Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Nuove ipotesi sulle sfide tra Ruy Lopez e Leonardo da Cutro

(Adolivio Capece)
Premessa. Da alcuni anni, in particolare da quando ho cominciato a lavorare per realizzare il testo base del libro sui 100 anni della Federazione, ho smesso con l’attività agonistica per dedicarmi alle curiosità e alla storia degli scacchi.

Nelle mie ricerche mi sono imbattuto in alcune incongruenze, non solo a livello italiano ma anche a livello internazionale. Una delle principali è stata relativa alla celebre sfida tra Leonardo da Cutro, detto il Puttino, e Ruy Lopez, sfida che è stata immortalata in un grande quadro del pittore senese Luigi Mussini del 1575.
Su il Puttino abbiamo già scritto qui: “1868: IL PUTTINO“.
E dato che qualche tempo fa mi sono casualmente imbattuto in un articolo sull’argomento su L’Italia Scacchistica del dicembre 1950, ho deciso di approfondire, sperando che le mie conclusioni incuriosiscano i nostri Lettori.

1. La sfida con Leonardo da Cutro, una nuova (?) ipotesi

Un dato sicuro è che questa sfida si svolse nel 1575 e proprio in base a questa data sono nati tutti i miei dubbi. Dubbi che si sono concretizzati leggendo l’articolo di Delfino Gastaldi, importante scacchista biellese (rimando per notizie su di lui a un post dedicato di prossima pubblicazione).
Leggiamo insieme l’inizio dell’articolo.

“Nel pontificato della felice memoria di Gregorio XIII … era giunto nell’Urbe Ruy Lopez, chierico di Zafra, per ottenere un beneficio che era allora vacante. I due si incontrarono e nelle partite che ebbero a giocare il più anziano ed esperto spagnolo prevalse. /…/ Leonardo dolente e umiliato partì tosto da Roma ed in Napoli per due anni applicassi presso un suo zio e maestro ad approfondirsi nella strategia scientifica e pratica dello scacchiere.”
Come ho detto, Leonardo era Leonardo da Cutro, detto il Puttino.

La lettura dell’articolo ha risvegliato in me un dubbio, in particolare per la frase: “Nel pontificato della felice memoria di Gregorio XIII…”
Ma Gregorio XIII salì al soglio pontificio nel 1572! Eppure si parla della sfida tra Ruy Lopez e Leonardo da Cutro, detto il Puttino, che quasi tutte le fonti indicano invece avvenuta nel 1560, quando del resto è storicamente accertato che Ruy Lopez proprio nel 1560 giunse per la prima volta a Roma per alcuni impegni legati alla sua condizione di ecclesiastico e con tutta probabilità per presenziare alla consacrazione di Pio IV, eletto papa l’anno precedente.
Un altro dubbio era nato già da tempo nei miei studi sulla storia degli scacchi relativamente alla figura dello spagnolo che da diverse fonti viene indicato come Vescovo di Segura e da molte altre come semplice prete.

Allora fermiamoci un attimo e facciamo il punto su Ruy Lopez.
Sappiamo tutti che è l’ideatore della apertura che porta il suo nome (ma che in Italia chiamiamo Spagnola: 1.e4 e5 2.Cf3 Cc6 3.Ab5) e che viene considerato come primo campione del mondo (ovviamente ufficioso) del nostro gioco.

Ricordiamo che Rodrigo “Ruy” López de Segura era nato da una famiglia di ricchi commercianti a Zafra nel 1530; si sa poi che morì a Madrid intorno al 1580, ma va detto che sulle date non vi è completa certezza.
Fin dalla giovinezza si appassionò agli scacchi e presto divenne un forte giocatore, tanto che in Spagna era considerato il migliore in assoluto: non disponeva infatti soltanto di una eccellente conoscenza teorica, ma anche nella pratica la sua forza di gioco era enorme.
Prese i voti, forse dell’ordine francescano. Fu prelato della parrocchia della Candelaria  nella sua città e, più tardi, entrò alla corte di Filippo II in veste di confessore e consigliere del re, e per questo -per così dire- fece carriera e si avviò a diventare Vescovo.

Per quasi tutte le fonti, la sfida tra Ruy Lopez e Leonardo è datata 1560; del resto è storicamente accertato che Ruy Lopez proprio nel 1560 giunse per la prima volta a Roma per alcuni impegni legati alla sua condizione di ecclesiastico e con tutta probabilità per presenziare alla consacrazione di Pio IV, eletto papa l’anno precedente: va specificato che all’epoca lo spagnolo era soltanto un ‘chierico’ e non era Vescovo.
E a Roma nel 1560 è appurato che approfittando del tempo libero Ruy Lopez (allora soltanto un ‘chierico’) cercò i migliori giocatori di scacchi dell’epoca e li batté tutti. Vincendo l’importante sfida con gli italiani, venne riconosciuto dai contemporanei come una sorta di campione del mondo ante litteram.
Su questo le cronache sono concordi, ma in nessuna si parla esplicitamente di partite giocate anche contro Leonardo da Cutro.

A questo punto dobbiamo porci una domanda: quale è l’anno di nascita di Leonardo da Cutro? Alcune fonti dicono 1533, ma questa è palesemente errata; altre fonti dicono 1542, altre ancora 1552.
Supponendo che sia corretto il 1542, allora nel 1560 il Puttino avrebbe avuto 18 anni. Andrebbe abbastanza bene la descrizione del Salvio: “Dimorava allora in Roma un giovane studente di legge di nome Leonardo, nato a Cutri. Più dedito al gioco degli scacchi che alla sua professione, egli si applicava così diligentemente al gioco stesso che divenne uno dei più famosi giocatori di Roma…”
Ed ecco il dubbio: dato che lo spagnolo batté tutti gli italiani dell’epoca, evidentemente anche Leonardo perse: ma allora come mai aspettò 15 anni, fino al 1575, per avere la rivincita? 15 anni: non sono troppi?

Ecco perché l’articolo di Delfino Gastaldi, mi ha fatto sorgere la domanda: ma nel 1560 Ruy Lopez giocò davvero con Leonardo? La risposta mi è sembrata negativa  leggendo appunto quello che scrisse Gastaldi, che riportò anche un altro testo del Salvio “ritrovato dallo storico Gustavo Valente di Celico”.

Rileggiamo ancora una volta cosa scrisse Gastaldi:
Nel pontificato della felice memoria di Gregorio XIII … era giunto nell’Urbe Ruy Lopez, chierico di Zafra, per ottenere un beneficio che era allora vacante. I due si incontrarono e nelle partite che ebbero a giocare il più anziano ed esperto spagnolo prevalse. /…/ Leonardo dolente e umiliato partì tosto da Roma ed in Napoli per due anni applicassi presso un suo zio e maestro ad approfondirsi nella strategia scientifica e pratica dello scacchiere. Quando si tenne insuperabile giocatore si accinse pieno di nobile ardire a recarsi a Madrid per prendervi una rivincita sul suo mitrato antagonista (mitrato perché lo spagnolo era divenuto vescovo).”

Ed ecco il testo attribuito al Salvio:
“Nel pontificato della felice memoria di Gregorio XIII si ritrova Leonardo da Cutro detto il Puttino a Roma ove ultimava lo studio delle leggi (benché più al gioco degli scacchi egli attendesse) laonde era in tanta eccellenza venuto, ch’ancor che giovinetto fosse nelladimeno ciascun giocatore per eccellente che s’era in Roma egli vincea e per essere egli di sì poca età il nome di ‘puttino’ se le dava”.

E allora? Quale è la conclusione di tutto questo ragionamento?
La conclusione è che personalmente credo si possa affermare che tutta la vicenda diventa logica e coerente se prendiamo come anno di nascita del Puttino il 1552.  Con questa ipotesi nel 1560 Leonardo aveva circa 8 anni; quasi sicuramente non viveva ancora a Roma e soprattutto difficilmente poteva già essere annoverato tra i migliori giocatori.
Se ipotizziamo che Ruy Lopez giocò con Leonardo quando tornò a Roma nel 1572, in occasione del conclave che elesse papa Gregorio XIII (sembra che lo spagnolo fosse venuto per ‘un beneficio’ che poteva essere proprio la sua nomina formale a Vescovo), allora fu in questa occasione che sconfisse il Puttino che all’epoca era considerato il più forte in assoluto.

Ed ecco che diventa logico che l‘allora ventenne Leonardo, ‘giovane studente di legge’, dopo la sconfitta per due anni si ritirò a studiare Napoli vivendo presso un suo zio. Poi finalmente l’italiano si recò a Madrid per la nuova sfida.

Rileggiamo ancora cosa scrisse il Salvio:
Dimorava allora in Roma un giovane studente di legge di nome Leonardo, nato a Cutri. Più dedito al gioco degli scacchi che alla sua professione, egli si applicava così diligentemente al gioco stesso che divenne uno dei più famosi giocatori di Roma, dove era conosciuto sotto il nomignolo del Puttino, a cagione della sua figura e dei suoi modi da adolescente.
A quell’epoca il più famoso giuocatore di scacchi in Europa era il sacerdote spagnuolo Ruy Lopez, il quale, chiamato a Roma per affari ecclesiastici, fu sfidato da Leonardo il quale però rimase soccombente di fronte alla consumata valentìa del provetto giuocatore”.

Vediamo ora, per concludere questa prima parte, due partite che nei database sono riportate come giocate nel 1560, ma in realtà furono giocate nel 1572.

Ruy López – Leonardo
(Roma, 1560/1572 ?)

Ruy López – Leonardo
(Roma, 1560/1572 ?)


2. Il manuale dello spagnolo e la sfida del 1575

López era probabilmente a conoscenza della letteratura scacchistica a lui contemporanea, soprattutto gli era noto il manuale del portoghese Damiano risalente al 1512.

Poiché la manualistica esistente lo lasciava insoddisfatto, decise di scrivere lui stesso un testo di scacchi: il notissimo “Libro de la invención liberal y arte del juego del ajedrez, muy útil y provechosa para los que de nuevo quisieren depreder a jugarlo, como para los que ya lo saben jugar”, pubblicato ad Alcalà de Henares nel 1551.

Il titolo significa letteralmente: “Libro della invenzione liberale e arte del gioco degli scacchi, assai utile e vantaggiosa per coloro che desiderano apprenderla dal nulla, quanto per coloro che già la sanno giocare”: il volume è fra i primi manuali teorici di scacchi in Europa e fu gratificato nel tempo da una grande fortuna e notorietà.

Nel suo manuale López narrava l’origine degli scacchi, spiegava le regole del gioco (che corrispondevano quasi completamente già a quelle che conosciamo), e dava per la prima volta un quadro completo delle aperture allora note.

Dando però prova della sua vasta cultura umanistica, come costume del suo tempo, López intercalò le parti più propriamente saggistiche dedicate agli scacchi con digressioni che andavano da considerazioni sui classici latini a notazioni sulla vita di corte e sulle buone maniere (da qui la presenza nel titolo del riferimento all'”invenzione liberale“, intesa nel senso delle “arti liberali”).

Non mancavano nel testo consigli estremamente pratici e che al giorno d’oggi faticherebbero a trovare cittadinanza in un testo di teoria scacchistica, come ad esempio il suggerimento di orientare la scacchiera in modo che il riflesso del sole infastidisse l’avversario con lo scopo di diminuirne la concentrazione.

López ebbe modi di pubblicare altre opere letterarie. Tra le altre vanno segnalate le Grammaticae Institutiones, pubblicate a Lisbona nel 1563 presso lo stampatore Juan Alvarez.

Il prelato spagnolo studiò anche in profondità il Gambetto di Re, lasciando come traccia memorabili esempi di partite d’attacco e contrattacco.

Inoltre Ruy López ha favorito l’affermarsi della presa ‘en passant’ (la regola non era ancora accettata universalmente), utilizzandola con frequenza nelle sue partite, ed ha praticato con successo anche l’arte del gioco alla cieca, affrontando anche più di un avversario simultaneamente senza vedere la scacchiera e basandosi unicamente sulla propria memoria.

Prima di proseguire, un inciso relativo alla sfida del 1575, che stando alle cronache non fu solo un confronto a due ma quasi un torneo, con 4 giocatori:

Leonardo ebbe modo di prendersi la sua rivincita nell’agosto del 1575, quando Filippo II invitò a un torneo presso la sua corte i migliori scacchisti dei provenienti dai territori governati dalla corona spagnola (e, quindi, di buona parte delle penisole iberica e italiana): oltre agli stessi López e Leonardo, presero parte all’agone il siracusano Paolo Boi e Alfonso Ceron di Granada.
La competizione è a tutti gli effetti il primo torneo magistrale della storia di cui ci sia giunta notizia. Il torneo fu vinto da Leonardo che ricevette un premio in denaro e l’esenzione della sua città, Cutro, dalle tasse per i successivi vent’anni, ma soprattutto ottenne la fama di essere il più forte giocatore al mondo.

Giovanni Leonardo Di Bona, o Leonardo da Cutro detto “il Puttino”

López perse la sfida diretta contro Leonardo per 2 a 3, patendo la rimonta dell’italiano dopo avere vinto le prime due partite, e dovette cedere le armi anche a Boi. La prevalenza degli italiani fu così completa, e lo scettro degli scacchi passò definitivamente dalla Spagna all’Italia.

Per concludere leggiamo ora da L’Italia Scacchistica del dicembre 1950 l’intero articolo di Delfino Gastaldi:

“Quello che può forse considerarsi il nostro primo grande successo sportivo ottenuto all’estero, avvenuto nella seconda metà del Cinquecento, ad opera principalmente di Leonardo Bona (o di Bona) più conosciuto pel suo luogo natio come Leonardo da Cutro (Catanzaro).
Degli autori che scrissero di lui vanno citati il Carrera (1617) il Salvio (1634) e fra i moderni il Murray nella sua ‘History of chess’.
Ma va soprattutto menzionato il pittore che seppe tributargli il meritato e raro onore di un’opera d’arte, il prof Luigi Mussini di Siena.

Teatro della sfida nonché della vittoria italiana fu la reggia dell’impero ‘su cui non tramontava mai il sole’.
Nel quadro figurano della gran Corte Madrilena: Filippo II, la regina Anna Maria d’Austria terza moglie del monarca, l’Infante Isabella figlia di Filippo II, don Giovanni d’Austria comandante in capo della flotta cristiana a Lepanto, il duca e la duchessa di Lerna, don Cristofaro de Mora gentiluomo di camera, fra’ Diego di Chaus, confessore del re, una dama della regina, una damigella e un paggio.
I due protagonisti sono Il Puttino ritratto in piedi in atto di dichiararsi vincitore mentre sta additando al sovrano la posizione finale dello storico incontro, e Ruy Lopez. Il vinto vescovo che fino allora godeva la fama di essere il più forte giocatore del secolo siede accasciato e umiliato vicino alla scacchiera.
Premesso che a Pio V (il papa che promosse la vittoria di Lepanto) era succeduto (1575) il bolognese cardinale Boncompagni (Gregorio XIII) riformatore del calendario giuliano.

In quel tempo era giunto nell’Urbe Ruy Lopez, chierico di Zafra, per ottenere un beneficio che era allora vacante.
I due si incontrarono e nelle partite che ebbero a giocare il più anziano ed esperto spagnolo prevalse. Leonardo dolente e umiliato partì tosto da Roma ed in Napoli per due anni applicassi presso un suo zio e maestro ad approfondirsi nella strategia scientifica e pratica dello scacchiere.
Quando si tenne insuperabile giocatore si accinse pieno di nobile ardire a recarsi a Madrid per prendervi una rivincita sul suo mitrato antagonista (mitrato poiché lo spagnolo era frattanto divenuto vescovo, mentre l’italiano aveva sposato una giovane amatrice del  nobil giuoco in Genova)”.


Per meglio chiarire, inseriamo un breve testo da Nuova Rivista degli Scacchi, 1895:

Fecero una prima sosta a Genova, ove ebbero l’ospitalità di certo sig. Giorgio, il quale quantunque non fosse giuocatore di scacchi, aveva però, sembra, casa aperta per quelli che lo erano. Ivi Leonardo si invaghì dell’unica sorella (sembra un errore, più probabilmente la ragazza era la ‘figlia’, NdR) di Giorgio, ma essendo povero non ardì domandarne la mano al padre. Ma siccome il suo amore era ricambiato ed egli sperava di riportare una massa di oro dalla Spagna, così i due giovani si fidanzarono”.


E riprendiamo a leggere Gastaldi:

“Lasciata la sposina, dopo una sosta a Barcellona, aveva raggiunto Madrid.
Nel nuovo incontro con Ruy Lopez celò in parte la sua forza contentandosi di rimanere superiore di una partita; Filippo II, saputo come il giovane calabrese avesse vinto quel Lopez ch’egli d’ognuno reputava invincibile, volle che giocassero in sua presenza, offrendo un premio di 1000 scudi a quello che prima vincesse tre partite.
Tale fiducia aveva Leonardo nella propria forza che spinse l’audacia fino a perdere volontariamente le prime due partite.

Il re fece atto di partirsene tenendo l’italiano per non buon giocatore, ma Leonardo si buttò avanti ai suoi piedi e dissegli:
Sacra Maestà prego non si parta perché questo che ho fatto è stato ad arte, acciò si veda il mio sapere più chiaro: supplico Vostra Maestà vedere altri tre giochi che io guadagnerò senza molto sforzo.’

Sorpreso Filippo di tale baldanza si fermò a vedere l’esito della lotta.
Il Puttino mantenne quanto aveva detto, vincendo con tre partite consecutive la sfida. Ne ebbe dal re i 1000 scudi ma eziandio una collana d’oro con una salamandra di molte gioie ornata e una pelliccia di zibellino.
Ne qui si arrestò Filippo II che, per attestargli la sua ammirazione, si dichiarò pronto a concedergli la grazia da lui desiderata.
Leonardo ringraziò sommamente il re di tanti favori e nulla chiedendo per sé ottenne che Cutro avesse il titolo di città e che fosse esente dal pagar gabelle per un ventennio.
Trionfo dunque pieno e indiscutibile perché sanzionato da un regale intenditore, reso immortale nella piccola patria dall’amore di un suo figlio, nella grande da un’opera d’arte”.

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