Qui non abbiamo solo l’indagine poliziesca ma di tutto e di più sulle donne e sugli uomini, sui libri, la cultura, la filosofia di vita del tempo e altro ancora come anche la classica citazione di Sherlock Holmes.

 E ora vediamo dove si trovano gli scacchi

Il primo accenno a pag.370 quando Harriet, davanti alla vetrina di un antiquario, è colpita da una scacchiera e rimugina su un personaggio della storia “Wilfrid stava diventando come uno di quei pezzi degli scacchi da lei agognati: a sondarne l’interno si scopriva una sfera intricata e delicata di sensibilità e, a rigiralo fra le dita, un nuovo interno e, dentro quello, un altro ancora.” E’ proprio colpita da quella scacchiera con gli scacchi in avorio ed in seguito sarà Peter Wimsey, dopo una accurata trattativa con l’antiquario, a regalargliela. Trattasi di una scacchiera spagnola del Sedicesimo secolo di grande valore e prestigio. La porterà, insieme alle “eburnee milizie”, nella sala dei professori e, su invito della signorina De Vine, farà una partita con lei avendo il vantaggio di un pedone. “Ma anche così, Harriet si vide infliggere in rapida successione tre sconfitte umilianti: in primo luogo, perché era una pessima scacchista; in secondo luogo, perché faticava a distinguere un pezzo dall’altro; in terzo luogo, perché l’angoscia nel vedersi separata in un sol colpo da un guerriero in armatura, da un destriero impennato e da un nido completo di sfere d’avorio fu tale da trattenerla dal rischiare la sicurezza anche di un solo pedone. La signorina De Vine, che viceversa aveva accolto con esemplare equanimità la perdita perfino di un consigliere di Stato dai lunghi baffi e di un elefante montato da un manipolo di soldati, ben presto confinò il re di Harriet entro i propri difensori.” A guardare lo scontro la signorina Hillyard che aveva sempre bollato gli scacchi “come il gioco più noioso del mondo” e che, invece, ora ne rimane affascinata con lo sguardo fisso sulla scacchiera “per giunta gingillandosi con i pezzi catturati”. Al termine della partita verranno portati in una teca di vetro.


Ultimamente ho riletto L’enigma dell’Alfiere di S.S.Van Dine, Polillo 2024.

Quando giallo e scacchi si intrecciano fra di loro vado in brodo di giuggiole essendo un appassionato di entrambi. Qui tutto ruota intorno alle filastrocche infantili di Mother Gosse ovvero Mamma Oca. Ad ogni filastrocca, siamo a New York degli anni Venti, un morto ammazzato. Perché questa messa in scena? Quale mente contorta si cela dietro questi omicidi? A ciò si aggiunga il fatto che il misterioso e miserabile assassino si firma con il nomignolo di Bishop, che in inglese significa sia Vescovo che Alfiere, uno dei pezzi del gioco degli scacchi. E diversi personaggi lo conoscono, soprattutto uno che ha inventato un gambetto (trattasi di un modo per iniziare la partita con il sacrificio di pedone) che porta il suo nome e affronta addirittura il mitico Rubinstein al celebre Manhattan Chess Club. Perdendo, naturalmente…

Non riuscendo a venirne a capo il procuratore distrettuale Markham chiederà l’aiuto dell’amico Philo Vance. E proprio il nostro aristocratico, colto, mellifluo, elegante, ricco, esteta raffinato, e chi più ne ha più ne metta, personaggio occuperà il centro della scena con l’ostentata cultura, i suoi modi da dandy, il vezzo del monocolo e le sigarette “Régie”. E sarà lui, con uno dei suoi trucchi ingegnosi, ad incastrare il genio criminale che ha messo in subbuglio e nel panico tutta quanta la città.


P.S.

Trovata breve citazione in Sherlock Holmes Orrore a Whitechapel, di Frank Emerson, Mondadori 2024, quando Holmes, ripensando a quanto è accaduto, si riferisce ad un personaggio della storia “Sua è stata l’idea di affidarci l’incarico e di utilizzarci come pedine sacrificabili sulla sua scacchiera.” (pag.168).

Anche in Sherlock Holmes- L’uomo che scompare di Philip Purser Hallard, Mondadori 2022.
A pag.45 il signor Beech a Speight parlando di Holmes” Perfino dai racconti che di lui fa il suo miglior amico traspaiono la sua arroganza, la sua vanità, e come per lui le vite degli altri siano al più una partita a scacchi, una sciarada da risolvere.”

Per finire in Non c’è un cane di Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone, Mondadori 2024, abbiamo l’investigatrice Liana Salvadori che ad una riunione di ipovedenti “Si sentiva come una torre degli scacchi in presa, intrappolata in un posto in cui non può stare, ma che non riesce a trovare vie di fuga” (pag.14).


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

About Author

7 pensieri su “Scacco matto all’assassino (15)

  1. Grazie Maestro. “L’Enigma dell’Alfiere” è l’unico che ho letto. Cercherò di colmare le lacune. Grazie dei preziosi suggerimenti.

  2. Grazie Fabio, non li conoscevo. L’enigma dell’alfiere mi incuriosisce particolarmente, lo proverò.
    Continua così, bravissimo come sempre!

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