Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Incontri in Bessarabia

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Unitevi a me in una curiosa ricerca storico-scacchistica su Re Carlo XII di Svezia e Filippo Stamma.

(Uberto D.)
La telefonata che non ti aspetti: quella del tuo amico Giorgio che ti dice: “Uberto, ho bisogno del tuo aiuto per risolvere un problema storico del quale temo di non riuscire a venire a capo”. Parole mai sentite pronunciare da quel saputello immodesto di Giorgio, quindi, dopo qualche attimo di autocompiacimento, cominciai a preoccuparmi: “Scusa, Giorgio, ma … come potrei aiutarti?”

[“Re Carlo XII a Bender” (particolare) di Gustaf Brusewitz]


Risposta probabilmente incauta, visto che dopo poche ore ero in volo per Chisinau, da dove avrei raggiunto la per me sconosciuta regione della Transnistria, fino alla città di Tighina, dove mi stava aspettando il mio amico. Non mi aveva dato troppi particolari, anticipando solo che la questione era stabilire la veridicità di un documento ritrovato in una piccola biblioteca locale, riscoperta dopo il crollo di una parete. “E come potrai essergli di aiuto?” vi starete chiedendo. “Già, come?”, mi ripetei anche io una volta arrivato, quando Giorgio, dopo affettuosi saluti e una calorosa accoglienza, mi spiegò che il manoscritto in questione descriveva, tra molte questioni storiche e politiche, l’incontro che sarebbe avvenuto nel 1712 tra Carlo XII, Re di Svezia, e il grande scacchista Filippo Stamma.

Ovviamente conoscevo bene il nome di Stamma, siriano di Aleppo e quindi nato nell’impero ottomano dell’epoca, e valente avversario di Philidor a Londra nella prima metà del ‘700. E sapevo anche che Carlo XII, durante il suo esilio nell’impero ottomano successivamente alla sconfitta di Poltava del 1709, aveva scoperto e coltivato la passione per gli scacchi. Ma che si fossero potuti incontrare non mi era mai venuto in mente e non ero sicuro che la fiducia che il mio amico aveva in me fosse stata ben riposta.

Il punto chiave di tutta la questione era che gran parte del contenuto del documento riguardava le manovre politiche di Carlo XII per cercare di riconquistare dai russi i territori persi, e sarebbe stato di enorme valore se confermato come vero. Il lavoro degli storici e dei filologi non stava però convergendo verso una soluzione chiara. In molti puntavano sulle circostanze dell’incontro tra il re e Stamma, all’epoca un ragazzo, per avere conferma dell’attendibilità di quello che scoprii essere una sorta di diario del ministro di fiducia del Re, il nobile Christian Albert Grothusen.

Filippo Stamma

Il suo nome mi era noto dal famoso racconto di Willard Fiske basato su una brillante serie di problemi composti da Sam Loyd e pubblicato su “The Chess Monthly” nel 1859. Di certo, però, non poteva essere un racconto di fantasia, per quanto brillante, a rappresentare una base concreta per quella che sembrava essere una valutazione al di sopra delle mie possibilità.

La mattina dopo il mio arrivo, cercando di scrollarmi di dosso dubbi e ansia, finii la colazione e mi apprestai ad iniziare il lavoro assieme a Giorgio. Dopo aver passato comprensibili misure di sicurezza, vidi finalmente il documento. Inutile dire che non riuscii a capire nulla di ciò che ci fosse scritto, ma per questo mi era stato spiegato che avrei avuto a disposizione non solo una traduzione accurata in italiano moderno, ma anche un traduttore, un filologo e uno storico nel caso avessi avuto bisogno di chiarimenti.

Eccomi quindi accanto a Giorgio a scorrere lentamente il documento che, come detto, descriveva l’incontro tra Carlo XII e Stamma o, meglio, le impressioni annotate da Grothusen dopo l’incontro. Il mio compito era quello di riconoscere eventuali incongruenze o anacronismi che avrebbero potuto dimostrare la non credibilità del documento. Non era ovviamente possibile provarne direttamente la veridicità, ma avrei sicuramente potuto contribuire al lavoro che stava svolgendo un folto gruppo internazionale di ricercatori.

Ritratto equestre di Carlo XII (David von Krafft)

Questo è quanto mi venne dato da leggere.


Il nostro Sire è sempre più affascinato dal gioco degli scacchi. Mentre continuano i tentativi di riorganizzare i nostri alleati e ricostituire un esercito numeroso, il generoso Sultano Ahmed III ha organizzato la visita di un giovane scacchista di Aleppo, Fathallah, figlio di Safar, del clan Shtamma. La delegazione della eyalet è arrivata a Bender il 28 Febbraio 1712 e la mattina successiva il Re ha voluto incontrarla appena dopo l’alba.

Il ragazzo, che preferisce farsi chiamare Filippo Stamma, sembra dimostrare al massimo 10 anni, ma ha impressionato tutti per la sua intelligenza vivace. Sono state giocate diverse partite, nelle quali il nostro ospite ha mostrato grandi abilità, specialmente nel manovrare la Donna e nel contrastare le lunghe manovre di Re tipiche di Sua Maestà Carlo XII.

Ho assistito ad una vivace discussione tra i due giocatori sull’opportunità di arroccare o no: il ragazzo lo consigliava caldamente, mentre il nostro Sire lo riteneva una dimostrazione di debolezza che mal si addice ad un condottiero di valore.

Sua Maestà ha anche spiegato al ragazzo una sua idea su come descrivere la posizione e il movimento dei pezzi sulla scacchiera, basato sulla colonna originaria di partenza del pezzo e una griglia alfanumerica. Filippo Stamma è rimasto colpito dalla cosa e ha promesso che lo avrebbe tenuto a mente per il futuro.

Il gruppo siriano ha goduto della nostra ospitalità per sole 4 notti e il ragazzo, che ha dichiarato di avere intenzione di andare in Italia e poi in Europa, ha lasciato l’accampamento il 2 Marzo di buona mattina, porgendo al nostro Re numerosi ringraziamenti e i migliori auguri per le future vittorie in battaglia.


Dopo averlo letto più volte con attenzione, chiesi a Giorgio se c’era altro che dovessi leggere. No, non c’era altro. Una volta tanto, fui io a guardarlo con una certa aria di superiorità: “E mi hai fatto venire fino a qui per farmi leggere un documento che è chiaramente un falso?

Guardare la faccia di Giorgio per una volta perplessa fu impagabile, ma, da amichevole bastardo quale è, riuscì a farmi correre un brivido lungo la schiena con il suo sommesso “E perché?”. Niente, quella luce in fondo ai suoi occhi non prometteva nulla di buono: che avesse anche lui scorto la stessa incongruenza che avevo notato io e avesse scoperto che invece era una circostanza plausibile?

Provate a mettervi nei miei panni e leggete di nuovo assieme a me il manoscritto: siete sicuri, come lo sono io, che si tratta di un falso? Qual è il particolare che lo rivelerebbe?

Come prima cosa, le informazioni storiche del racconto sono tutte accurate ed i nomi dei personaggi e dei luoghi sono  corretti. Re Carlo XII si stabilì effettivamente a Bender (l’attuale Tighina) tra il 1709 e il 1714. E’ anche vero che durante la sua permanenza nell’impero ottomano ebbe occasione di giocare a scacchi, quindi il racconto di Willard Fiske, ambientato durante la “Schermaglia di Bender” nel 1713, è storicamente plausibile.

Della passione di Carlo XII per gli scacchi parlò Voltaire nella sua “Histoire de Charles XII” del 1731, dove racconta della sua predilezione per il Re, che muoveva spesso, anche più degli altri pezzi, finendo per perdere “tutte le partite“. Scrive anche Voltaire che uno dei suoi abituali avversari era proprio il suo fido Grothusen, che quindi è un plausibile estensore del documento che Giorgio mi aveva sottoposto.

E’ anche vero che Stamma, nato ad Aleppo all’incirca nel 1705, poteva avere all’incirca 10 anni nel 1712 e non poteva essere escluso a priori, anche se improbabile, che a quella giovane età avesse già dimostrato un talento scacchistico tale da considerare di fargli intraprendere un così lungo viaggio da Aleppo a Bender. Anzi, sarebbe stata un’ulteriore importante scoperta derivante dal ritrovamento di quel documento.

Infine, è vero che nel 1737 Stamma propose nel suo libro “Essai sur le jeu des echecs” un tipo di notazione algebrica molto simile a quella che usiamo oggi, ma con il nome dei pezzi sostituito dalla lettera della colonna della casa iniziale. Il documento in esame riporta che fu Carlo XII a suggerirglielo: non impossibile e in effetti un particolare che non aiuta nella decisione sulla veridicità del racconto.

Sono sicuro, però, che avrete notato che tra il 28 febbraio e il 2 marzo non sembrano esserci 4 notti. Anche considerando che il 1712 fu bisestile, un semplice conto ci dice che sarebbero dovute essere 3 notti, con un errore sospetto. Proprio questa apparente inconguenza era ciò che Giorgio aveva già notato e che gli aveva fatto balenare quella luce negli occhi.

Già, perché il febbraio 1712 fu un anno molto particolare, anzi unico, in Svezia. Tutto risale a quando Papa Gregorio XIII emise la bolla papale “Inter gravissimas” del 4 Ottobre 1582 che istituiva il calendario gregoriano (più preciso di quello giuliano fino ad allora in uso). Poiché la riforma tendeva a compensare gli errori di “lentezza” del calendario giuliano che stavano causando il progressivo slittamento in avanti dell’equinozio di primavera (e quindi della Pasqua cristiana), al 4 ottobre del calendario giuliano seguì il 15 ottobre del calendario gregoriano.

L’adozione del calendario gregoriano non fu però contemporanea in tutte le nazioni europee ed in Svezia ciò avvenne solo nel 1699. Per compensare i 10 giorni di differenza tra i due calendari, Carlo XII decise di eliminare tutti i 29 febbraio dei futuri anni (giuliani) bisestili fino a quando, nel 1740, il calendario svedese avrebbe coinciso con quello gregoriano, che da lì in poi sarebbe diventato quello in vigore. Si cominciò quindi saltando il 29 febbraio 1700 (giuliano, perchè il 1700 non è un anno bisestile nel calendario gregoriano) ma, a causa della guerra in cui il re era impegnato, ciò non venne fatto nel 1704 e nel 1708, per cui Carlo XII decise di annullare tutto il piano e stabilì che il febbraio 1712 sarebbe stato “doppio bisestile” per recuperare il 29 febbraio 1700 e ripristinare l’originale calendario svedese. Il 1712 fu quindi l’unico anno in cui in Svezia ci fu un 30 febbraio.

Il febbraio 1712 in un almanacco svedese: c’è il 30 febbraio. (NdA: Per chi fosse interessato, la Svezia passò infine definitivamente al calendario gregoriano nel 1753, saltando i giorni dal 18 al 28 febbraio.)

Di conseguenza, Grothusen conta correttamente le notti nel suo documento: tra il 28 febbraio e il 2 marzo 1712 secondo il calendario svedese ci furono effettivamente 4 notti.

Ma allora, vi starete chiedendo, perché secondo me il documento è chiaramente un falso?

Da conoscitore di storia scacchistica, mi sono chiesto: “Ma quale tipo di scacchi e con quali regole avrebbero potuto giocare lo svedese Carlo XII e il siriano Stamma nel 1712?

Se Carlo XII giocava sicuramente a scacchi “europei”, Stamma a circa 10 anni poteva aver imparato a giocare solo a Shatranj: imparò infatti a giocare a scacchi solo una volta trasferitosi in Europa attorno al 1730. Ciò è confermato da molte fonti, che descrivono Stamma come l’unico esempio di giocatore di Shatranj che sia diventato un forte giocatore di scacchi.

Partendo da questo assunto, è impossibile che i due abbiano giocato “diverse partite” e la discussione riportata in merito all’arrocco è ulteriormente incongruente, dato che a Shatranj non è previsto di arroccare, come scrive lo stesso Stamma nell’introduzione del citato libro “Essai sur le jeu des echecs“, dove consiglia sì di arroccare, ma perché sta parlando di scacchi e non di Shatranj.

Insomma, l’episodio descritto è sicuramente falso per motivi prettamente legati alla storia degli scacchi, come ho spiegato a quel saputello di Giorgio, che aveva trovato, e smontato, solo l’apparente incongruenza delle 4 notti.

Che ci volete fare… sarebbe stata una bella scoperta per la storia del nostro gioco, ma aver costretto Giorgio a capitolare sotto i colpi della mia logica è stato ugualmente molto, ma molto appagante.

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