L’Ultimo Torneo

Recentemente Glauco ci ha presentato la “Trilogia nera” di Stefano Sala. Ebbene oggi Stefano ci offre un suo racconto inedito: “L’ultimo Torneo”. Presentato solo in versione ridotta nella puntata inaugurale del programma di Rai Radio 2 “Pascal“, il 7 Settembre 2015, i nostri lettori possono adesso leggerne la versione integrale. Grazie Stefano!

L’Ultimo Torneo
di Stefano Sala

Gioco a scacchi, è la mia passione, la mia mania. Tutto il tempo libero che riesco a ritagliarmi, dopo avere svolto senza gioia il mio lavoro, lo dedico alle sessantaquattro caselle. Parafrasando un grande scacchista, lavoro per vivere, vivo per giocare. Ormai non so più quando questa passione si è impossessata di me. Trascorro ore davanti al pc studiando partite famose, o scontrandomi con giocatori connessi allo stesso server chissà da quale remoto buco del mondo. Alle volte la sera mi stacco dal pc così stanco che il letto perde la sua dolce caratteristica di rifugio di pace e di riposo e mi trovo a rivoltarmi fra le lenzuola, muovendo i pezzi in un frenetico carosello.

Non sono un grande giocatore, mi manca la flemma, la capacità di calcolo e soprattutto la memoria che ahimè spesso mi tradisce rendendo vane le lunghe ore che dedico allo studio. Nonostante le tante batoste ricevute rimango però fortemente innamorato del gioco. Gioco? È senza dubbio riduttivo chiamarlo così, in realtà gli scacchi sono una guerra, sono scontro fra due intelligenze, sono lo specchio della vita. La gioia e la sottile perfidia con cui prevalendo sull’avversario si pronunciano le fatidiche parole: “Scacco Matto” è un momento magico, un orgasmo! La bellezza poi di una combinazione negli scacchi è qualcosa di perfetto e chi ha avuto la fortuna di cogliere almeno una volta questa bellezza, ne rimane stregato.

Partecipo a ogni torneo che si svolge a distanza ragionevole dalla mia dimora, spesso i risultati non mi premiano, ma gli scacchi mi hanno insegnato la cultura della sconfitta, mi hanno insegnato a cadere e a rialzarmi, perché c’è sempre una nuova partita da giocare, una nuova occasione per non ripetere l’errore che mi ha fatto perdere.

montecatini-alto-natale
Montecatini Alto nel periodo natalizio

Questo sono io e questo è lo spirito con cui mi ero iscritto al torneo che ogni anno si svolge a Montecatini fra Natale e San Silvestro. Quale occasione migliore, mi ero detto, per allontanarmi dalle rituali e ripetitive follie che si celebrano all’ombra dell’abete agghindato con tante colorate lucine? Così eccomi qui: più di duecento giocatori malati della medesima malattia, in un caldo salone di un grande albergo, cosa chiedere di più? Grande attesa, grande eccitazione.

Presto sbrigate le formalità rituali di ogni torneo, ci ritrovammo divisi in categorie in base all’elo che è il punteggio che ogni giocatore consegue mettendo in fila vittorie e sconfitte. Ogni categoria è un mondo a sé che s’ignora reciprocamente, fatto salvo il desiderio di raggiungere la categoria superiore o la paura di retrocedere in quella inferiore.

Tutti seduti, gli arbitri pronunciano il fatidico “Mossa al bianco orologio in moto” ci si stringe la mano e inizia la battaglia: ognuno proietta sulla scacchiera un’immagine preminente della propria vita e vincere è fondamentale per difendere la propria identità.

Grand Hotel La Pace, Bagni di Montecatini
Il salone da pranzo del Grand Hotel La Pace di Bagni di Montecatini (cartolina d’epoca)

Giocavo con un anziano signore, quando la vidi: era seduta a qualche scacchiera di distanza e lo sforzo di concentrazione le metteva in risalto delle stupende rughe d’espressione che più che invecchiarne l’età la rendevano intrigante e affascinante. Un folto casco di capelli scuri incorniciava un ovale quasi perfetto, un girocollo di piccole perle ornava discretamente un decolté pronunciato, sottolineando che si trattava di una donna di classe. Mostrava un’età compresa fra i trentacinque e i quarant’anni, il viso era concentrato, attento e una mano magra e affusolata portava continuamente una ciocca di capelli davanti e dietro le orecchie. Ero rapito, credete ai colpi di fulmine? Dividevo la mia attenzione fra la scacchiera, dove mi sforzavo di giocare e il suo viso che mutava continuamente espressione seguendo il filo dei suoi pensieri, dei suoi calcoli. Era davvero incantevole, rischiai seriamente di perdere la mia prima partita, troppo ero distratto, ma la fortuna mi sorrideva: il mio avversario alla venticinquesima mossa, forse messo in soggezione dalla poca attenzione che dedicavo al match, incappò in un banale errore. Avevo vinto velocemente e ora ero felice di poter seguire da vicino la partita della fata che mi aveva ammaliato!

Lei, concentratissima, sembrava neanche accorgersi della mia presenza. Rimasi estasiato ad ammirarla mentre con impegno conduceva la sua battaglia e intanto fotografavo nel mio cervello ogni sua espressione, direi quasi che come un assetato bevevo senza saziarmi a una sorgente di acqua cristallina. La sua partita durò due ore e quindici minuti, ma alla fine la bella signora riuscì a prevalere sul suo avversario. Io ero più felice di lei.

Mi feci coraggio e iniziai un discreto ma deciso corteggiamento. Anna Maria, era il suo nome, mi lasciava fare, accettando la mia corte con deliziosa pazienza, riuscendo però ad arginarmi con dei modi garbati e fermi che ancor di più accrescevano il mio turbamento e il mio desiderio.

Il torneo proseguiva e stranamente la presenza di Anna Maria e il mio scodinzolarle dietro influivano positivamente sui miei risultati, forse, anche se qualsiasi scacchista dirà che non è possibile, il mio desiderio di starle vicino mi portava a chiudere in fretta le mie partite e incredibile a dirsi vincevo!

Lei non dormiva nel mio albergo e si era cortesemente rifiutata di fornirmi un numero di cellulare, così il poco tempo che avevo per starle vicino era dilatato solo dal mio vincere velocemente.

Mi sentivo euforico e non riuscivo a non fare progetti, certo che sarei riuscito a trovare una breccia nella sua difesa, quando alla fine del penultimo incontro accadde quello che temevo: la mattina successiva avremmo giocato fra noi due in prima scacchiera una partita che avrebbe dato al vincitore la vittoria del torneo!

Lei sembrava divertita dalla fatalità e per la mia gioia cominciò da subito ad allentare le difese e accettò con slancio di prendere un aperitivo con me. Era diventata più cordiale, chiacchierava allegra ed io mi perdevo nei suoi affascinanti sorrisi, sognando già un futuro color pastello.

La mattina dopo si sedette alla scacchiera di fronte a me e i suoi occhi scintillavano e il suo sorriso mi parlava di una complicità che mi faceva lievitare. Lei giocava con il bianco e con aria innocente fece un balzo col suo cavallo di regina superando la linea dei pedoni. Io estasiato e perso nei suoi profondi occhi scuri, saltai in sella al mio stallone maremmano e le corsi incontro. Iniziammo a danzare sulle sessantaquattro caselle ed io volteggiavo inebetito dai suoi occhi da cerbiatta che continuavano a sorridermi. Per svariate mosse mantenemmo una simmetria perfetta poi nel medio gioco rimanemmo a lungo in una situazione di completa parità, finché, sotto il tavolino, una sua mano si posò su un mio ginocchio.

Una scossa elettrica mi traversò la schiena, lei sorrideva dolcissima, strinsi la sua mano e continuai a giocare, ma non capivo più niente, vedevo solo i suoi dolci occhi ed erano un lago profondo, dove desideravo fortemente immergermi. La partita andò ancora avanti. Alla trentacinquesima mossa lei slacciò la sua mano dalla mia, attraversò con una torre tutta la scacchiera e con la voce più dolce che avessi mai ascoltato, dichiarò: “Scacco matto!” Mi strinse la mano e si alzò lasciandomi solo in compagnia del mio sorriso ebete.

Huntsman - Queen

Il pomeriggio alla premiazione, sorridevo ancora, finché non la vidi ritirare la coppa e ricevere l’abbraccio di un signore barbuto che si affrettò a presentarmi come suo marito, sussurrandomi in un orecchio, mentre un brivido percorreva il mio corpo: “In guerra e in amore tutto è lecito e gli scacchi sono una guerra, o come dice Nigel Short, sono spietati, bisogna essere pronti a uccidere! Non le pare?” Rimasi senza parole, il mio sorriso si trasformò in un riso sarcastico nel vano tentativo di difendermi dalla mia dignità, che impietosa mi condannava.


Stefano Sala è nato a Palermo nel 1949 dove ha svolto gli studi. Lasciata la Sicilia ha lavorato per diversi anni in campagna, come direttore di alcune aziende agricole. Ha poi gestito per quindici anni una libreria. Vive in Toscana. Appassionato di montagna di scacchi e di vela, ha vissuto un anno su uno yacht di undici metri in giro per il mediterraneo. L’incontro con gli scacchi è avvenuto tardi oltre i cinquanta anni, ma è stato un travolgente amore a prima vista. Come la volpe afferma che l’uva è acerba, Stefano Sala racconta che ha provato a scalare le gerarchie scacchistiche riuscendo anche a vincere un torneo nell’open C, ma presto ha capito che per l’agonismo il tempo era scaduto, ha continuato a giocare, ma ha realizzato che sarebbe riuscito meglio scrivendo di questo suo amore: nel 2013 un e-book Amazon: 9 racconti “Una partita a scacchi giocando con la vita” nel 2015 il primo romanzo della trilogia nera: “Il sacrificio dell’alfiere” nel 2016 il secondo: “La scacchiera d’oro” e nel 2018 il volume che chiude la trilogia: “Il pedone avvelenato, Gioacchino Greco un romanzo” Tutti e tre pubblicati da LEDUETORRI. Alla vela ha dedicato un altro e-book Amazon: “Un anno su Cochise navigando sul Mediterraneo”


[Le immagini di Charlize Theron sono tratte dall’artwork del film “Huntsman”]

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Powered by WordPress.com.

Up ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: