Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Scacco matto all’assassino (12)

Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca

(Fabio Lotti)

Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca

Scacchi, delitti, indagini… cos’è la vita se non un gioco perverso in cui regna la follia? Qui tutte le precedenti puntate. (UnoScacchista)

[In apertura, una immagine di Jeremy Brett dalla serie TV “Il ritorno di Sherlock Holmes” (1986)]


Giallo Scacchi Racconti di sangue e di mistero
a cura di Mario Leoncini e Fabio Lotti – EDIZIONI EDISCERE 2008

Con un piede e tre quarti nella tomba figuratevi se mi lascio intimorire dalle eventuali critiche che possono venir fuori da questa mia iniziativa. Ho esaudito un sogno che mi portavo dietro da tanto tempo e ora me lo coccolo in prima persona. Senza lasciarlo agli altri. Voglio dire che presento ai lettori l’antologia GialloScacchi-Racconti di sangue e di mistero Edizioni Ediscere 2008, curata da me medesimo e dall’amico Mario Leoncini, maestro di scacchi e vicepresidente della Federazione scacchistica italiana. Insomma me la canto e me la suono, o me la suono e me la canto che fa lo stesso. Con quella leggerezza ironica e (spero) quella obiettività con le quali ho sempre cercato di comunicare i miei pensieri.

E a proposito di pensieri il primo va all’editore Valerio Luciani che si è accollato un bell’impegno, il secondo al quartetto Bertazzoni-Marchesi-Marracci-Smocovich senza il quale col cavolo che sarebbe nata questa antologia, e il terzo lo dedico agli autori (una trentina) che hanno partecipato con grande entusiasmo a questa elettrizzante avventura (mica sempre facile inserire gli scacchi in un contesto narrativo), dai più noti e ormai accreditati a quelli in pieno rodaggio. Qualche nome e cognome? Butto lì a caso pescando in qua e là e gli altri non se l’abbiano a male: Enrico Luceri, Alessandra Arcari, Dario De Judicibus, Enrico Solito, Gordiano Lupi, Angelo Marenzana, Elena Vesnaver, Simone Togneri, Sabina Marchesi, Mauro Smocovich, Massimo Pietroselli e chi più ne ha più ne metta (Tutta la lista in http://www.edizioniediscere.com/indice_giallo_scacchi.pdf) Grazie, ragazzi! (anche se non siete più ragazzi).

E veniamo al sodo. Cioè all’antologia. Una soddisfazione da non credere (ripeto). Per la quantità e la qualità dei racconti pervenuti. E per la varietà. Ecco, se un piccolo dubbio albergava nella nostra mente era che si potesse avere una rigida omogeneità di argomenti. Per essere più chiari, che si sfruttassero gli scacchi solo da pochi punti di vista. Mai dubbio fu spazzato via dalla realtà. I lettori potranno facilmente rendersene conto da soli. Qui veramente il nobile giuoco ha dato la stura ad una ispirazione estremamente variegata e interessante.

Si parte dagli scacchi come mezzo per scoprire il colpevole lungo il sentiero di una tradizione consolidata del giallo classico, fino ad arrivare a quei racconti dove non si sa quando finisce la fantasia e incomincia la realtà. Un miscuglio fra reale e irreale. Il possibile e l’impossibile. Il sogno che non è un sogno. Nel mezzo la storia con il famoso automa detto il Turco ambientata nei primi anni del Regno d’Italia e addirittura i redivivi Hitler e Che Guevara. Poi ancora gli scacchi come principio di innamoramento e fine dello stesso, come ragione di vita con l’Altro che non c’è, come pretesto per raccontare un incontro, un momento di guerra, uno spaccato della società (l’abbandono dei vecchi), come mezzo di distruzione del nemico, di chi si frappone tra interessi illeciti, come sfida alla polizia o semplicemente per incastrare un innocente, come sogno pazzesco di un archeologo (non tanto pazzesco se è poi veramente successo). E infine alcuni racconti che si pongono in maniera defilata rispetto alla tematica del titolo ma che abbiamo voluto inserire lo stesso sperando di far cosa gradita a chi ci vuole seguire.

Il tutto introdotto da un excursus su Gli scacchi nelle letteratura poliziesca del sottoscritto e completato da una postfazione succulenta di Sabina Marchesi e Massimo Pietroselli. Nel mezzo breve presentazione degli autori e dei racconti curati da Mario Leoncini. Ho detto che me la canto e me la suono e viceversa ma non dò certo anche il voto. C’è pure un limite alla faccia tosta. Quello lo lascio ai lettori. E, dunque, buona lettura e speriamo di essere promossi.


Partita a scacchi per Sherlock Holmes
di Rino Casazza e Andrea C. Cappi, Algama srls Edizione 2020.

Sherlock Holmes, Auguste Dupin e il match del secolo
Al settantasettenne francese Cavaliere Auguste Dupin, divenuto famoso per avere risolto il caso della Rue Morgue,  arriva una lettera fra le tante che riceve da tutto il mondo. Ma questa volta particolare, molto particolare perché firmata dal giovane detective rampante Mr. Sherlock Holmes. In pratica il famoso residente al 221 B di Baker Street di Londra, lo sfida, con un tono decisamente beffardo, ad una particolare contesa deduttiva sul primo match per il campionato mondiale di scacchi tra l’austriaco  Wilhelm Steinitz e il polacco  Johannes Zukertort negli Stati Uniti. Ovverosia “a prevedere con la miglior approssimazione possibile, il punteggio del match alla fine di ciascuna fase.”  Dietro questa richiesta c’è uno scontro “ideologico” riguardante la dama e gli scacchi. Mentre il Cavaliere preferisce il gioco della dama dove, secondo il suo parere, tutto è concatenato e conseguenziale, detestando quello degli scacchi caotico e privo di rigore logico, Sherlock è, invece, di parere opposto.
Ci troveremo così di fronte a due scontri. Quello ideologico fra i due più famosi detective e lo scontro puramente scacchistico tra Steinitz e Zukertort delineato nei momenti cruciali attraverso i diagrammi e i commenti di certe importanti partite. Chi vincerà?…

Il fantasma
Si parte con un antefatto avvenuto a New York City nel primo Novecento dove avviene il primo colpo del criminale assassino divenuto famoso a Parigi con l’appellativo di Fantasma. Si passa poi alla capitale francese, sempre nello stesso periodo. Qui la sera del dodici novembre il banchiere Jules Mignaud viene trovato ucciso nel suo ufficio dalla donna delle pulizie e la cassaforte aperta e vuota. Caso da risolvere per il “goffo e rubizzo ispettore Leputois.” Unico ingresso della banca il portone principale da dove deve essere uscito per forza l’assassino. Davanti al portone staziona sempre il caldarrostaio Jacques che non ha visto uscire nessuno. Il giovane vice ispettore Juve pensa che sia l’opera del Fantasma, secondo le voci che corrono in quel momento, ma Leputois non è di questo avviso. Per risolvere il caso occorre l’aiuto del cavaliere in pensione Auguste Dupin che, statene certi, saprà consegnare “l’assassino fantasma su un piatto d’argento.” Ma intanto il sopracitato tra virgolette ha proprio voglia di misurarsi con lui, incontrarlo e sfidarlo, a costo di fare altri cadaveri. E allora prepariamoci allo scontro finale…

La rosa e il serpente
Qui siamo a Milano nel 1914. Questa volta il Fantasma è alla ricerca di Chang che custodisce diamanti arrivati dall’Olanda. Per arrivare allo scopo farà fuori tutti quelli che gli si oppongono.

Il miglior gioco
Parigi 1902. Il Fantasma “ladro astutissimo e assassino spietato” ha messo gli occhi sul “Gran Visir”, una preziosissima statuetta di madreperla esposta al Torneo Internazionale di scacchi al Grand Circle. Il Vice ispettore Juve tenta di impedirlo con l’aiuto di Auguste Dupin. Ma quest’ultimo non era morto?…
Il Fantasma, infatti, è incredulo quando legge su “Le Figaro” che il cavaliere Auguste Dupin risponde al campione del mondo di scacchi Emanuele Lasker. Per raggiungere il suo scopo deve dedicarsi, sotto mentite spoglie di un commerciante di Tolosa, come amante alla moglie del ricco e famoso giocatore di scacchi Amos Burn che partecipa al torneo. Tutto il progetto del Fantasma si dovrebbe concretizzare durante l’incontro Marhall-Burn. Ma c’è sempre Dupin…

In questi racconti abbiamo una incredibile messe di trucchi e contro trucchi, travestimenti, tensione, lotta, uccisioni, rievocazione storica di certi importanti avvenimenti scacchistici con i loro prestigiosi giocatori, e non manca qualche spunto umoristico con l’ispettore Leputois.


Un breve accenno agli scacchi lo troviamo anche in Sherlock Holmes e il mistero dell’uomo meccanico di Antonella Mecenero, Mondadori 2024. Ad un certo punto, parlando di automi creati dall’uomo, Holmes dichiara di averne visto uno a Parigi. Alla domanda dell’ispettore Lestrade se fosse in grado di parlare risponde che poteva emettere suoni modulati ricordando il canto umano. Poi, rivolgendosi alla sua spalla destra “E lei, Watson, che legge Poe, si ricorderà certo del Giocatore di scacchi di Maelzel.”

La risposta “Per farla breve un tale Maelzel portava in giro per l’America un automa che aveva l’aspetto di un uomo orientale e che era in grado di giocare a scacchi.” Al che Sherlock ribatte “Nella monografia Poe cerca di dimostrare che l’automa non poteva funzionare senza essere controllato da un vero giocatore di scacchi.” E, in effetti, era così.

Buona lettura.


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

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4 pensieri su “Scacco matto all’assassino (12)

  1. Un grazie a Patri e Lucio. Di Patrizia da non perdere “La gemma del cardinale de’ Medici” e Il segreto del calice fiammingo”.

Rispondi a patrizia debickeAnnulla risposta

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