Il Gambetto Milanese

(Riccardo M.)
La Società Scacchistica Milanese è sempre stata un faro dello scacchismo dell’Italia settentrionale e non solo, soprattutto dopo il trasferimento da Firenze a Milano del nostro periodico storico, “L’Italia scacchistica”, e anche grazie all’avervi sede la FSI (poi ASI, poi di nuovo FSI).

Non rare erano le incursioni dei soci della Milanese sulle pagine del periodico. Nel luglio del 1946, ad esempio, apparve una semicolonna di un certo E.Colzani che tentò simpaticamente di riportare a Milano anche la paternità di quello che ormai è universalmente noto come “Gambetto Kieseritzky”, o almeno di metterne a fuoco meglio certe origini. Diceva il Colzani:

-“I milanesi sono giustamente orgogliosi delle glorie cittadine, alle quali dedicano nei loro cuori (e nella loro memoria) monumenti più durevoli del bronzo, per dirla con Orazio. Ma ben pochi di essi sanno che nell’Ottocento il nome della loro città venne legato al Gambetto Kieseritkzy (1.e4,e5 2.f4,exf4 3.Cf3,g5 4.h4,g4 5.Ce5).

Questo gambetto è chiamato “di Milano” nel libro dell’Allgaier “Neue theoretisch-praktische Anweisung zum Schachspiele” (Vienna 1841), edito a cura di C. de Santo Vito; e la spiegazione di tale denominazione venne data dal “Chess Player Chronicle” (1852, pag. 308). Questo gambetto sarebbe stato usato per la prima volta nel 1796 da un ingegnere milanese, certo Balzarette (?), contro il generale russo Suwarow: e la fama dell’illustre sconfitto si riverberò sulla folgorante apertura, che divenne nota come gambetto milanese”.

Hilarion Soler, nell’elencare sulla rivista spagnola “Ajedrez” (1862-1867) le varie aperture, ricorda fra le altre questo gambetto “conocido en Francia con los nombres de gambito Allgaier o de Kieseritzki, y en Italia de gran gambito o Gambito Milanès”-.

Gambito Milanes

Aggiungiamo per la verità che il Balzarette (?) non si era inventato proprio nulla, dal momento che, come scrive il Dizionario di A. Chicco e G. Porreca, “il tratto 5.Ce5, già noto in Polerio, Salvio, Greco, Lolli ed altri, ha ricevuto una sistemazione teorica verso la fine dell’Ottocento per merito di Kieseritzky”.

Tutti italiani, quindi, quei nomi citati dai nostri due storici. Grati senza dubbio al gran lavoro teorico del maestro lèttone/parigino Lionel Kieseritzky, ma … ma … Insomma, dopo il mezzo scippo dell’apertura Grob, che poteva essere Genovese, … eccone quasi un altro.

Sacrificio dopo sacrificio, ci resteranno soltanto le denominazioni di “Difesa Siciliana” e la “Partita Italiana”, da tenere ben strette prima che qualche loro variante o sottovariante ne prenda il sopravvento e ce le divori. E allora arrocchiamoci (sic!) in loro strenua difesa nei prossimi secoli! UnoScacchista sarà la prima sentinella.

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