Carr e i castelli incantati

(UnoScacchista)
Il buon Topatsius, con il suo Scherzo di Carnevale, mi ha incuriosito. O, meglio, mi ha incuriosito questo G.Carr, figura contemporaneamente in grado di concepire un quesito particolare come quello che abbiamo visto martedì e di promuovere un’apertura così… diciamo… eccentrica come 1… h6. Per un inizio di Quaresima mi è sembrato un buono spunto di ricerca che, per fortuna, ha dato risultati interessanti.

Il nome completo del “nostro” era George Shoobridge Carr, un matematico inglese nato nel 1837, autore di un apprezzato libro (Synopsis of Pure Mathematics) e insegnante privato per gli studenti di matematica dell’Università di Cambridge. Morto nel 1914, ci sono evidenze della sua passione per gli scacchi.
Oltre alla sua partecipazione ad un match tra le contee del Surrey e del Sussex nel 1884, viene infatti descritto come segretario del Lexington Chess Club e co-fondatore del Birmingham Chess Club.

Ho anche trovato traccia di una partita tra il grande Paul Morphy e un tale “Jabez Carr” in una simultanea alla cieca su 8 scacchiere giocata il 27 Agosto 1858 a Birmingham. Murphy vinse 6 partite, ne pattò una e ne perse una, ma forse da questa partita nacque la tanto vituperata “Difesa Carr”.

Nonostante il giocatore nominato sia “Jabez Carr”, il fatto che il nero risponda a 1.e4 con 1… h6 mi fa sospettare pensare che si trattasse in realtà del “nostro” Carr. E infatti, qui viene riportato il nome di George Shoobridge Carr tra gli 8 giocatori che giocarono contro Morphy. E Jabez Carr? Mah… qualcuno dice che fosse lo zio di George Shoobridge; può anche essere, magari prestò il suo nome per evitare al nipote di rimanere negli annali con la figuraccia di aver perso in quel modo.


Ma veniamo adesso allo “studio” che ci ha fatto conoscere Topatsius. Come prima cosa ho cercato anche il testo originale della citata “Deutsche Schachzeitung” del 1908. Nel n.63 è citato nell’indice analitico il nome di G.S. Carr di Londra con riferimento alla pagina 88.


Purtroppo di pagina 88 ho trovato solo un riferimento senza posizione (che però conosciamo).

A pagina 169 viene data la soluzione di ciò che viene descritto come “Studie”

Continuando a cercare, ho poi trovato questa traccia, precedente, a pagina 105 del Volume 27 (anno 1907) del British Chess Magazine.

Nell’immagine potete vedere l’estratto dalla pagina citata, dove viene raccontata la storia del mini-studio (NdA: la riga “this, and suggested that White” è stata aggiunta per questo post perché nel testo originale era illeggibile).Questa è la traduzione in italiano:

“UNA STRANEZZA SCACCHISTICA”.
Il titolo della posizione è “I castelli incantati”

La posizione allegata ci è stata inviata dal signor George S. Carr, il quale afferma che l’idea si è sviluppata nel corso di una partita, mai pubblicata, che ha giocato molto tempo fa. Non ha pretese di essere classificata come un problema, ma può essere catalogata tra le curiosità o le stranezze degli scacchi. Anche se gli elementi sono estremamente semplici, la posizione ha caratteristiche uniche, e quasi tutti i giocatori ai quali il signor Carr l’ha mostrata non hanno lo hanno capito all’inizio e hanno proposto soluzioni sbagliate.

Quando la posizione fu costruita, circa tredici anni fa, fu inviata con la mossa risolutiva 1.h3 per essere inserita nella rubrica scacchistica di un ben noto giornale.

Nella sezione “Risposte ai Lettori” fu pubblicato: “In risposta a 1. h3, il Nero vince la partita immediatamente con 1… Th5xh7”. Il signor Carr ebbe da obiettare e suggerì che il Bianco, dopo aver perso la sua Torre, avrebbe forse potuto salvarsi con la mossa 2.b6 matto!

Nel successivo “Risposte ai lettori” l’editore scrisse qualcosa sulla “pressione del lavoro” e “un esame affrettato” e affermò che quella posizione fastidiosa fosse più adatta a una rivista di scacchi che a un giornale.

Non male la risposta di Carr ad un editore superficiale: per fortuna, comunque, seguì il suo consiglio e inviò la posizione al British Chess Magazine in modo che i lettori di allora e (come noi) di oggi potessero goderne.


E questo mi sembra tutto: una storia scacchistica che torna alla luce dopo circa 125 anni di oblio… bravo Topatsius per averla riscoperta. E anche un grazie alle infinite possibilità di Internet per avermi permesso di risalire a George Shoobridge Carr, alle sue dubbie esibizioni sulla scacchiera e alla sua intuizione nel creare una posizione che tuttora interessa e fa divertire.

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