Gli Scacchi: “uno spasso da gottosi”

(Riccardo M.)
Non possiamo pretendere che tutti abbiano amato e amino e comprendano il gioco degli scacchi. Molti lo ignorano, a parecchi non piace, alcuni lo odiano. Tra i primi nomi italiani di rilievo a sparare a zero sul gioco degli scacchi è da menzionare il letterato e tuttologo genovese Leon Battista Alberti (1404-1472).

“Gioco ove è bisogno sedere quasi niuno mi pare degno di uomo virile; forse ai vecchi se ne permette alcuno, scacchi e simili, spassi da gottosi (*vedi nota), ma niuni di quei giochi senza esercizio e senza fatica a robusti giovani mi par lecito” (Leon Battista Alberti, “De familia”, lib.I, 1433)

Poi c’è Michel de Montaigne, il filosofo francese (1533-1592), che non aveva difficoltà ad ammettere di addirittura odiare gli scacchi. Montaigne riprendeva, da buon umanista come l’Alberti, la tradizione di Francesco Petrarca che aveva identificato gli scacchi con il “ludus latrunculorum”: “Io odio e fuggo questo gioco (degli scacchi) perché non è abbastanza un gioco e ci impegna troppo seriamente, pretendendo un’attenzione che potrebbe essere meglio impiegata” (M.Montaigne, “Essais”, 1580, cap. I, 50)

Una stroncatura più recente viene dal drammaturgo irlandese George Bernard Shaw (1856-1950): “il gioco degli scacchi è un mezzo idiota, di cui si servono le persone che non hanno niente da fare, per convincere se stesse che fanno qualche cosa di molto abile, mentre in realtà non fanno che perdere tempo” (G.B. Shaw, “il nodo impossibile”, 1933).

Un (mezzo) carico da 11 giunge da parte dello scrittore Massimo Bontempelli (1878-1960): “Il grande scacchista vive certamente in quel clima di sacra idiozia in cui stanno immersi i matematici e i musicisti” (Bontempelli, “La donna del Nadir”, 1924).  E dalli ancora con gli idioti!

Aggiungo da ultimo una famosa condanna del gioco fatta da Don Lorenzo Milani (1923-1967): “Non c’è gioco più profondamente immorale (degli scacchi) laddove che richiede concentrazione intellettuale, mentre un gioco … deve essere almeno distensivo”. (in: “Lettera a V. Lampronti”, 23 giugno 1961).

Concludendo, veramente possiamo dire che “il mondo è bello perché è vario”. Perché qui ho citato quelle affermazioni? Perché è meglio per noi scacchisti o scaccofili sapere che agli occhi di qualcuno potremmo apparire gottosi, pigri, immorali o perditempo. Persino idioti. Alberti, Montaigne, Shaw, Bontempelli e Don Milani non furono i soli a pensarla così. Ce ne sono stati e ce ne sono parecchi altri. Si tratta probabilmente di persone che, per quanto di cultura, non hanno mai giocato a scacchi oppure che hanno giocato e perso con un “tennistico” 0-6 0-6 da qualche ragazzino sveglio.

Cosa scriveva Fedro (15 a.C.-51 d.C.), traducendo Esopo, in “De vulpe et uva”?

Fame coacta vulpes alta in vinea uvam adpetebat summis saliens viribus.
Quam tangere ut non potuit, discedens ait: “Nondum matura est; nolo acerbam sumere”. Qui facere quae non possunt verbis elevant, adscribere hoc debebunt exemplum sibi”.

Ovvero: “Spinta dalla fame una volpe tentava di cogliere l’uva su un’alta pergola, saltando con tutta la forza. Poiché non poté raggiungerla, allontanandosi disse: “Non è ancora matura; non voglio raccoglierla acerba”. Coloro che a parole sminuiscono ciò che non possono fare, dovrebbero applicare a se stessi questo esempio“.

The Fox and the Grapes

In ogni modo, penso che giudicare ciò che non si conosce o non si conosce bene, ovvero (come la nostra amabile volpe) ciò che non si può raggiungere, non sia una pratica consigliabile e avveduta. Non è certo sintomo di umiltà e saggezza.

Io, ad esempio, non vado al cinema da circa venti anni e non vedo un film da dieci. La cinematografia non mi piace, quindi non m’interessa. Pertanto, pur non essendo io troppo saggio, mi astengo dal dare giudizi su cinefili e cineasti: mica saranno tutti gottosi,  immorali o perditempo! Certo che no! Sono io, evidentemente, che soffro di incompatibilità con il mondo del cinema. E sicuramente mi perdo dei capolavori.

Ecco, dovremmo essere tutti un poco più umili (ad iniziare dal sottoscritto che si azzarda a fare simili riflessioni) e rassegnarci a credere che, citando un felice pensiero di Fernando Pessoa, esiste “un mondo che noi non vediamo”.

Invece “il gioco degli scacchi”, come disse una volta Boris Spassky, “è come la vita”. Ed io allora aggiungerei che ogni “mossa” di una partita a scacchi rappresenta una piccola lettera di una piccola parola di una riga di una pagina della vita.

Ce lo conferma, non volendo, il sopra citato grande poeta portoghese Pessoa, che pure non giocava troppo spesso a scacchi, quando meravigliosamente definiva la vita “un’esitazione fra una esclamazione e un dubbio”. Eh, già! Non è esattamente ciò che accade un istante prima di ogni nostra “mossa”?


nota: noi di UnoScacchista abbiamo molti lettori che ci seguono ogni giorno dall’estero, ed io non so come la funzione di “google traduttore” potrà riportare nelle varie lingue il significato che l’Alberti intendeva dare agli scacchi attraverso quella sua definizione. Pertanto, nel mentre salutiamo e ringraziamo tutti questi lettori, vorrei meglio precisare, esclusivamente per loro, il significato dell’espressione “spasso da gottosi”, che è: “passatempo per persone lente”.

 

4 thoughts on “Gli Scacchi: “uno spasso da gottosi”

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  1. Caro Riccardo, scusa se faccio una precisazione riguardo Massimo Bontempelli: non mi pare giusto far passare questo notevole scrittore come un denigratore degli scacchi, al pari degli altri personaggi da te citati.
    In realtà egli ne era certamente un grande estimatore e citò più volte il nostro gioco nei suoi scritti e negli articoli giornalistici (pubblicò tra l’altro un piccolo romanzo dal titolo “La scacchiera davanti allo specchio”).
    Riporto qui sotto uno stralcio più ampio dell’articolo dal quale tu hai estrapolato la frase incriminata: nel contesto più ampio essa è invece di chiaro significato opposto, ovvero di massimo rispetto per i grandi giocatori di scacchi (tra l’altro l’articolo prendeva lo spunto da una simultanea alla cieca di Alekhine). Ciao e sempre complimenti per te e per il blog.

    Non senza ragione del gioco degli scacchi non si conosce l’origine: esso probabilmente preesisteva all’apparire dell’uomo sulla terra, e forse anche alla creazione del mondo; e se il mondo ripiomberà nel caos, e il caos si ridissolverà nel nulla, il gioco degli scacchi rimarrà, fuori dello spazio e del tempo, partecipe dell’eternità delle Idee.

    Perciò, mentre esso è immune di ogni elemento fisico, d’ogni manualità, pure non può nemmeno apparirci come un fatto della intelligenza, la quale è facoltà umana e complessa, mentre la scacchistica è una potenza extraumana e mostruosamente semplificata. Un grande poeta o un grande filosofo ce lo immaginiamo come un uomo totale: il Grande scacchista ha in sé quel tanto d’uomo, e non più, che basta a regger la sua vita fisica e gli permette di pronunciare le formule che comunicano all’umanità i suoi astrali meccanismi.

    Il grande scacchista vive certamente in quel clima di sacra idiozia in cui stanno immersi i matematici e i musicisti.»

    1. Fabrizio, grazie per i complimenti e per la tua puntualizzazione su Bontempelli.
      Io avevo scritto infatti “mezzo” (carico da undici ….), senza poi scendere in precisazioni che, nel contesto generale del post, sarebbero state opportune.
      Hai provveduto tu al meglio!

  2. Molto interessante l’intervento di oggi! Si vede che questi grandi personaggi del passato non hanno mai giocato a scacchi! Quindi non sanno che cosa sia la costruzione di un piano in una partita e principalmente non conoscono quanti ragionamenti bisogna fare prima di effettuare una mossa.
    Grazie e cordiali saluti
    Nino Cocorullo

    1. Grazie, Nino!
      Contiamo di annoverarti fra i nostri abituali lettori e ricambiamo cordialmente i tuoi saluti.
      Riccardo

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