Charles Jaffe e l’inimicizia con Capablanca
Particolare estrapolato da American Chess Bulletin, settembre 1909 pag.204
(Mario Spadaro)
Charles Jaffe (Mogilev, allora Russia oggi Bielorussia, 25 aprile 1879 – New York, 12 luglio 1941) è stato un maestro di scacchi russo naturalizzato statunitense.
I dati di nascita sono controversi, io ho preferito inserire quelli della richiesta di naturalizzazione negli Stati Uniti, firmata da Jaffe; infatti emigrò lì nel 1896 stabilendosi a New York, lavorando in una filanda di seta fino a quando divenne un giocatore professionista nel 1910.
Sembrerebbe che non abbia mai vinto un torneo di rilievo, però ha ottenuto molti piazzamenti (il migliore fu il terzo posto al torneo Nazionale Americano di New York del 1913, in cui terminò al terzo posto dopo il vincitore Capablanca ed il secondo classificato Marshall; in questo torneo, unico tra tutti i concorrenti, riuscì a vincere contro Capablanca).

La carriera scacchistica di Jaffe ebbe un duro contraccolpo nel torneo dell’Avana del 1913, quando Capablanca dichiarò alla stampa che Jaffe era venuto a Cuba con il solo scopo di aiutare Marshall a vincere il torneo.

Enrique Corzo, Alvaro Ponce, Leon Paredes
Seduti da sinistra: Charles Jaffe, Frank James Marshall, Oscar Chajes, Abraham Kupchik, Rafael Blanco
[Foto tratta dal libro di Capablanca sul torneo dell’Avana del 1913]

Nel libro del torneo, Capablanca di proposito non fece annotazioni sulle due partite giocate tra Jaffe e Marshall (andata e ritorno), ma scrisse che nella prima partita il nero (Jaffe) non fece alcun tentativo di vincere, giocando con l’unico scopo di evitare di sconfiggere il suo avversario, mentre nella seconda partita sull’errore di Jaffe alla ventesima mossa, era meglio stendere un velo pietoso.
Finora sono stati diversi ad esprimere il loro giudizio (molti a favore e qualcuno contro) sulle affermazioni di Capablanca, ma nessuno ha provato in maniera pratica, a cercare di capire cosa volesse dire esattamente il cubano, ed allora faccio il mio tentativo.
Primo turno. Sabato 15 febbraio 1913. Marshall – Jaffe
Posizione dopo che il bianco ha giocato 25. Ce4
La mossa tocca al nero e ritengo che qualunque giocatore con una certa esperienza, non può non accorgersi che il bianco si è spinto troppo in avanti con gli ultimi tre pezzi rimasti, lasciando indebolito il lato di Donna e molto esposto il Re.
Poiché Jaffe era un maestro, non avrebbe avuto difficoltà ad analizzare questo breve seguito costituito quasi interamente da mosse forzate:
Il nero invece proseguì banalmente con
Sembrano giuste le parole di Capablanca: «il nero (Jaffe) non fece alcun tentativo di vincere, giocando con l’unico scopo di evitare di sconfiggere il suo avversario.».
Ottavo turno. Martedì 25 febbraio 1913. Jaffe – Marshall
Posizione dopo che il bianco ha giocato 17. Td1
Così Marshall ricevette un bel regalo dal suo amico Jaffe e poté raggiungere Capablanca in vetta alla classifica provvisoria.
Il cubano però non era il tipo che si lasciava fare un torto senza reagire, e dichiarò alla stampa che non avrebbe mai più giocato in un torneo nel quale Jaffe fosse stato inserito come concorrente.
Hartwig Cassel ed Herman Helms, editori dell’American Chess Bulletin ed organizzatori di quasi tutti i tornei che si svolgevano negli USA, credettero alle accuse di Capablanca e tennero con successo Jaffe fuori da tutti i tornei americani su cui avevano influenza.
Jaffe accusò il cubano di aver rovinato la sua carriera, impedendogli di giocare negli eventi in cui era presente Capablanca (nei quali i premi in denaro erano più alti) e giurando vendetta, dovette limitarsi a partecipare a tornei minori, vincendone due (Progressive Club Championship New York 1914 e New York State Chess Association Congress – Master Tournament di Utica 1915) ottenendo negli altri i soliti piazzamenti.
Disputò pure alcuni match come segue:
Marshall, F.J. – Jaffe, C. 1909 5.5 – 3.5
Jaffe, C. – Olland, A.G. 1911 2 – 1
Capablanca, J.R. – Jaffe, C. 1912 2.5 – 0.5
Janowsky, D.M. – Jaffe, C. 191 7 – 6
Janowsky, D.M. – Jaffe, C. 1918 12 – 6
Schapiro, M.A. – Jaffe, C. 1924 5 – 4
Kashdan, I.I. – Jaffe, C. 1930 3 – 0
Jaffe fu pure uno scrittore ed un analista di nuove varianti teoriche, ed in questo campo era migliore di quanto fosse come giocatore.
Nel 1916 Jaffe fece un gesto clamoroso, citando in giudizio Hartwig Cassel, uno degli editori dell’American Chess Bulletin, per l’importo di 700 dollari in dipendenza del lavoro che si presumeva fosse stato svolto nell’analisi del Gambetto Rice; questo fu il primo caso giudiziario americano riguardante gli scacchi.
Nell’anno precedente il professor Isaac Leopold Rice aveva invitato diversi forti giocatori americani ad Utica per mettere nuovamente alla prova il suo gambetto, convenendo che le loro analisi sarebbero proseguite, ma senza fare promesse o firmare alcun contratto.
Cassel era stato citato perché aveva agito col ruolo di consulente per il mecenate Rice nel frattempo deceduto, ma aveva negato qualsiasi responsabilità per le attività di Jaffe, intraprese senza alcuna autorizzazione e quindi a proprio rischio; ciò perché Jaffe si separò dagli altri giocatori del gruppo e decise di analizzare la variante da solo.
Gli altri conclusero il loro lavoro congiunto, che sarebbe stato pubblicato in un libro intitolato Twenty Years of the Rice Gambit, mentre il signor Julius Finn, nominato arbitro della questione, dichiarò inaccettabile il lavoro di Jaffe.
L’avvocato Louis Fabricant comparve in rappresentanza di Jaffe, mentre Harry J. Sondheim e Martin B. Cohn, dello studio legale Alexander, Cohn & Sondheim, si occuparono di difendere Cassel.
Frank James Marshall fu chiamato a testimoniare in favore di Jaffe, e garantì sulla buona reputazione di quest’ultimo, indicandolo come uno dei principali giocatori di scacchi del paese, tanto che lo aveva assunto come istruttore presso quello che è noto come Marshall’s Chess Divan (il primo club di scacchi di Marshall).[Nota dell’autore. Questa affermazione in un’aula di Tribunale, conferma il legame che vi era tra i due, Marshall datore di lavoro e Jaffe suo dipendente!]
Marshall concluse la sua testimonianza affermando che la somma richiesta da Jaffe per un lavoro del tipo che si presumeva fosse stato svolto, non era irragionevole.
Poi fu il turno di Jaffe, che interrogato dall’avvocato Sondheim, non riuscì a fornire una spiegazione soddisfacente del motivo per cui il suo nome compariva sulla carta intestata di Marshall come “Campione dello Stato di New York”, titolo detenuto da A. Kupchik dal febbraio 1915.
Ampi sorrisi si diffusero nell’aula quando a Jaffe fu chiesto di esprimere la sua valutazione sui numerosi esperti presenti, ognuno dei quali era un giocatore bravo quanto Jaffe o anche di più.
Con evidente riluttanza, il testimone ammise a malincuore che si trattava di “giocatori abbastanza bravi” o “piuttosto bravi”.
Mostrò un’infelice ostilità quando affermò sotto giuramento che alcuni di questi giocatori, un ex campione statale ed un ex campione del Manhattan Chess Club, non avevano “alcun valore” autorevole.
L’interrogatorio di Hartwig Cassel fece emergere che non aveva mai espressamente incaricato Jaffe di svolgere un lavoro analitico per lui, e questa affermazione non fu respinta da Jaffe, se non con la sua stessa testimonianza non supportata da prove.
Julius Finn, Albert Beauregard Hodges e Jacob Rosenthal erano testimoni in favore di Cassel.
Finn, l’arbitro, fu interrogato a lungo e senza esitazione affermò che Jaffe “non era uno dei grandi giocatori degli Stati Uniti” e che a suo parere il lavoro per il quale Jaffe rivendicava un compenso non aveva alcun valore economico, se ritenuto valido, fatta eccezione per il professor Rice.
Rosenthal fornì una testimonianza simile e affermò che negli Stati Uniti c’erano cinquanta giocatori almeno altrettanto bravi di Jaffe.
L’ex campione degli Stati Uniti Hodges fu l’ultimo testimone e fece un’impressione molto favorevole.
Il giudice Michael J. Scanlon presso la Corte Municipale del Bronx, Parte 2, emise una sentenza favorevole a Cassel.

Dice un proverbio «La vendetta è un piatto che va gustato freddo», ed il nostro uomo, dopo un’amarezza dietro l’altra, a distanza di tanti anni prese la sua rivalsa nei confronti di Capablanca.
Nel 1927, Jaffe inviò un telegramma da New York ad Alexander Alekhine a Buenos Aires, dove Alekhine stava giocando contro José Raúl Capablanca nel match per il campionato del mondo.
Il telegramma conteneva l’analisi di Jaffe su una nuova variante del Gambetto di Donna, che si ritiene Alekhine abbia usato nel corso del match.
Questa ipotesi è sostenuta dal fatto che il vittorioso Alekhine, di ritorno a New York giocò un incontro amichevole di due partite con Jaffe, al Waldorf-Astoria Hotel per ricambiare il favore; per la cronaca, Alekhine vinse entrambe le partite (The World of Chess, by Anthony Saidy and Norman Lessing, 1974, New York, Random House, pp. 190-191).
Non mi sorprenderebbe se un giorno dovesse essere trovato tra le segrete alchimie scacchistiche, un taccuino, un foglio, un documento, da cui si potrebbe conoscere che pure per il gambetto Marshall della Spagnola, giocato da Marshall per la prima volta nel 1918 contro Capablanca, vi sia stato l’intervento di Jaffe!
L’ambiguo Charles Jaffe, malvisto dalla maggior parte dei giocatori americani ad eccezione di Marshall, continuò a giocare fino al 1939 in piccoli tornei, poi due anni dopo morì per infarto.