Scacco matto all’assassino (19)
(Fabio Lotti)
Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca
La ricerca si fa sempre più difficile ma io sono ancora più ostinato…
Scacchi, delitti, indagini… cos’è la vita se non un gioco perverso in cui regna la follia? Qui tutte le precedenti puntate. (UnoScacchista)
[In apertura un dettaglio della locandina della mostra “GEORGES SIMENON, Otto viaggi di un romanziere”]
Infatti, non dandomi per vinto, anche questa volta ho trovato qualcosa in Il club delle vecchie signore e altri racconti di Georges Simenon, La Stampa 2025.

Partiamo dal primo Il prigioniero di Lagny.
Torrence, Émile e Barbet “cioè l’organico maschile dell’Agenzia O”, si trovano, al buio, sotto l’acqua gelida che viene giù dal cielo, sulla riva di un fiume. E’ arrivata una lettera senza firma. L’autore chiede loro aiuto perché sequestrato in un luogo che ignora. Tuttavia ha dato qualche indicazione che potrebbe servire a ritrovarlo. Il gruppo indaga: una casa abbandonata, una chiatta, un pittore proprietario della medesima e una giovane donna che posa nuda. Uccisa. Come accusare il pittore dell’assassinio, tra l’altro amico di persone importanti?…
Il Club delle vecchie Signore
Émile dalla signora Pitchard. Deve rivelargli un fatto strano. Tutte le settimane ha l’abitudine di invitare a casa sua una delle signore iscritte al Club delle Vecchie Signore dove si gioca a bridge e ad altri intrattenimenti di società. Sabato scorso è toccato alla signora Sacramento, ovvero non proprio signora se gli è spuntata la barba! Chi è, dunque, costui?. E perché si è fatto ammettere al Club?. Ricerca interessante, incontro con una vecchia fiamma e…occhio alla mela!
Il dottor Beccamorti
Proprio in questo racconto ci sono anche gli scacchi. Subito all’inizio abbiamo un signore (in seguito sapremo essere il dottor Maupin, ovvero il dottor Beccamorti) che, nel Club degli scacchi di Parigi, appena finita una seconda partita, si sta concedendo qualche attimo di riposo quando arriva il vicepresidente del club “Scusi dottore…Mi permetta di presentarle un amico…Non fa parte del circolo, ma stasera è qui come invitato e poco fa l’ha vista giocare…”. Insomma l’amico lo sfida apertamente ed è perfino disposto a concedergli il vantaggio di una Torre e di un Alfiere. A lui, uno dei più forti giocatori del circolo, che ha già vinto con un russo assai famoso! Una partita senza senso, anche perché il giovanotto, presentato come Tallandier è, in effetti, Émile, la mente della Agenzia investigativa O. Egli ha come unico scopo quello di trattenere il dottor fino all’arrivo di una telefonata da Barbet, ex scassinatore diventato fattorino della suddetta agenzia, che sta ispezionando minuziosamente l’appartamento proprio di Maupin. Infatti si pensa che ci tenga prigioniera una sua paziente. Niente, ora non c’è ma in seguito verrà trovata proprio lì morta stecchita. Aggiungo una nipote, un’amante, un testamento e…una colla forte…
Il ricatto dell’Agenzia O
“Signor Torrence, prego, ci segua alla Polizia giudiziaria”. E il nostro viene arrestato perché ha in mano una busta piena di banconote! Incredibile. Caso complesso: uno scultore che confessa un assassinio, un ricattatore e perfino sospetti di Torrence stesso sui suoi dipendenti. Insomma un’agenzia seria e rispettata “sull’orlo della rovina e del disonore!”. Come risolvere la delicata situazione?…
Situazioni pazzesche, scherzose, umoristiche, stravaganti. Sembra quasi di vedere Simenon che si diverte come un matto a infilare i suoi personaggi in vicende comiche e grottesche, perfino paradossali. Personaggi vivi con le loro concrete caratteristiche fisiche e umorali, che si danno da fare, scrutano, indagano, deducono ma a volte in difficoltà di fronte a certi momenti incongrui e inaspettati. Racconti estrosi, frizzanti. Racconti di classe.
Troviamo gli scacchi anche in Sherlock Holmes – Terrore a Londra di Gretchen Altabef, Mondadori 2026, quando il nostro Sherlock chiede a Frank se gioca a scacchi per una eventuale partita. La moglie Aileen interviene dicendo “Dopo la morte di mio padre, sono diventata io il campione di scacchi della nostra famiglia. Il mio compianto genitore era un campione e mi ha insegnato tutto quello che sapeva.” Frank le mise un braccio intorno al collo e sorrise “Non ho alcuna possibilità contro di lei.” (pag.13).
Nelle due pagine successive Aileen invita Sherlock, che viaggia in nave sotto falso nome di Robert Vernet, ad una partita in una zona piuttosto appartata. “Aileen che vuol dire tutto questo? Sono un uomo semplice, i misteri non sono il mio forte, disse Holmes sorridendo, mentre preparava la scacchiera. La storia del vantaggio del bianco è una leggenda popolare, ma le lascio comunque la scelta: bianco o nero?. ” Ma la signora ha ben altre intenzioni perché “approfittando di un attimo di disattenzione mentre Holmes sistemava i pezzi, estrasse con velocità fulminea una forcina dai capelli e gliela infilzò nella mano.” Trattasi della figlia del professor Moriarty ucciso, secondo lei, a sangue freddo da Holmes e che vuole vendicare.
Beccati anche in Il Club dei delitti del giovedì di Richard Osman, Feltrinelli 2026, dove dei vecchietti si radunano in una lussuosa casa di riposo per indagare su casi di omicidio irrisolti, fino a quando arriva un assassinio proprio sulla loro soglia di casa…

A pag.99 “A volte lei e Stephen giocano ancora a scacchi. Elizabeth una volta aveva trascorso un mese in un rifugio al confine tra la Germania e la Polonia, faceva da babysitter al Gran Maestro russo degli scacchi, e futuro defettore (di sicuro un errore al posto di detentore), Yuri Tsetovich. Ricorda che lui pianse lacrime di gioia vedendo che lei sapeva giocare bene. Elizabeth non ha perso nessuno dei suoi talenti, ma Stephen la batte sempre, e con un’eleganza che la manda in estasi. Anche se giocano sempre meno spesso, ora che ci pensa. Forse hanno giocato l’ultima partita? Stephen ha catturato il suo ultimo Re? Ti prego, no.”
Più avanti pag.209 “”Scacco matto” dice una voce nel soggiorno. Una voce dell’Europa dell’Est. “Bene, sono perduto” risponde Stephen. Elizabeth fa scivolare le chiavi della borsa e apre la porta del soggiorno. Stephen e Bogdan siedono ai due lati della scacchiera, uno di fronte all’altro. Sorridono entrambi nel vederla… Stephen esamina il fine partita sulla scacchiera. “Questo disgraziato mi ha sconfitto, Elizabeth. Senza barare.” Guarda suo marito, curvo sulla scacchiera a tracciare le mosse, chiaramente deliziato per la trappola in cui è caduto.
Ancora più avanti Elizabeth “Era un po’ di tempo che Stephen non giocava più a scacchi, sa, Bogdan. Mi ha fatto piacere vedervi giocare.” “È bravo. Mi ha dato del filo da torcere.”…”Deve essere un bravo giocatore anche lei.” “Giocare a scacchi è facile.” Bogdan prosegue tra le file di tombe, e ora accende una torcia. “Devi solo fare sempre la mossa migliore.” Immagino. Non l’ho mai visto sotto questa prospettiva. Ma cosa succede se non sai qual è la mossa migliore?” “In questo caso perdi.” Pag.213-214.
Ma non è finita qui perché ritroveremo ancora Bogdan e Stephen giocare a scacchi, mentre parlano degli ultimi avvenimenti, da pag.366 a pag.371. La partita si conclude anche questa volta con uno scacco matto di Bogdan.

Ricordo anche Pessima mossa, Maestro Petrosi di Paolo Fiorelli, Sperling & Kupfer 2015. Urbavia, finale torneo di scacchi. In prima scacchiera il G.M. Achille Petrosi “grossa testa quadrata”, capelli crespi, foltissime sopracciglia, un angioma in mezzo agli occhi. Ha fatto la prima mossa ma il suo avversario Vitti, il Conte, non si è ancora presentato. E non si presenterà. E’ steso all’ingresso della sua villa. Morto. Morto ammazzato da quattro coltellate.
E ricordo L’uomo degli scacchi di Peter May, Einaudi 2015, dove gli scacchi giganti di Whistler (servono per una partita sulla spiaggia), che rappresentano fieri vichinghi, diventeranno, addirittura, un mezzo per scoprire l’assassino.
Brevissima citazione in Ultimo appello di Salvo Toscano, Newton Compton 2024, quando il personaggio avvocato Roberto Corsaro dice “Stavo leggendo un libercolo di Zweig sugli scacchi” pag.195.
Così come ne Il sottosuolo di Praga di Marco Scarlatti, Mondadori 2026, quando uno dei protagonisti, ovvero lo scrittore Gustav Meyrink “aveva davanti a sé una scacchiera, con pezzi lucidi che brillavano nella luminosità tenebrosa della stanza.” (pag.57). A pag.138 “Il corvo non si trovava nella solita gabbia dorata, ma su un lungo trespolo da uccello d’alto mare, vicino al tavolino con gli scacchi.” Infine a pag.192 “Meyrink muoveva con distrazione i pezzi bianchi degli scacchi sul tavolo.”
Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.



Grazie, Maestro. L’unico dei libri citati che ho letto, appena uscito, è “L’uomo degli scacchi”. Mi sembra di ricordare che non mi abbia entusiasmato. Ho avuto modi di vedere la trasposizione televisiva e per il grande schermo del romanzo “Il club dei delitti del giovedì” (su una piattaforma a pagamento) e mi è piaciuta molto.