Ac1 ed altri alfieri, da Carlsen a Szabo

(Riccardo M.)
Quando, da giovane, seguivo il torneo del “Banco di Roma” ho avuto spesso l’occasione e la fortuna d’incrociare Enrico Paoli, che mi concesse pure una intervista per “Zeitnot”. Ricordo in particolare un pomeriggio in cui il non dimenticato maestro stava scambiando alcune parole con un funzionario del Banco, evidentemente neofita del gioco.

Questi gli stava chiedendo come facessero i campioni a “non sbagliare mai”. “No”, lo rettificò Paoli, “Non é che non sbagliano, sbagliano perché sono umani anche loro. Loro sono campioni perché, a differenza di lei o dei suoi amici dilettanti, sanno sviluppare piani di gioco profondi e lungimiranti, perché conoscono e vedono il gioco, e prevedono; dopodiché una singola mossa sciagurata può sempre starci, perfino nelle partite di un campione del mondo, senza che nessuno si possa scandalizzare e senza che ciò possa alterare il giudizio dell’esperto sulle grandi qualità di chi resta comunque un campione”.

Quando, poche settimane fa a Biel, nel penultimo turno di un suo poco fortunato torneo, Magnus Carlsen giocò contro Mamedyarov l’orripilante 56…..Ac1??, apparvero su diversi siti commenti molto duri. Ricordo ad esempio quello di Fabio su “Scacchierando”: “Carlsen sembra aver perso continuità e (talvolta) profondità di gioco; la sua enorme autostima sarà ai minimi termini dopo l’atroce 56… Ac1”.

Riguardiamo quella posizione:

Mamedyarov-Carlsen, Biel 2018

Qui, dopo 56.Rh4, Carlsen (che non era affatto in zeitnot!) giocò 56….Ac1??, immediatamente abbandonando dopo l’ovvia replica del giocatore azèro 57.e7. Cose che capitano, come diceva Paoli. Non siamo macchine.

E poi, chissà se in quella partita Mamedyarov non sarebbe riuscito a vincere lo stesso, sfondando in qualche altro modo, in quel difficile finale anche senza quell’aiuto così decisivo del campione del mondo? Chi può dirlo? Una macchina?

Ma allora, scusate, i commentatori cosa avrebbero dovuto scrivere di Laszlo Szabo (Budapest 19.3.1917-8.8.1998), nove volte campione ungherese, nove volte medagliato alle Olimpiadi, uno dei giocatori ungheresi più forti di ogni tempo, candidato più volte al titolo mondiale? Un giorno Szabo ne combinò davvero una assai più grossa! Altro che Carlsen! Guardate qua:

Szabo-Reshevsky, Zurigo 1953

Questa posizione fece nel 1953 il giro del mondo. Si era al Torneo dei Candidati! L’americano di Polonia Samuel Reshevsky (26.11.1911-4.4.1992), che qualche mossa prima aveva già offerto la patta, ha appena giocato 20…Axf6.

Szabo continuò con la (ormai le chiamiamo così, ma anche “atroce” può andar bene) sciagurata  21.Axf6??

Beh, diciamo che due punti interrogativi sono pochi. La partita terminò patta alla ventisettesima mossa, con Szabo (secondo i commentatori) ancora in vantaggio, ma psicologicamente per nulla in condizioni di continuare la lotta.

Si racconta che quando è stato stampato il bollettino delle partite della giornata, un appassionato abbia telefonato alla direzione del Torneo dicendo che nella partita Szabo-Reshevsky doveva per forza esserci un errore di stampa nella consecutività delle mosse, dal momento che in quella posizione, dopo il tratto numero 20 del Nero, il Bianco avrebbe avuto un semplicissimo matto in due mosse, uno di quelli che avrebbe veduto perfino un giocatore non classificato.

E invece no! La partita era riportata correttamente sul bollettino. La posizione era proprio quella. E’ stato proprio Szabo a non concludere quella “miniatura”, a non vedere incredibilmente il matto in due con 21.Dxg6+. Cose che càpitano, appunto. Enrico Paoli lo definì come un caso di “cecità scacchistica”. Eppure la forza della coppia di alfieri del bianco doveva essere evidentissima.

La cosa più difficile, dopo quella sciagurata mossa, fu per Szabo darne, subito dopo la partita, una giustificazione al pubblico e ai giornalisti in sala. Pare che non ci sia riuscito troppo bene, e neanche è stato convincente nella sua autobiografia che scrisse molti anni dopo: “Mi resi subito conto di quello che avevo fatto, ma era troppo tardi, mi ero lasciato trascinare dalla sua ultima mossa nervosa, inaspettata …. Stavo lì seduto, scuotevo la testa, e non fui in grado di fare una sola mossa per un’ora intera. Gli spettatori e gli altri giocatori non hanno guardato nessuno tranne me per lunghi, lunghi minuti. È stata una sensazione terrificante ….”

E il GM Najdorf da quel giorno iniziò a sua volta a commentare così le partite di Reshevsky: “Quando Sammy Reshevsky ti offre la patta, guarda prima di tutto se non hai il matto in due!”.

Dilettanti di tutto il mondo: forza e coraggio, non abbattiamoci mai e ricordiamoci che gli scacchi sono belli nonostante queste sviste, o forse anche grazie a queste sviste. Le facevano e le fanno pure i campioni!

 

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