Storia degli scacchi fra papi, preti, re e santi (2): apocrifi e altre curiosità
Papa Leone XIII
(Adolivio Capece)
Al precedente post del 29 aprile aggiungiamo alcune notizie e curiosità.
Avevamo scritto che a Vincenzo Pecci (poi papa Leone XIII) e ad Albino Luciani (poi papa Giovanni Paolo I) sono state attribuite una partita ciascuno, entrambe però apocrife. Vediamole.
Rev. Guida – Card. Pecci
Di Vincenzo Pecci (1810-1903, nell’immagine sotto il titolo) si hanno notizie storiche certe relative alla sua passione per gli scacchi soprattutto quando non era ancora salito al soglio, quindi da cardinale, nella arcidiocesi di Perugia.
Da notare che il nome attribuito al suo avversario nella partita è Francesco Guida ma non è chiaro se questi fosse realmente contemporaneo di Pecci e non è sicuro che fosse un sacerdote.
Potrebbe essere un nome inventato a posteriori, anche perché un Francesco Guida, storico, nato nel 1950, è ricordato come principale artefice della causa di beatificazione del papa.
La partita sarebbe stata giocata tra i due nel 1857; si tratta però di un falso, poiché la stessa partita venne giocata tra Scjumov e Janisch nel match disputato a Pietroburgo nel 1854 e fu pubblicata dalla “Schachzeitung” nel 1860.
E veniamo ad Albino Luciani.
Luciani – N.N. (?)
Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani (1912-1978), era un buon giocatore; si dedicò agli scacchi soprattutto durante il periodo trascorso a Vittorio Veneto negli Anni Sessanta; la partita che di lui è tramandata è (quasi) certamente un falso, se non altro perché il nome dell’avversario di Luciani, ovvero Cazzone, è dato in modo irrisorio e irriverente.
Prima di passare a Karol Wojtyla, ricordiamo ancora Innocenzo III, al secolo Lotario dei conti di Segni, papa dal 1198 al 1216.
Sul suo stemma si trovava una scacchiera sulla quale era posata un’aquila e il Salvio lo cita come appassionato scacchista attribuendogli questa frase:
“Se un chierico a seguito di un diverbio col suo avversario in una partita a scacchi lo uccide alla fine della partita, tale omicidio sarebbe da considerarsi casuale e involontario, perché ha compiuto una azione lecita.”
E poi ricordiamo Marco Girolamo Vida (Cremona 1485 – Alba 27.9.1566) l’umanista che poi fu chiamato “il Virgilio cristiano” e che scrisse il poema “Scacchia Ludus” (ovvero “La Scaccheida“).
Papa Leone X (Giovanni de’ Medici), come abbiamo detto appassionato giocatore di scacchi, dopo aver letto il poema gli assegnò un podere nel tuscolano, una villa che in seguito divenne convento dei Carmelitani Scalzi, a San Silvestro di Montecompatri.
Il successore di Leone X, papa Clemente VII (Giulio de’ Medici) nominò poi Vida protonotario apostolico e quindi vescovo di Alba nel Monferrato.

Nel precedente post non abbiamo invece parlato di Alfonso Litta (19.9.1608-28.8.1679), che fu nominato arcivescovo di Milano il 26 settembre 1652.
I Litta erano appassionati di scacchi, nel loro stemma vi era una scacchiera, e questa loro passione era nota al popolo tanto che quando Alfonso entrò in città per prendere possesso della Arcidiocesi il percorso fu addobbato con numerosi riferimenti scacchistici e alla fine fu posta una scacchiera completa di pezzi sulla quale spiccava il motto “ingegno non sorte” (“in me vis sortis nulla sed ingenium”) per indicare che Alfonso aveva raggiunto la carica non per fortuna ma grazie alle sue capacità.
E non abbiamo parlato del Reverendo John Owen (1827-1901) che giocò vari match (per esempio con Kolish, pareggiando) e tornei (per esempio Londra 1862 in cui arrivò terzo dietro Anderssen e Paulsen, ma davanti a Dubois e Steinitz) con lo pseudonimo – oggi diremmo nickname – di “Alter”.
Fu tra l’altro il patrocinatore della “Difesa del Fianchetto di Donna”, 1…b6, che in molti testi è denominata proprio Difesa Owen.
E veniamo ora a Karol Wojtyla (1920-2005) che, come abbiamo ricordato, il 4 giugno 1999 è stato inserito dalla Federazione Mondiale nel ‘Libro d’oro degli scacchi’, tra le personalità che hanno reso onore al gioco.

Fu eletto papa il 16 ottobre 1978 e naturalmente iniziò subito la ricerca su “Wojtyla scacchista”. Richiesta fruttuosa, dato che già all’inizio del 1979 la rivista francese ‘Europe Echecs’ pubblicò due problemi attribuiti a Wojtyla e le mosse di una partita che nel giugno del 1946 il futuro Papa avrebbe giocato con Wanda Zartobliwy, moglie dell’Ambasciatore dell’Ordine di Malta.
In seguito però si appurò che in polacco “zartobliwy” significa ‘facezia’ o anche ‘scherzo’ e si può quindi pensare ad un falso.
Vediamo la partita.
Wanda Zartobliwy – Karol Wojtyla (?, 1946?)
Invece i due problemi risulterebbero autentici.
Che Wojtyla sapesse giocare a scacchi fu confermato da un prete suo compagno di studi, Mieczyslav Malinski.
Quanto al fatto che Karol si fosse dedicato alla composizione di problemi sembra confermato dalla sua amicizia con Marian Wrobel (1907-1960), conosciuto nel 1938, il più celebre problemista polacco, autore di un migliaio di composizioni in 2-3 mosse delle quali oltre 70 vincitrici di primi premi nei concorsi internazionali di tutto il mondo (tra i quali quelli de L’Italia Scacchistica nel 1937, 1938 e 1948).
Wrobel a soli 28 anni era stato colpito da una rara malattia ossea che lo aveva costretto alla immobilità su una sedia a rotelle e lo aveva spinto a dedicarsi alla problemistica.
Karol lo frequentava regolarmente: non è impossibile quindi che Wrobel abbia trasmesso al giovane Wojtyla un po’ della sua passione per il problemismo, spingendolo a cimentarsi nella composizione.
Tra l’altro i due problemi sono conservati negli archivi della Federazione Polacca, e anzi il grande Miguel Najdorf una volta disse che gli erano stati mostrati (come realmente composti di Karol) dal colonnello Vladyslav Litmanowicz quando quest’ultimo era direttore della rivista ‘Szachy’.
Vediamo allora i due problemi di Wojtyla pubblicati nel 1946 sulla rivista degli Universitari cattolici di Cracovia.
Karol Wojtyla, 1946
Il Bianco muove e matta in 2 mosse
Karol Wojtyla, 1946
Il Bianco muove e matta in 2 mosse
Al momento della pubblicazione nel 1979 non ci fu particolare enfasi o interesse, anche perché il gioco degli scacchi era molto diffuso in Polonia e che a scuola e all’università i giovani giocassero era del tutto normale.
Le cose cambiarono totalmente qualche anno dopo, all’inizio dell’estate del 1987, quando fu diramata la notizia che una rivista di scacchi aveva pubblicato alcuni ‘problemi’ di scacchi affermando di averli ricevuti direttamente da Giovanni Paolo II, che li avrebbe composti durante il pontificato.
La notizia ghiotta era proprio il fatto che fossero stati composti durante il pontificato, per cui le posizioni fecero subito il giro del mondo e trovarono spazio anche su giornali e riviste non di settore.
Ma in molti non si fidarono, compreso il nostro Adriano Chicco, e scrissero a padre Navarro Vahls, capo della Sala Stampa vaticana, per avere una formale conferma.
Conferma che naturalmente non arrivò, anzi! Si trattava di apocrifi, venne subito ribadito dalla Segreteria di Stato del Vaticano; anzi Navarro Vahls intervenne personalmente obbligando giornali e riviste a pubblicare una smentita e pretese inoltre le scuse ufficiali scritte da parte degli autori; in realtà fu poi appurato che l’autore era uno solo, Jean-Marie Morisset di Rouen, che aveva già creato diversi apocrifi e che definì il tutto soltanto uno “scherzo” (scherzo un po’ pesante, visto che aveva anche falsificato la carta intestata del Vaticano!).
Vediamo comunque i problemi apocrifi attribuiti a papa Woytjla.
Attribuito a Karol Wojtyla
Il Bianco muove e matta in 3 mosse
Attribuito a Karol Wojtyla
Il Bianco muove e matta in 2 mosse
Attribuito a Karol Wojtyla
Il Bianco muove e matta in 2 mosse
Concludiamo con un altro prete che troviamo nel celebre romanzo di Gabriel Garcia Marquez “Cent’anni di solitudine”.
La citazione di Garcia Marquez fa riferimento al gioco della dama, ma è evidente che vale anche per il gioco degli scacchi.
“Una volta padre Nicanor portò al castagno una scacchiera e una scatola di gettoni per invitarlo a giocare a dama, ma Josè Arcadio Buendìa non accettò, affermando che non aveva mai potuto capire il significato di una contesa tra due avversari che erano d’accordo sui princìpi.
Padre Nicanor, che non aveva mai considerato il gioco della dama da quel punto di vista, non riuscì più a giocarlo.”