Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Un’avventura di Uno Scacchista

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Questa avventura è stata ideata da Carlo Solinas, animatore caratterista del Circolo Scacchistico Mestrino, ed è stata pubblicata nella terza pagina di copertina del fascicolo n.5 del 1987 della rivista Scacchi e Scienze Applicate. L’autore, che ringraziamo, ci ha recentemente autorizzato a ripubblicarla sul nostro blog.

[Roberto C.]

 

Era il Quinteros giorno di Aprile. Avevo appena fatto un’abbondante colazione a base di Ciocaltea quando sentii aprire la Portisch; era mia madre che mi disse: “Ricordati di mettere a posto la tua Robatsch !”. Decisi di uscire di casa e allora indossai i miei Short e bevvi un ottimo sorso di Keres, il mio liquore preferito. Fuori era buio e si sentiva in lontananza il triste verso di un Gufeld nel bosco; tuttavia non mi spaventai e mi incamminai sulla strada verso Capablanca, la nota località del Marocco. Improvvisamente sentii un Sibilio: mi voltai e vidi un Tal che stava suonando il Sax. Gli chiesi con curiosità: “Sei rawan ?” mi rispose di essere un certo Don Rodriguez e di essere stato derubato del Kavalek lungo la strada. Lo guardai con un sentimento privo D’Amore, ma decisi di percorrere insieme la strada. Intanto spirava forte il Ribli, vento caldo Africano, cosicché dopo aver percorso alcune Miles, ci fermammo ad un bar. Il mio compagno ordinò un Bellini, mentre io invece mi feci preparare un brodo Rogers, ma ne lasciai un Toth per educazione. Al termine della cena riprendemmo il nostro viaggio. Quindi giungemmo in vista di una cattedrale di stile Romanishin.

Venni catturato ivi con delle Reti da un uomo. Quale non fu la mia sorpresa quando egli mi disse: “Ciao, era molto che Nunn ti vedevo !” Era un mio amico di Roma, nato però a Parma, con il quale da giovane andavo a pesca di Karpov nel Tevere. Uscimmo dalla chiesa e ci dirigemmo verso una trattoria dove mangiammo un’ottima Tartakower con i funghi Trifunovic e bevemmo due birre Lowenthal.

All’interno del locale erano entrati alcuni tifosi di una squadra di calcio; continuavano ad urlare: “Arbitro Benko! Gliela faremo vedere noi a Trabattoni ! Quindi uscirono inviperiti ed io rimasi Sokolov con il mio amico. Egli aveva con sé un Alburt di vecchie fotografie nelle quali rividi il paesaggio del mio Borgo natio. In quel tempo ero un giovane molto Bellon e studiavo Cebalo al conservatorio. Improvvisamente qualcuno mi diede una Pachman sulla spalla. Mi voltai di scatto, ma non vidi nessuno. Pensai “Qui gatta ci Kovacs” insieme al mio amico cercammo di scoprire il mistero, mentre a me dolorava la spalla. Cercando nella mia Braga, trovai provvidenzialmente un tubo di pomata Farkas e ne applicai una certa quantità sulla mia Partos dolorante; quindi mi lavai con il Savon. Decidemmo di rinunciare alle ricerche ed uscimmo dal locale.

Fuori era cessato di spirare il Ribli, ma il sole era una palla di Vallifuoco. Nel bosco lì vicino  sembrava di scorgere un arabo che Vaganjan senza meta. Quando ci avvicinammo egli si rivolse a noi con tono misterioso e ci disse: “Avete mai sentito parlare della lampada di Alapin ?” “No” – rispondemmo insieme – “Ebbene” – disse l’arabo – “Esprimete tre desideri !”. Il mio amico disse “Vorrei poter volare come fanno i Passerotti”. Fu immediatamente accontentato. Quando fu il mio turno dissi: “Mi piacerebbe avere un lavoro e non andare a Spassky tutto il giorno, quindi vorrei fare un giro in Lombardy ed infine diventare una persona più Fine”. Anch’io venni accontentato, ma l’arabo disse piuttosto seccato: “Kasparov ! Guarda chi mi doveva capitare ! Mi verrebbe voglia di buttarmi a Maric oppure in un Canal”. E morì dopo un travaso di Bilek.

(Carlo Solinas)

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