Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

8 marzo: parliamo di uomini?

5 min read

(Uberto Delprato)
Oggi ho deliberatamente cercato un titolo provocatorio per evitare la solita, sterile celebrazione della data simbolica dell’8 marzo. Un simbolo che sembra diventare sempre più retorico che concreto, visto che ogni anno ci diciamo sempre le stesse cose: non ci sono ancora parità, uguaglianza, rispetto e molto c’è ancora da fare. E’ vero, alcune posizioni di altissimo livello politico sono oggi, in Italia, occupate da donne, ma noi qui ci occupiamo di scacchi e non mi sembra che ci siano molte buone notizie da registrare.

Potrei parlare delle condizioni economiche delle principali manifestazioni scacchistiche, dell’esistenza (giustificabile o no) di tornei ed eventi riservati alle donne, della diversa risonanza degli eventi agonistici tra quelli Open (praticamente quasi sempre “maschili”) e quelli Femminili, ma oggi vorrei parlare di qualcosa molto più vicino a noi: la vita di circolo e di torneo, ciò che compone la quasi totalità del tempo che dedichiamo agli scacchi assieme ad altre persone.

Nel mio post “2022, anno delle donne negli scacchi: si muove qualcosa?” dell’agosto scorso, mi domandavo “Ma come aiutare i giovani talenti al femminile a continuare a giocare e a migliorarsi? Per iniziare, fornendo pari strumenti educativi (allenatori, stage, opportunità di confrontarsi nei tornei) e coltivando una cultura più accogliente all’interno dei circoli, dove tutti abbiamo cominciato a giocare e a trovare amici e soddisfazioni.

Oggi vorrei condividere qualche ulteriore considerazione su quest’ultimo punto, anche e soprattutto alla luce di una notizia di qualche settimana fa che ha scosso il mondo scacchistico statunitense e, necessariamente, mondiale. La WGM Jennifer Shahade, due volte campionessa USA e nota commentatrice e autrice di libri, ha reso pubblica l’esistenza di un procedimento investigativo avviato dalla Federazione USA e dal Saint Louis Chess Club nei confronti del GM Alejandro Ramirez per molestie sessuali.

I fatti a cui fa riferimento Jennifer Shahade sono avvenuti nei suoi confronti 9 e 10 anni fa, ma l’evidenza di simili comportamenti di Ramirez denunciati privatamente da altre ragazze da lui allenate l’ha portata a richiedere l’avvio dell’inchiesta, con un percorso che ha definito “molto stressante”. Un articolo di ieri sul Wall Street Journal riporta dettagli inquietanti sui comportamenti di Ramirez e sull’omertà di molti, rendendo evidente che la questione sollevata da Jennifer Shahade è molto seria e riguarda soprattutto l’ambiente in cui cresce e viene vissuta, in modi e tempi assolutamente personali, la passione scacchistica.

Mi riferisco alla vera natura sociale del gioco, quella che permette a chiunque di confrontarsi con chiunque, indipendentemente da qualsivoglia separazione la società possa creare: sesso, abilità, religione, titolo di studio, colore della pelle, forza fisica, usanze, ricchezza, lingua, bellezza, nazionalità, età, stato sociale… tutto scompare una volta che ci si mette davanti alla scacchiera e si muovono i pezzi.

Prima di sedersi alla scacchiera, però, c’è tutto il mondo dei gesti, delle parole e dei comportamenti che possono creare un ambiente positivo o trasformare gli scacchi in uno dei tanti inferni sociali di cui si sente parlare. Il gioco è sicuramente uguale per tutti, ma non lo sono gli ambienti nei quali viene praticato, primi fra tutti i circoli.

Inutile decantare le lodi degli scacchi quando qualcuno, in particolare donne e ragazze, vive situazioni nelle quali viene considerato inferiore, osservato in un certo modo o addirittura molestato con gesti e parole. Mentre leggete questo post potrete pensare che “Non è vero, almeno io non ho mai visto nulla di simile” e sono sicuro che ne siate convinti, però… quanti di noi uomini hanno vissuto un circolo di scacchi come lo vive una donna?

La solitudine di una Donna (Hong Kong 1954)

Inutile girarci attorno: ci sono comportamenti e modi di parlare e di scherzare che sono permeati di maschilismo senza che neanche ce ne accorgiamo. Sono il frutto di condizionamenti culturali millenari e non possiamo immaginare che possano sparire da un giorno all’altro, però… se per capire le condizioni di difficoltà che una persona con disabilità è costretta ad affrontare quotidianamente basta provare ad essere cieco, sordo o muoversi su una sedia a rotelle per un giorno (l’avete mai fatto?), perché non fare uno sforzo e provare a capire cosa significa entrare in una stanza e notare che la maggior parte dei presenti ci guarda per i vestiti che abbiamo addosso, che immagina cosa ci sia sotto a quei vestiti, che pensa alla battuta da fare all’amico o al collega, che cerca un modo per metterci in difficoltà per divertirsi alle nostre reazioni?

I circoli di scacchi sono un mondo fantastico, l’ho sempre detto e lo dirò sempre, ma non sono esenti da questi rischi. Sta a tutti noi tenere fuori dalla vita sociale ciò che può creare difficoltà e costringere qualcuno a rimanere fuori dalla porta per il disagio che prova aprendola. Non lamentiamoci del fatto che ci siano poche donne che giocano a scacchi se non vengono rispettate e se l’ambiente che viene loro offerto non è accogliente e, anzi, è percepito come “tossico”.

E’ per questo che oggi, 8 marzo 2023, preferisco parlare di uomini, anziché di donne. Perché voglio sperare che ci sia chi, leggendo queste righe, riesca ad immaginare un modo per rendere il proprio circolo un ambiente più accogliente, più sereno, e a cominciare ad eliminare ciò che invece lo rende discriminatorio e malsano.

La Principessa Diana danza con John Travolta, Novembre 1985

Auguro a tutti, donne e uomini, un buon 8 marzo, sperando che non sia solamente la ripetizione di una stereotipata “festa della donna”, ma che sia la celebrazione del rispetto tra uomini e donne. Perché senza il reciproco rispetto c’è ben poco da festeggiare.

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6 thoughts on “8 marzo: parliamo di uomini?

  1. Ciao Uberto,

    Il tuo post mi ha molto colpito. Molti credono che alle donne non interessino gli scacchi, la verità potrebbe però essere più complessa: la forte presenza maschile potrebbe aver creato un ambiente in cui gli atteggiamenti negativi sono normalizzati e giustificati.
    È quindi un gatto che si morde la coda: non ci sono tante donne che giocano a scacchi perché non ci sono abbastanza donne che giocano a scacchi.
    Speriamo in un futuro migliore.
    Ti abbraccio e ti ringrazio per aver espresso un pensiero moderno ed intelligente di cui non tutti sono capaci.

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