Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

I luoghi degli scacchi: Roma

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Roma 1911 Seduti Foraboschi, Gladig, Tonetti, Matteucci, Bonanno, Davì. In piedi: Scrocca, Vignoli, Batori, Benini, Dagnino, Rosselli, Bernheimer, Guglielmetti, Baggini, Benvenuti, Marotti, Cenni

(Claudio S.)
Per chi è nato e vive nella “città eterna” non è semplice sostenere il peso del confronto fra un passato illustre ed un presente mediocre. Roma si è negli anni scrollata di dosso la romanità, le tradizioni e le peculiarità che la sua gente era riuscita a trasmettersi per generazioni. Restano i celebri monumenti ad incantare i turisti sempre più frettolosi e meno esigenti.

Resta quel dialetto romanesco che, spinto da una certa discutibile filmografia del secondo dopoguerra, è andato oltre Roma e si ascolta oggi persino fra gli immigrati cinesi e pakistani. Ma si è persa la vita e l’atmosfera di un tempo: la miriade di botteghe e piccole attività che ne erano la forza e l’anima si sono spente, hanno chiuso storici caffé e locali e qualche spicchio di romanità ancora resiste solo nel vecchio ghetto o nel quartiere di Testaccio. Roma si è lentamente lasciata soffocare dal turismo e soggiogare dal denaro, e per di più sopraffare da incuria e immondizia. Resta un soffio d’immortalità e magia  in cima ai suoi colli più alti, dove giungono attutiti i rumori del traffico e gli echi delle sfide calcistiche (amorale culto pagano), e dove un’immancabile e oculata scelta può portarci a rivedere, quasi intatti, secolari panorami da sogno. Ecco, allora, l’ebbrezza di affacciarsi all’alba dalla ineguagliabile balconata del Giardino degli Aranci all’Aventino, fra la quiete delle chiese di San Clemente e di Santa Sabina, o di gustarsi tramonti lenti e miracolosi sopra Piazza di Spagna, dall’alberato passaggio  pedonale fra  Trinità dei Monti e  Villa Medici.  Anche gli scacchi sono stati inghiottiti dalla inesorabile trasformazione della città, e il Caffé Fassi in Corso d’Italia, dove si giocò fino agli anni ‘60, è entrato nei ricordi della “Roma sparita”, come già era accaduto prima per il più antico “Caffè de’ Scacchi al Corso” (in Corso Vittorio, frequentato dopo il 1837 da una giovane promessa romana, Serafino Dubois). Per uno scherzo di “corsi e ricorsi” storici, chissà mai che un giorno i romani non si ritroveranno ancora in qualche Caffè, dinnanzi ad una “tabula lusoria”, a muovere i sedici modesti pezzi (milites) di  un nuovo “ludus latrunculorum”.


Gli scacchi a Roma si perdono nella notte dei tempi, e già Leonardo da Cutro e Ruy Lopez vi giocarono nel Cinquecento.
Prima del 1830 nacque l’Accademia Romana degli Scacchi, frequentata da forti giocatori quali Topi, Toni, Luchini, Valguarnera e Belli.
A metà secolo si affermò Serafino Dubois, miglior maestro italiano dell’Ottocento. Dubois sconfisse a Roma il britannico Marmaduke Wyvill per 55-26 nel 1846, e il tedesco Vitzthum nel 1857.

Nel 1865 si tenne a Roma, nel palazzo del marchese Forcella, un primo torneo di scacchi, vinto da Seni davanti a Ferrante e Bellotti. Nel 1873 si tenne il primo torneo dell’Accademia Romana, vinto da Bellotti, e finalmente due anni dopo, nel 1875, il Circolo Filologico ospitò il primo torneo nazionale. L’ingegner Pietro Seni di Roma, si impose davanti al concittadino Tonetti e al padovano Maluta.

Roma, I torneo nazionale, 1875: 1° Seni 13/18, 2°-3° Maluta G.B. e Tonetti 12,5, 4° D’Aumiller 8, 5° Marchetti 7, 6° Sprega 6, 7°-8° Tormene e Cassoli 4,5, 9° Cantoni 4

Torneo di Roma del 1875. Da sinistra, seduti: Conte Cini, Bevilacqua, Tormene, Maluta, Principe di Teano, Tonetti, Marchese Forcella (unico col cappello in testa), Sprega, Cantoni, D’Aumiller e Marchetti. In piedi: Altobelli, Degli Abati, Fantacci, Vannuttelli, Rancorelli, Vanzetti, Seni, Dubois (con la barba bianca), L’Inganni

Nel 1886 Roma ospitò il quinto torneo nazionale, per la prima volta onorato da un primo premio offerto da S.M. Il Re Umberto I, una cassetta contenente Lire 1.200. Il milanese Crespi, quando seppe che si dovevano utilizzare gli orologi, si rifiutò di partecipare. Seni e Bellotti si ritirarono dopo il primo girone. Vinse il veneto Zannoni.

Roma 1886: 1° Zannoni 9/12, 2° Cantoni 8,5, 3° Forlico 8, 4°-5° Salvioli e Zon 6,5, 6° Seni 2, 7° Bellotti 0,5

Nel 1900 la neonata Unione Scacchistica Italiana (U.S.I.) organizzò a Roma il suo primo torneo, settimo nazionale. Il goriziano Arturo Reggio vinse il primo premio, una “splendida coppa di Sevres, istoriata di finissimo lavoro”, offerto da S.M. Il Re. Il torneo minore venne vinto da Stefano Rosselli del Turco, che divenne così maestro.

Il Circolo dell’Accademia fu un centro vitale per molti anni, sotto l’impulso di Augusto Guglielmetti, che oltre ad essere il più forte giocatore romano, era segretario dell’U.S.I. e capo redattore della “Rivista Scacchistica Italiana”, che uscì dal 1899 al 1912.

Roma 1911
Seduti Foraboschi, Gladig, Tonetti, Matteucci, Bonanno, Davì.
In piedi: Scrocca, Vignoli, Batori, Benini, Dagnino, Rosselli, Bernheimer, Guglielmetti, Baggini, Benvenuti, Marotti, Cenni

Nel 1911 Roma ospitò il quinto torneo dell’U.S.I., vinto dal triestino Gladig che precedette i favoriti Rosselli e Reggio.

Nel 1939 Roma ospitò il IX campionato italiano. Monticelli perse subito con Stalda, e dovette lottare con Castaldi fino al vittorioso scontro diretto del tredicesimo turno. Clarice Benini vinse il campionato femminile davanti a Nelly Lanza e a Gina Biella.

Durante il torneo, il focoso Sacconi ebbe un diverbio con un gerarca fascista, e per questo venne escluso dalla attività scacchistica.

Il magistrale di Roma del 1946 fu il primo importante torneo italiano del dopoguerra. Il redivivo conte Sacconi vinse con punti 6/8 precedendo Nestler (5,5), Napolitano, Castaldi, Staldi e Romi (tutti a 4,5).

L’ XI Campionato Italiano, organizzato a Roma nel 1947, fu strutturato in maniera alquanto complessa. Dopo una serie di gironi eliminatori e di semifinale, vennero selezionati i sei finalisti che si giocarono il titolo. Castaldi e Staldi furono dichiarati campioni italiani ex-aequo.

Nel dicembre del 1964 Roma ospita un interessante torneo internazionale ad undici giocatori.
Il favorito GM olandese Jan Donner è preceduto sul filo di lana dal tedesco Lehmann e dal GM ungherese Lengyel.
Ottima la prestazione del romano Alberto Giustolisi, che sfiora il successo assoluto, mentre Stefano Tatai ha un risultato inferiore alle attese. Il pisano Pierluigi Beggi ottiene un importante risultato contro giocatori di categoria superiore.

Un torneo open organizzato nel 1972, al quale partecipano ben 140 giocatori, viene vinto da un quartetto jugoslavo composto da Kosanski, Sakhovic, Damjanovic e Vukic, con Tatai nel gruppetto degli inseguitori.
Nel dicembre del 1973 Roma ospita due forti tornei magistrali, uno open ed uno a numero chiuso. Sergio Mariotti si dimostra ancora una volta il più in forma di tutti.

Roma Open 1973: 1°-2° Mariotti e Zichichi 7/9, 3°-4° Giustolisi e Tatai 6,5, 5°6° Micheli e Vujovic 5,5, 7°-11° Meinsohn, Passerotti, Trezza, Nestler e Wagman 5 (26)
Roma a inviti 1973: 1° Mariotti 6,5/8, 2° Micheli 5,5, 3°-4° Cosulich e Tatai 5, 5° Cappello R. 4,5, 6° Toth 3 (9)

Sergio Mariotti si impone anche nel Trofeo Alfiere del 1975 precedendo Parr, e nell’Usotempo del 1976 davanti a Giustolisi. Il sovietico Anatoly Lein, da poco apolide ed in procinto di trasferirsi negli USA, vince il Trofeo Alfiere del 1976 alla pari con Tatai, e poi vince bene anche il “I° Torneo del Banco di Roma”, precedendo il neo-italiano Bela Toth, bravo a tenergli testa fino allo scontro diretto.

Il torneo del “Banco di Roma” uscì dal cappello e dall’opera infaticabile dell’ indimenticato Alvise Zichichi. Grazie al suo contributo si tennero ben undici edizioni e calarono su Roma campioni di vari paesi.

Il Banco di Roma fu anche molto attivo come squadra di club, vincendo titoli nazionali e competendo a livello europeo grazie ad i suoi elementi di punta Mariotti, Tatai e Zichichi.
Va giustamente al duo russo Vaganian-Mikhalchisin l’edizione 1977.

Nel 1978 non si disputò il torneo del Banco di Roma, ma si tenne il Torneo Alfiere, con un forte magistrale vinto da Stefano Tatai (punti 6,5/9) davanti all’esule sovietico Anatoly Dozorets (6). Divisero il terzo posto Ceschia, Mariotti e Giacomo Vallifuoco (5).

L’ungherese Pinter vinse il Banco di Roma del 1979, precedendo Mariotti.

Il torneo del 1980 è vinto a sorpresa dal greco Makropoulos, che, lanciato da una rocambolesca vittoria su Toth al primo turno, precede il solido GM slavo Parma.
La più bella sorpresa è però la disputa del torneo minore, che permetterà per anni a molti giovani italiani di competere ai massimi livelli. Stefano De Eccher vince questa edizione, con punti 6,5/9, davanti all’ungherese Kovacs.

Molto pubblico nella sede Banco di Roma di Settebagni nel 1981 per la presenza di Korchnoi. Viktor il terribile infligge un distacco abissale agli avversari. Migliore degli italiani è Tatai, che riesce anche a strappare un pareggio al vincitore. Nel torneo B il bulgaro Popov precede il polacco Filipowicz.

Nel 1982 eccoci con i nuovi orologi elettronici ideati dall’arbitro Tiberti, e ancora tantissimo pubblico ad assistere ad un emozionante testa a testa tra Korchnoi, con i suoi zeitnot e le sue incredibili complicazioni tattiche, e l’ungherese Joszef Pinter, che la spunta per spareggio tecnico, grazie all’aiuto di Mariotti che ferma l’ex sovietico all’ottavo turno. Nel B prevale Martin Gonzalez su Rigo, Bouaziz ed il napoletano Iannaccone.

Nel 1983 Pinter concede la tripletta, mostrando una rapidità e semplicità di gioco fuori dal comune e superando di misura Toth. Deludenti il giovane tedesco Lobron, che ha trascinato Benko fino alle 5 del mattino in un interminabile finale di torri, e lo stesso Pal Benko, che si è fatto notare più che altro per il suo eccentrico vestire e per le sue proteste.
Nel B vince lo svizzero Gobet davanti a Skembris, poi Sibilio, Martorelli e Kovacs.

Il 1984 è l’anno del serrato confronto a quattro tra i due GM ungheresi e i due MI italiani. Alla fine la spunta Sax sul bravo Tatai, che però manca la norma di GM non riuscendo a superare Mednis nel turno conclusivo. Ad un impreparato Zichichi non si poteva chiedere di più, essendo subentrato in extremis per il forfait di Hort.
Il “B” va al cecoslovacco Stefan Gross, che precede il napoletano Mario Cocozza.

Il torneo del Banco di Roma del 1985 vede il GM svedese Andersson aggiudicarsi il primo premio. L’ungherese Sax e lo slavo Cebalo rimangono staccati di mezzo punto, mentre al quarto posto giunge a sorpresa il filippino Andronico Yap.
Il torneo B è vinto dallo jugoslavo Bukal, che precede il cagliaritano Gianlazzaro Sanna, nonostante la sconfitta patita nello scontro diretto.

Nel torneo del Banco di Roma del 1986 la lotta coinvolge i primi due classificati dell’anno precedente, che questa volta si dividono il primo premio. Positivo il torneo di Tatai, che arriva nel gruppetto a ridosso dei vincitori.
L’ungherese Rigo vince il torneo B, dove giunge secondo con l’ottimo punteggio di 7/9, e la norma di maestro internazionale, il napoletano Giacomo Vallifuoco.

L’ex campione del mondo Vassily Smyslov è la grande star della undicesima ed ultima edizione del Banco di Roma. Il torneo viene vinto per spareggio tecnico dallo slavo Marianovic, mentre il terzo del gruppo di testa è il numero uno di tabellone, l’ex sovietico Boris Gulko.
Il torneo B è vinto dal danese L.B. Hansen che precede Passerotti, Belotti e Partos.

Judit e Sofia Polgar

Terminate le undici edizioni del glorioso Banco di Roma, il 1989 vede la disputa di un interessante magistrale destinato a passare alla storia. Tra i 66 partecipanti spiccano i nomi dei sovietici Dolmatov, Chernin, Palatnik e Razuvaev, favoriti per la vittoria finale. Ma ben presto il torneo prende una piega inattesa, con la quattordicenne ungherese Zsofia Polgar che macina un grande maestro dopo l’altro, realizzando un sensazionale 8/8 (sconfigge Rabczewski, Cardinali, Palatnik, D’Amore, Chernin, Suba, Mrdja e Razuvaev) e concedendo patta solamente a Dolmatov, all’ultimo turno e a giochi chiusi.
Molto brava, nel gruppo a 6 punti, anche la georgiana Nana Ioseliani, che l’anno prima aveva sfiorato il titolo mondiale nel match di Tel Aviv, perso 7,5 a 8,5 contro Maia Chiburdanidze.

Roma 1989, I° Open Magistrale Regione Lazio: 1° Polgar Zsofia 8.5, 2°-5° Dolmatov, Chernin, Wojtkiewicz e Levitt 6,5, 6°-10° Razuvaev, Suba, Dragojlovic, Braga e Ioseliani 6.0 11°-21° Palatnik, D’Amore, Marinelli, Bellia, Vallifuoco Gio., Mrdja, Plesec, Doncevic, Passerotti, Hoffman e Stavru 5.5 (66)

L’anno successivo si disputa un secondo grande torneo magistrale, che vede tra i partecipanti numerosi forti grandi maestri, tra i quali i leggendari Smyslov e Bronstein (protagonisti di una memorabile simultanea) ed il futuro campione del mondo Anand.
L’inglese Anthony Miles s’impone staccando di mezza lunghezza un gruppo di sei grandi maestri, fra i quali l’emergente estone Lembit Oll e l’intramontabile Smyslov.

Roma 1990, II° Festival Magistrale: 1° Miles 7.0, 2°-7° Bareev, Oll, Todorcevic, Chernin, Vera Gonzalez-Quevedo e Smyslov 6.5, 8°-19° Dokhoian, Lanka, Anand, Razuvaev, Drasko, Farago, Dzhandzhava, Barlov, Ivkov, Vaisser, Suba e Bronstein 6.0, 20°-28° Ubilava, Garcia Palermo, Flear, Palatnik, Mascarinas, Marinelli, Aleksic Nenad, Braga e Komnenic 5.5 (100)


Guardando il passato con i suoi risultati, se Roma ha conteso la palma di capitale a Modena a metà del XIX secolo e a Reggio Emilia nell’ultimo quarto del XX, lo si deve principalmente a due grandi personaggi, tra l’altro entrambi contraddistinti dalla capacità di lasciarci numerosi e validi articoli e scritti. Il primo è stato appunto Serafino Dubois (1817-1899), che nel 1862 giunse 4°-5° a Londra davanti a Steinitz, nonostante due partite perse a forfait, e che seppe in un successivo match impegnare Steinitz (3 vittorie a 5), dimostrando di essere in quel momento fra i primissimi giocatori al mondo. A Dubois si deve l’onore di aver fondato a Roma nel 1859 “La rivista degli scacchi”, il primo tentativo di pubblicazione periodica in Italia (abbonamento annuale: 3 scudi). Il secondo nome è quello di Alvise Zichichi (1938-2003), milanese (!), che è stato l’inventore, l’organizzatore e l’anima della manifestazione del “Banco di Roma” (dove egli lavorava). In quegli anni ’70 e ’80 non era soltanto un caso vedere in città, e nelle periferie, tanti giovani e meno giovani giocare a scacchi (gratis …) nelle piazze e nei giardini pubblici. Oggi anche questo aspetto del gioco appartiene, purtroppo, a quella “Roma sparita” di cui all’inizio si è parlato.


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