Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Perché farsi aiutare dal motore scacchistico?

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(di Salvatore Tramacere)
Molti sono gli scacchisti che si pongono la domanda: “Che senso ha giocare oggi per corrispondenza con tutti i programmi che si possono usare? Non diventa alla fine una lotta tra computer?” Qualcuno addirittura ritiene che elaboratori e programmi elettronici siano la rovina degli scacchi.

Prima di proporre la mia risposta faccio una premessa: sono un giocatore per corrispondenza di lunga data (dal 1971). Ho ottenuto il titolo di Maestro nel 1991 e ho raggiunto il mio massimo punteggio Elo nel 2001 (2328); da allora in poi ho conosciuto un declino pressoché verticale, precipitando fino al punteggio di 2053 nel 2010.

Era successo che il Fritz 4 associato al ChessBase 6.01, che avevo acquistato nel 2000 per cominciare a gestire il mio database, negli anni si è dimostrato insufficiente a combattere i motori (chess engine), man mano più aggiornati, utilizzati dai miei avversari; a questo bisogna aggiungere che non avevo la minima idea che i motori dovessero essere gestiti in qualche modo: mi fidavo ciecamente. Come risultato ho abbandonato il gioco per corrispondenza per sei anni, fino a quando il mio compianto amico e maestro Elio Troia mi ha convinto a ricominciare, dandomi dei consigli che mi hanno permesso di attrezzarmi per poter tornare a giocare ad armi pari.

Veniamo al punto: negli scacchi, come in qualsiasi altro ambito, è inutile opporsi alla tecnologia; dobbiamo esserne consapevoli.

Secondo me, per affrontare la questione nei termini corretti, bisogna capire che i calcolatori semplicemente mettono in evidenza l’aspetto scientifico degli scacchi, piuttosto che quello artistico, cosa che poco si concilia con l’aura romantica e la travolgente bellezza del gioco combinativo. Ma, ahimè, i calcolatori danno solo risalto a quello che tutti i veri conoscitori del nostro gioco sanno: non c’è combinazione brillante senza un serio errore dell’avversario.

In ogni caso, mentre i calcolatori rincorrono l’iperuranio, gli umani continuano a giocare a modo loro.

Certo, c’è una grande differenza tra il gioco degli attuali GM a tavolino (Carlsen, Caruana, Nakamura, ecc.) e quello dei GM dell’era pre-informatica (Fischer, Tal, Gligoric, ecc.), differenza dovuta al fatto che, oggi, allenatori e secondi la tecnologia la usano, eccome!, per la preparazione dei loro campioni. Due esempi: Wesley So nel 2016 e Magnus Carlsen nel 2018 hanno vinto la Sinquefield Cup con 5,5/9, con due sole vittorie: vogliamo dire che grazie alla (o per colpa della, secondo le opinioni) tecnologia, nel gioco ad alti livelli gli errori diminuiscono e diminuisce lo spettacolo?

Forse è così, se per spettacolo si intende il “sac, sac… mate!” di Bobby Fischer.

E se invece avesse ragione il famoso giornalista Gianni Brera (1919-1992), che sosteneva che le migliori partite di calcio sono quelle che terminano 0-0, perché non vengono commessi sbagli?

Resta il fatto che, nel momento della verità, quelli che siedono uno di fronte all’altro sono due uomini, per loro natura soggetti all’imprecisione se non all’errore.

La vera rivoluzione, ovviamente, l’informatica l’ha portata nel gioco per corrispondenza.

Anni fa si poteva contare solo sulla carta stampata: l’Informatore, l’Enciclopedia dei Finali e il mare magnum dei libri scacchistici; il resto era duro e lungo lavoro di analisi. Oggi disponiamo di sterminati archivi on line, delle tavole di Nalimov e di Lomonosov nonché di potenti motori scacchistici.

Per capire dove sta la differenza è sufficiente confrontare qualche tabella finale dei Campionati mondiali ICCF:

  • XI (1983) vince Baumbach con 10,5/14 (7 vittorie); patte 43/105 partite giocate;
  • XIV (1994) vince Oim con 11/14 (9 vittorie, 1 sconfitta); patte 46/105;
  • XIX (2004) vince Léotard con 8,5/12 (5 vittorie); patte 45/78;
  • XXVII (2011) vince Dronov con 9,5/16 (3 vittorie); patte 120/136;
  • XXX (2017) vince Kochemasov con 9/16 (2 vittorie); patte 127/136.

Dunque è vero, i motori fanno aumentare le patte.

Ma quando si vince, chi ha vinto, l’uomo o il motore?

Tutti i giocatori per corrispondenza, dai Campioni del mondo in giù, sanno (o dovrebbero sapere) che lasciar giocare il motore significa, nel migliore dei casi, fare patta; se invece va male, significa perdere. Il motivo è semplice: i motori non perseguono un piano, ma cercano la mossa migliore nella posizione data. Se dall’altra parte del server c’è un giocatore che ha un piano e “guida” il suo motore, il risultato è segnato: a un certo punto cominceranno a scarseggiare le buone mosse, lentamente ma implacabilmente la valutazione da parte del motore comincerà a calare e la partita sarà perduta senza aver capito dove si è sbagliato.

Non avere un piano, ecco l’errore!

Il difetto di cercare solo la mossa migliore nella posizione sta nell’effetto “orizzonte”. Di che cosa si tratta?

In sintesi, a cominciare dall’apertura e fino al mediogioco, sappiamo che in una partita il numero delle mosse possibili cresce in maniera esponenziale con il succedersi delle mosse. Con tutta la potenza di calcolo degli attuali processori è comunque impossibile star dietro a tutte le varianti; per questo motivo i programmi che “girano” nei vari motori contengono delle istruzioni per scartare le mosse che non rispondono a determinati criteri di valutazione, criteri che possono comprendere la semplice necessità di non lasciare pezzi in presa, oppure il conteggio delle case controllate dai propri pezzi e molti altri ancora che ignoro (io non sono un programmatore). Con tutto ciò, comunque, l’analisi delle varianti procede semimossa per semimossa e, a ogni passo, l’aumento del numero delle varianti da analizzare causa un rallentamento delle operazioni: in un tempo dato, il motore non “vede” oltre un certo numero di mosse, oltre un certo orizzonte. In assenza di un piano questo può portare fuori strada, sia che si persegua una variante che non porta ad alcun vantaggio (se non a uno svantaggio), sia che non si veda il vantaggio a più lungo termine.


A titolo esemplificativo, vi sottopongo la posizione raggiunta dopo 58. … Rf8 nella partita Finocchiaro-Brooks del 2009, decisiva per la conquista del titolo mondiale nel 25° Campionato ICCF:

Finocchiaro-Brooks, 25° Campionato ICCF dopo 58. … Rf8

Il motore adoperato ai tempi da Finocchiaro suggeriva come vincente la continuazione 59.Rc5; tuttavia analisi più approfondite hanno convinto il futuro Campione che non avrebbe ottenuto più della patta. Egli, invece, optò per 59.Tc1, considerata dal motore meno forte, che, dopo il guadagno del pedone a6, portò a lungo termine (il Nero abbandonò all’86a mossa) alla scomparsa dei due pedoni sull’ala di Re e al guadagno del secondo pedone, con netta vittoria. Qui bisogna precisare che quel motore probabilmente non aveva accesso alle tavole di Nalimov, che risolvono le posizioni con sei pezzi, altrimenti la variante che deriva da 59.Rc5 sarebbe stata valutata come pari; oggi un tale errore di valutazione non sarebbe stato fatto.


Un altro tipo di situazione che i motori non sembrano riuscire a valutare correttamente sono quelle note come “fortezze”. Qui sotto la posizione raggiunta nella partita Salov-Korčnoj (Hoogovens, Wijk an Zee 1997) dopo 48.Rg2:

Malgrado il grande vantaggio materiale, il Nero non può vincere se il Bianco mantiene la sua Torre sulla quinta traversa, tagliando fuori il Re nero; naturalmente occorre fare attenzione a non esporre la Torre a un attacco della Donna nera con scacco. I motori qui valutano solo la superiorità materiale: che la posizione sia patta il giocatore deve evincerlo dall’esame delle varianti proposte, che sono tipicamente inconcludenti, e dal fatto che eventuali differenti varianti sono valutate con il medesimo punteggio; qui, ad esempio, in una prova di circa 20 minuti, il mio Stockfish 12 assegna alle mosse 48. … Dd2+, 48. … De2+ e 48. … De3 l’identico valore: -13.18 (il segno “-” indica il vantaggio del Nero), che in altri casi significherebbe un vantaggio incolmabile.


Infine una posizione di mediogioco, tratta da una mia partita, dopo 25.Df2:

La posizione è complessa: Stockfish girovagava tra inconcludenti manovre all’interno dei rispettivi schieramenti, con l’unico scopo di non infrangere svantaggiosamente il precario equilibrio posizionale. Attenzione: è importante capire che i motori vengono costantemente aggiornati e la stessa posizione, oggi, viene valutata diversamente. Il mio avversario, probabilmente alle prese anch’egli con le paturnie del suo motore, ha giocato una mossa plausibile, ma non adeguata: 25. … Af8. Qui il motore assegnava al Bianco un vantaggio intorno a +2.50, ma non riusciva a indicare una strada per concretizzarlo; le mosse proposte erano 26.Th3, 26.De3, 26.Dg3, 26.Dd2. Evidentemente gli mancava un piano e considerava con estrema cautela mosse che l’equilibrio lo rompevano. Io ho individuato nel Cavallo il pezzo di cui è possibile migliorare la posizione, con l’intenzione di portarlo in f4 via e2, ma la mossa 26.Ce2 non era tra le prime scelte. Tuttavia dopo 26.Ce2 l’equilibrio tanto faticosamente cercato si è rotto a mio favore, anche se il Cavallo non è mai giunto in f4 (il Nero ha cercato un diversivo sull’ala di Re). Ciò che conta è che alla fine ho vinto.


Torniamo alla domanda: che senso ha giocare per corrispondenza con i motori? La mia risposta è: con un buon motore (sul web ce ne sono tanti forti e gratuiti) e un hardware all’altezza (non ne ho parlato per non entrare in un vasto campo denso di aridi dettagli specialistici) si possono giocare partite di ottimo livello tecnico, nelle quali mettere alla prova le proprie capacità strategiche: lo spazio per l’intervento umano c’è; non sempre, forse neanche spesso, ma c’è.

Aggiungo che, a mio parere, questo spazio dipende essenzialmente dall’apertura che si sceglie. Per quanto riguarda la tattica, è bene sapere che è terreno esclusivo dei motori, i quali sono in grado di gestire con incredibile sicurezza le complicazioni più selvagge.

Capisco che tutto ciò possa sembrare poco divertente o, addirittura, poco interessante, soprattutto per i giocatori di alto livello: è un fatto che sono molti i GM per corrispondenza che hanno abbandonato la pratica dei tornei. Per contro, negli ultimi tempi si sono avvicinati al gioco per corrispondenza diversi giocatori titolati a tavolino, probabilmente per migliorare la propria comprensione strategica, magari di certe varianti di determinate aperture, al fine di arricchire il proprio arsenale nei tornei OTB (Over The Board): un buon sistema per chi non può permettersi uno staff di supporto.

La mia conclusione è che sì, gli scacchi per corrispondenza sono diversi dagli scacchi a tavolino, ma possono essere certamente utili per migliorare capacità di analisi e visione strategica. Con la “consulenza” di un forte consigliere: il motore scacchistico.


Salvatore Tramacere – Classe 1953, pugliese per nascita e sentimento, romano per adozione lavorativa, ho appreso gli scacchi a 11 anni. Per varie ragioni ho giocato con discontinuità a tavolino (sono una passabile 2N); ho ripiegato sul gioco per corrispondenza, conquistando il titolo di Maestro. Amo spulciare tra vecchie carte, spesso virtuali (il web è una miniera). Ho auto pubblicato “Immortali e Sempreverdi”, raccolta di gemme ottocentesche corredate dai commenti dei contemporanei. Mi onoro di far parte del “Gruppo Romano di Studi e Ricerca Storica sul Gioco degli Scacchi”, fondato da Arnaldo Monosilio e Bruno Arigoni.

2 thoughts on “Perché farsi aiutare dal motore scacchistico?

  1. Ottimo ed esaustivo l’articolo dell’amico Salvatore, decano del gioco per corrispondenza ancor prima del sottoscritto.
    Più o meno la sua parabola di tele-giocatore rispecchia la mia ed a distanza di molti anni da due partite giocate tramite le mitiche cartoline postali (una patta ed una vittoria per lui) le nostre strade si sono incrociate di nuovo in ASIAS – l’Associazione da me fondata nel 2014 ed avente come finalità preminente la disincentivazione dell’uso dei motori – nella quale egli ha raccolto il testimone e ricopre attualmente la figura di Vice-Presidente.
    Come mio modesto contributo alla tematica magistralmente sviscerata da Salvatore, vorrei pormi una domanda: l’utilizzo del motore ha fatto di me uno scacchista più forte o meno forte dell’era pre-computer?
    L’impietoso raffronto tra i miei rispettivi punteggi Elo (quello attuale pari a 2236 rispetto al massimo storico di 2350, nonostante una striscia positiva di 60 partite, delle quali 8 vinte e 52 patte) farebbe propendere per la seconda tesi e probabilmente i numeri, come al solito, hanno ragione.
    Riporto per la curiosità dei lettori i testi delle citate partite, precisando che presumibilmente (a distanza di tanto tempo ne ho perso memoria) la partita da me abbandonata fu lasciata precocemente a seguito di mio ritiro dal torneo.
    Pasquale Colucci

    Tramacere,Salvatore – Colucci,Pasquale [B16]
    Grande Trofeo Scacco 01 el.15 Scacco! 1976-78

    1.e4 c6 2.d4 d5 3.Nc3 dxe4 4.Nxe4 Nf6 5.Nxf6+ gxf6 6.c3 Bf5 7.Ne2 Nd7 8.Ng3 Bg6 9.h4 h5 10.Be2 Qa5 11.b4 Qd5 12.0–0 e5 13.Re1 Be7 14.Bd3?! [14.Bf3] 14…0–0–0 15.Bxg6 fxg6 16.Qb3 Nb6 17.Qxd5? [17.Rb1] 17…Rxd5 18.dxe5 fxe5 19.Re4 Nd7 20.Be3 Nf6 21.Rc4 Ng4 22.Bxa7 Bxh4 23.Ne4 b5 24.Rxc6+ Kb7 25.Rc5 Rd3 26.Rxb5+ Kxa7 27.Ra5+ Kb8 28.Rb5+ ½–½

    Tramacere,Salvatore (2197) – Colucci,Pasquale (2328) [B78]
    Trofeo Nimzowitsch 01 el. ??, 1980

    1.e4 c5 2.Nf3 d6 3.d4 cxd4 4.Nxd4 Nf6 5.Nc3 g6 6.Be3 Bg7 7.f3 Nc6 8.Qd2 0–0 9.Bc4 Bd7 10.0–0–0 Rc8 11.Bb3 Ne5 12.h4 h5 13.Bg5 Rc5 14.f4 Nc4 15.Bxc4 Rxc4 16.e5 Ne8 17.Qd3 Rxd4 18.Qxd4 f6 19.exf6 exf6 20.f5?! 1–0

  2. Ai miei tempi si diceva che il gioco per corrispondenza era una lotta di biblioteche, oggi invece che è un confronto tra computer. A mio parere queste cose aiutano, soprattutto a non commettere errori e questo spiega l’aumento delle patte, ma concordo con l’autore dell’articolo che vi è ancora spazio per l’intervento dell’uomo, almeno finora.
    Sull’episodio accaduto a Finocchiaro sono persona informata sui fatti, essendo stato testimone oculare quando avvenne. Ricordo che gli dissi che non aveva bisogno di computer, perché lui stesso era un computer e tale infatti ci appariva a noi comuni mortali.
    In effetti Fabio sembrava una sorta di RoboCop, una specie di cyborg degli scacchi, dalle attitudini analitiche sovrumane. I fattori fisici e nervosi gli avevano negato quelle doti di resistenza necessarie per il gioco a tavolino, ma in compenso aveva sviluppato una capacità non comune nelle analisi.
    Nel 1969 venne a Catania il GM Mato Damianovic per disputare in serata una simultanea; a pranzo fu ospite in casa di Finocchiaro, che invitò anche me. Passarono il pomeriggio ad analizzare partite ed in un momento che Fabio si era allontanato, Damianovic mi disse in un italiano stentato: “Finocchiaro tiene scacchi”, per manifestarmi che era rimasto impressionato dalla sua sbalorditiva abilità.

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