Pierluigi Beggi: disleucìa e dismelanìa

(Riccardo M.)
Il 12 marzo del 2008 moriva il maestro Pierluigi Beggi. Con queste parole lo ricordò il giorno stesso il maestro Riccardo Del Dotto:

[Beggi contro Nestler al Campionato Italiano del 1960 giocato a Perugio – Foto courtesy R.Cassano]

“E’ scomparso stamattina, all’età di 82 anni, il Maestro Pierluigi Beggi di Pisa.
Figura storica dello scacchismo italiano, aveva ottenuto nell’edizione 1963-64 del torneo di Reggio Emilia una norma di Maestro Internazionale. Ancora lo scorso anno aveva giocato in Val d’Aosta ai campionati europei e nel 2006 aveva partecipato ai campionati mondiali seniores.
Giocatore dallo stile universale, impareggiabile istruttore, ci ha lasciato solo un libro “Impariamo a dare matto” (ed. Mursia), un’autentica miniera di aneddoti e curiosità.
Ha vissuto l’intera sua vita come un gioco, scherzando fino alla fine anche nella sua ultima partita.
Lascia un vuoto incolmabile in tutti coloro che lo hanno amato ed apprezzato.
Ciao Pierluigi, maestro ed amico”.

Sono già trascorsi esattamente 10 anni. Come ricordare Pierluigi?

Di Pierluigi Beggi (1926-2008) rispolvero un paragrafo di un articolo, incentrato sul “pedone di Donna isolato”, che apparve nel 1961 sulla nostra “L’Italia Scacchistica”. Non posso dimenticarlo facilmente in quanto mi appuntai per sempre tre parole utilizzate nel testo dal maestro di Pisa, una città questa in cui sono nati vari personaggi celebri, da Galileo Galilei ad Antonio Tabucchi, da Andrea Bocelli a Leonardo Fibonacci (il quale ultimo è probabilmente il meno noto di tutti in Italia e forse il più nominato di sempre nel mondo).

Queste tre parole erano “discromìa”, “disleucìa” e “dismelanìa”.

Ascoltiamo il Beggi. Discromìa è “l’esistenza, in seno od al margine di uno schieramento, di caselle di un determinato colore non controllabili da pedoni dello stesso schieramento e sfruttabili da pezzi avversari.

Se la discromìa investe le caselle chiare, si parla di disleucìa, se investe le caselle scure, si pala di dismelanìa.

A seconda della sua entità, si può parlare di discromìa casellare (“hole” o buco), locale, sezionale o totale. Mentre una dispersione pedonale porta, normalmente, ad una discromìa locale o, tutt’al più, sezionale, una discromìa totale è generalmente legata alla presenza di un Alfiere cattivo”.

Beggi ci presentava un diagramma in cui si nota come la presenza dell’Alfiere cattivo provoca una dismelanìa totale nello schieramento del Nero, “le cui caselle scure sono tutte “navigabili” per i pezzi del Bianco”. Questo:

Pierluigi Beggi [1]

Se alla posizione del diagramma mostrato aggiungiamo un pezzo leggero per parte, potrebbe aversi quest’altra posizione:

Pierluigi Beggi [2]

Qui si nota come la discromìa sia meno grave, in quanto il Cavallo aggiunto al Nero può esercitare un certo controllo sulle case scure. E allora, concludeva Beggi, “quanto minore è il numero dei pezzi sulla scacchiera, tanto più le alterazioni discromiche acquistano valore strategico”.

Dagli scacchi ad un poco di etimologia: disleucìa deriva dal prefisso peggiorativo greco “δυσ” e da “Λευκό” (=bianco), mentre dismelanìa dallo stesso, ovviamente, prefisso e da “μελάνωσ” (=nero), dalla quale derivano alcune parole italiane usate dalla scienza medica quali “melànosi” (=annerimento per alterazione morbosa di un organo) o mineraria quali “melanìte” (=pietra vulcanica di color nero).

Concetti facili, no? Certamente più difficile è ricordare le tre parole utilizzate da Pierluigi. Appuntatevele, allora. Parole originali, un po’ come questo breve articolo col quale abbiamo voluto ricordare il bravo maestro pisano Pierluigi Beggi.

 

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