Buon compleanno GM Sergio!
Sergio Mariotti (Foto dall'archivio personale di Pierluigi Passerotti)
(del MF Pierluigi Passerotti)
Eroe della mia, o meglio della nostra, gioventù. Nostra intendo quella degli scacchisti come minimo sessantenni. Oggi i ragazzini e le bambine che si siedono alla scacchiera non sanno chi erano Tal e Fischer e forse hanno sentito parlare di Capablanca, Karpov e Kasparov ma in compenso sanno tutto di Carlsen e dei motivi di dissidio con Niemann. Figuriamoci se oggi sanno chi sono stati gli italiani Mariotti, Tatai (forse a fatica ricorderanno di aver sentito questi nomi) o i più arcaici Canal, Monticelli, Rosselli del Turco, Paoli, Porreca, Castaldi, Giustolisi, Zichichi.
Che bei tempi quelli, quando Tal battendo Botvinnik divenne campione del mondo, quando Fischer superava per 6 a 0 Taimanov prima e Larsen dopo, arrivando a sfidare e sconfiggere il campione mondiale Spasski sbaragliando l’intera scuola sovietica.
Quando un italiano conquistò per primo il titolo di Grande Maestro stupendo il mondo scacchistico tanto da essere soprannominato “Italian fury”. Brutali attacchi di sei, dico 6, pedoni contro l’est-indiana del grande Gligoric nel 1969 e di nuovo due anni dopo con il gambetto Evans!
E che libertà si concedeva Sergio: 1. e4 e5 2. Cf3 Cc6 3. Ab5 Df6 sì, proprio questa prematura uscita, e se 4. c3 addirittura 4… g5. E giocava blitz a 1 minuto lui e 5 a quasi qualsiasi avversario. Solo Cosulich poteva fare qualcosa di simile e per alcuni anni Roberto e Sergio furono considerati circa della stessa forza.
E come vinceva Mariotti: prendeva in giro il malcapitato con battute salaci da toscanaccio qual è. E chi poteva non accettare questi comportamenti sbruffoni immergendosi nello spirito giocoso, bambinesco, così evidente e coinvolgente di questo guascone fiorentino? Perfino Timman, Anderson, Tarjan, Browne, giovani GM molto famosi, ridevano e si accompagnavano con lui come fossero una banda di ragazzi che suona i campanelli delle case di notte o che vanno a rubare mele ai banchi del mercato paesano.

Sergio non passava inosservato, alto, informale (per non dire inelegante), bello e tombeur de femme. All’interzonale di Manila si infatuò di una giovane (che poi lo raggiunse a Roma, ma non durò più di qualche settimana) mentre nel torneo mancava di un soffio la qualificazione ai Match dei Candidati accettando la proposta di patta di Spasski. Appena firmato il formulario l’ex campione mondiale russo gli mostrò la variante che avrebbe fruttato al GM italiano un netto vantaggio.
Ricorderò sempre il vocione di Sergio urlare “E muovi!“quando, assistendo alla partita del IM Toth (chi era costui lo dirò tra poco), non sopportò la mano alzata per 1, 2, 3 minuti protesa sul Re che sotto scacco poteva fare una sola mossa, ed era in zeitnot. I compagni della squadra italiana ansiosi si chiedevano perché non facesse quella maledetta mossa ma fu lui, il mitico Sergio, a materializzare l’angoscia.
Come posso scordare cosa fece il nostro Sergio a Venezia nel 1971 all’ultimo turno: in palio c’era la terza norma definitiva di GM in caso di pareggio. Radulov, GM campione romeno, dopo qualche mossa propose la patta certo di fare cosa gentile e gradita. Se la sentì rifiutare!
Mariotti – Radulov
Venezia, 1971, 11° turno
Perché rifiutò? Non tanto per la speranza di arrivare secondo dietro al vincitore Browne.
Il giovane americano era un altro degno compare di Sergio. Una sera lo vedemmo rientrare correndo in hotel seguito da Mariotti… chissà quale marachella avevano compiuto nelle calli di Venezia.

E… Sergio arrivò secondo!
Non solo perché batté Radulov ma grazie anche a Zichichi che fece l’impresa di battere il GM Hort (che anche solo pareggiando sarebbe giunto secondo)
Zichichi – Hort
Venezia, 1971, 11° turno
Qual era il vero motivo per cui il nostro eroe volle giocare il tutto per tutto? Sopravanzare in classifica Tatai! Sangue, emozione, baldanza, eroismo! Come potevano ragazzi come me (ero diciassettenne, mi pare che quell’anno vinsi il torneo B di Venezia e conservo la foto dove Gligoric mi fa l’autografo) non tifare per un ragazzaccio poco più che ventenne così spavaldo, quasi irrispettoso dei GM stranieri?
IM Tatai e GM Mariotti, le due prime donne dello scacchismo italiano dagli anni ’60 almeno per un ventennio. Solo avversari o “nemici – amici”? Non lo so e forse nemmeno loro lo sapevano. A casa della comune amica Daniela Romano dopocena giocavano lampo ridendo ma poi se ne facevano di tutti i colori.
Ad esempio: Sergio si era appena trasferito da Firenze a Roma per entrare al Banco di Roma (banca che grazie a Zichichi inventò lo squadrone di scacchi plurivincitore di campionati italiani e dove militavano oltre a Mariotti e Zichichi io, Valenti, Pernisco, Tassi (ultimo assunto al Banco di Roma), talvolta D’Amore e… Tatai nei campionati europei a squadre come in Ungheria e Canarie). Accadde che un mecenate finanziò un match all’Accademia Romana tra le due star. Match che fu interrotto dopo poche partite per ritiro di Sergio. Motivo: il mio eroe era impiegato in un ufficio della banca e quando usciva dal lavoro doveva aspettare i mezzi pubblici per arrivare sul lungotevere alla sede di gioco. Colpevole il traffico romano giunse con una mezz’ora di ritardo. Orologio in moto. Ma come, un match “amichevole” per il piacere del mecenate e Stefano Tatai non tiene conto del traffico? Non è così nobile cavaliere? E che cavolo!
Il toscanaccio che viveva dentro la carne di Mariotti non poteva sopportate un simile sgarbo!
Passano gli anni e dopo due fui assunto anche io pur facendo già parte della squadra del Banco di Roma.
Una delle prime trasferte per la Coppa delle squadre campioni nazionali fu Spagna, isola della Gran Canaria. Che bellezza! Io mi ero fidanzato, Mariotti appena sposato e Valenti appena divorziato dalla bella iugoslava Valeska. Il match era andata e ritorno su 8 otto scacchiere e al primo turno pareggiammo ma Mariotti vinse in prima scacchiera.
Nel giorno di riposo ci portarono alla spiaggia meridionale e ci avvisarono che lì il clima era equatoriale a differenza del nord riparato dal caldo da un’alta montagna. “NON state al sole più di mezz’ora” ci dissero. Valenti era stato guardato da una villeggiante e così si mise su uno scoglio a farsi notare, come fosse il dio del mare Nettuno. Lo chiamammo e lui ci rispose che stava conquistando… ma ci mise più di un’ora a convincersi che quella proprio se ne infischiava di lui! La sera prima Mariotti aveva tenuto il gioco a Valenti in conversazione con due turiste olandesi ma all’appuntamento dopo cena Sergio c’era e Pino no. Sergio mi pregò di andare a sentire Pino in camera. Pino non rispose se non con un muggito ai miei colpi alla porta. Infine aprì. Era ustionato, rosso come un peperone e dolorante. Si rimise a letto e poco dopo Mariotti e io ci mettemmo a giocare lampo e le due olandesi se ne andarono a spasso.

Il giorno dopo pattammo di nuovo il match, ovviamente Valenti perse ma D’Amore mi pare che vinse e Tatai, Mariotti, Zichichi, io e Pernisco pareggiammo. Passammo il turno perché il primo giorno in prima scacchiera Sergio aveva vinto.
Altro fantastico aneddoto sulle Canarie, un bel trucco: nel secondo turno era rimasta solo la mia partita da finire e bastava che pattassi per farci superare il turno. Io non lo sapevo, assorbito dal difficile compito in zeitnot di resistere all’attacco dello spagnolo. Quando finalmente mi sembrava di avercela fatta mi alzo e chiedo a Sergio se potevo proporre la patta. Avevo 4 minuti e l’avversario sette. Con il suo vocione Sergio mi risponde in modo che sentisse anche lo spagnolo: “Ma che, ora che stai meglio!” Lo spagnolo pensa 1, 2, 3, 4 minuti poi propone lui il pareggio. Sergio non mi dà il tempo di rispondere, ferma l’orologio e mi fa firmare subito il formulario. In stanza separata gli spagnoli hanno torturato il mio avversario.
Altri bei campionati europei all’estero e in Italia. Tutte belle esperienza con amici di ogni razza e paese. In Scozia nacque una rivalità tra due giovani IM: il romano D’Amore e l’inglese Short, dico Short! (quello che arrivò a sfidare Kasparov anni dopo). Eravamo cittadini del mondo.

Grande Sergio, generoso e simpatico. Fin qui ho presentato il Mariotti giocoso ma lui è anche una persona seria che si assume le responsabilità delle sue opinioni anche nella vita privata. La gente non sa quanto meriti la stima a livello umano di Karpov, che ha interceduto con la FIDE per aiutarlo in un momento difficile. Negli ultimi anni qualche problema di salute gli ha impedito di accompagnare le squadre ai campionati seniores ma tutti lo stimiamo ancora molto.
Allora vi racconto il suo impegno, da uomo maturo, non agonistico per gli scacchi in Italia.
Io dovetti accettare il primo impiego a Milano avendo ritardato per università e servizio militare l’assunzione al Banco Roma. Quasi ogni sera andavo allo storico circolo Scacchistica Milanese (nel palazzo che mi pare fosse del nobiluomo Dal Verme). Feci amicizia con tanti simpatici e burloni milanesi. Conobbi Dal Verme ex presidente FSI e il nuovo, Palladino. Mariotti veniva talvolta a Milano. Con lui partecipai a cene a casa di Palladino condite da barzellette in dialetto del buontempone Nicola, detto il “Palla” (a causa del fisico sferico… sormontato da una testa altrettanto sferica). Dialetto perfetto eppure… Nicola era pugliese e, come molti che avevano avuto successo nella città dell’imprenditoria rampante (la sua agenzia serviva al Comune di Milano ogni mattina notizie dal mondo riguardanti Lombardia e capoluogo) … si sentiva più milanese dei milanesi. Era davvero un simpaticone, come Sergio e infatti si intendevano perfettamente.
Non sorprende perciò che il Palla nominò Sergio commissario tecnico e cosa si inventò il neo CT? Concretizzò il motto Largo ai Giovani! Alle Olimpiadi di Lucerna non convocò sé stesso e soprattutto Tatai, neanche Zichichi (gli anzianotti) e chiese all’IM Toth di andare come capitano per i giovinotti Passerotti, Messa, Arlandi, Sanna, Ceschia. Per spirito di corpo Toth rifiutò e pensare che se c’era antipatia per Tatai questo sentimento era maggiore tra i due ungheresi.

Tatai era fuoriuscito dall’Ungheria comunista con la zia, una nobildonna sposata con un famoso giornalista romano. Fino alla morte della zia visse con lei in un sontuoso appartamento della elegante via Cola di Rienzo a due passi dal Lungotevere.
Anche Bela Toth era emigrato, con la sorella, dall’Ungheria ma era di classe sociale inferiore al “signor” Tatai. A Milano Toth fece forte amicizia con Messa, poi anche con me. Ricordo una cena in un ristorante di altissimo livello dove Dal Verme invitò Bela e la bella sorella, io e pochi altri.
Che anni divertenti…
La rivoluzione mariottiana non finì con le Olimpiadi del 1982.
Erano anni di contrapposizione tra circoli del Nord e quelli meridionali, Roma soprattutto. I “milanesi” erano abituati a governare la FSI che era stata sempre legalmente a Milano. La segretaria era pagata da Dal Verme che si faceva carico di eventuali carenze finanziarie. Con Palladino era stata potenziata la richiesta di entrare nel CONI sia per motivo di prestigio che per avere una assicurazione finanziaria. Il milanese – pugliese Nicola vedeva in Sergio il più degno successore dopo di lui alla guida della FSI. Chissà che non ci fosse anche una componente affettiva per l’allora neo CT ? o una specie di rivalsa su personaggi sovrabbondanti in retorica inconcludente… l’occasione di dargli una bella lezione?! Il “Palla” veniva accusato di centralismo autoritario ma i consiglieri federali di allora erano dei tipi… surreali. Gente pure simpatica come, per esempio, il Bellucci che si vantava di avere in cantina nel Veneto un metro cubo di formulari dei tornei di tutte le categorie e di voler pubblicare a imperitura memoria le partite di sconosciuti giocatori a onore della passione per gli scacchi anche delle “mezze cartucce”.
La simpatia e la gloria di Sergio (passato perfino in interviste televisive) era così grande che, con la benedizione del Palla, l’elezione a presidente fu una passeggiata. Io diventai consigliere e mi ritagliai il ruolo di responsabile giovanile. Così l’idea di potenziare la diffusione e il progresso degli under 16 si incarnò sotto la presidenza Mariotti nei Campionati giovanili a Castel Fusano con quasi mille iscritti, corsi per i campioni under 16 convocati ai campionati U21 con analisi delle partite da parte del GM Efimov, e vari maestri tra i quali il sottoscritto.
Il CONI si mostrava propenso all’ammissione della FSI ma la cosa slittò a dopo le successive elezioni che videro Sergio non ripresentarsi e tra me (candidatomi solo come portabandiera delle idee rivoluzionarie) e Zichichi, vittoria scontata dell’amico IM Alvise. Una successione eccellente, l’ex funzionario di banca Alvise era il miglior amministratore possibile di un organismo che iniziava a funzionare davvero bene.

Zichichi ebbe in Sergio e me (tornato dopo cinque anni da Milano a Roma) leali collaboratori. Molte sere Alvise venne da me a cena e poi fino a tardi leggevamo le note CONI agli articoli dello statuto federale da modificare e poi approvare in assemblea.
In prosecuzione alle idee di Mariotti ci furono i corsi per istruttori (Mikhalchishin, Messa, Sedina, io e altri maestri) e giovani alla scuola Giulio Omesti del CONI a Roma e una sera Sergio invitò i docenti a casa sua. Gli piaceva vedere germogliare i semi piantati.
A proposito delle cene da Sergio. Io non c’ero quando lui ospitò Korchnoi dopo averlo battuto in uno dei tornei a inviti del Banco di Roma nel 1982. Il grintoso vicecampione mondiale volle la rivincita in un centinaio di partite lampo notturne. Sergio mi raccontò che all’alba era spossato tanto da concludere con alcune sconfitte ma la sfida misurò solo una leggera prevalenza del Terribile Viktor! In torneo lo score è di 1 vittoria a testa e un pareggio. E non posso non ricordare il pareggio con il nero di Sergio con Karpov a Milano nel 1975, gran torneo organizzato da Palladino. Da allora Karpov abbe stima e amicizia per il nostro eroe.

Grazie Sergio, per averci fatto divertire, per essere stato il primo GM italiano, apripista per chi dopo di lui è diventato GM, Michele Godena. Nella foto si vede il match di un ultimo epico scontro tra il vecchio Sergio e il nuovo Michele… e mi sia consentito gioire della vittoria del vecchio senza nulla togliere alla simpatia e bravura del fortissimo Godena che di eccezionali imprese ne ha fatte tante.
Applausi per l’innovatore Sergio del movimento scacchistico italiano e propulsore con Palladino e Zichichi dell’entrata nel CONI della nostra FSI.
Buon compleanno Sergio.
Bellissimo!
Amarcord di chi ha vissuto quei tempi in prima persona e non li ha sentiti raccontati. Pierluigi ci pone di fronte a fatti che solo chi li ha vissuti può ricordare così nitidamente senza dare spazio a domande del tipo: “Ma sarà vero?”. Ne esce un affresco, in alcuni casi con situazioni inedite, di quello che erano gli Scacchi in Italia negli anni Settanta – Novanta facendo venire alla mente il film ” La meglio gioventù…” dove in questo caso va aggiunto “… Scacchistica Italiana”! Auguri Sergio, il nostro storico GM Nazionale, e bel pezzo Pierluigi!
Bellissimo ricordo e auguri anche da parte mia!
Un bel ricordo, più di un ricordo con vari aneddoti da tenere a memoria. Tanti auguri di buon compleanno, Sergio !
Bravo Pierluigi hai fotograto benissimo il nostro primo GM Sergio Mariotti a cui faccio tanti auguri.