Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

James Mortimer fra il “London Figaro” e il “Daily Mail”

(Riccardo Moneta)
La storia ci racconta di scacchisti mediocri che hanno trovato inviti in una infinità di tornei, ma anche di altri giocatori molto più forti che non ne riuscivano mai a varcare nemmeno la soglia della sala di gioco.

James Mortimer (22.4.183324.2.1911) appartiene, per sua fortuna e abilità, alla prima delle due categorie. E infatti siamo qui a parlare di lui ad onta dei suoi risultati quasi sempre pessimi. Ne cito uno solo: Londra 1887, ultimo di dieci partecipanti con zero punti su 9! Quasi un record.

Ma quando accadono fatti del genere è di solito perché il giocatore è più un personaggio che uno scacchista. Ed ora, infatti, il dubbio della redazione è in quale delle nostre “liste” inserire Mortimer: fra “giocatori” o fra “personaggi”?

Mortimer, interrogato al riguardo in via del tutto eccezionale, ci ha detto che preferirebbe essere inserito nella categoria dei giocatori. Infatti, pur essendo stato sempre un dilettante e sempre agli ultimi posti in ogni torneo, ci ha ricordato di essere migliorato con l’avanzare dell’età, come il buon vino, e che passati i 74 anni finalmente era riuscito a trovare la chiave per battere gente del calibro di Tartakower e Blackburne …, ma anche che era solito dimenticarsela, quella chiave.

Giovane irrequieto e avventuroso, libero e intraprendente, James Mortimer salpò a 22 anni dalla natìa Richmond (Virginia) verso le terre d’Europa, in Francia e poi, per un breve periodo, anche in Italia. S’interessava di tutto, senza avere una vera e propria professione, anche se ufficialmente era un impiegato del servizio diplomatico statunitense. Scriveva commedie, oltre ad articoli di scacchi.

A Parigi visse fra il 1855 e il 1858. Vi conobbe lo stesso Napoleone III e vi affinò la conoscenza del gioco, naturalmente presso il celeberrimo “Café de la Régence”. Tra l’altro nel 1858 conobbe Paul Morphy, ne divenne amico e poté assistere al suo match con Adolf Anderssen (vinto da Morphy per 8-3). Nel 1859 era a San Pietroburgo, ma l’anno successivo lasciò la carriera diplomatica e tornò a vivere a Parigi facendo il corrispondente del “New York Express”.

Parigi, La Régence, Parigi. Il punto di arrivo e d’incontro bramato da tutti gli appassionati di scacchi e viaggiatori del secolo XIX.

Parigi/Montmartre

Mortimer giocava arditamente, inseguendo brillantezze, tanto che alcune sue partite trovarono facile pubblicazione sulle riviste francesi in quanto, sebbene piccolino di statura e molto infantile di aspetto, ebbe presto degli estimatori, primo fra tutti Napoleone III, “l’Imperatore dei francesi”. Fra questi estimatori c’era pure il cronista di scacchi Delannoy, che così parlò di lui nel gennaio 1862 su “La Régence”: “nelle sue partite assistiamo alla tenacia di un sàssone, alla pazienza dei giovani del “nuovo mondo” e al romanticismo della scuola italiana”.

La passione per il gioco lo indusse a dedicarsi ad approfondimenti della teoria. Nacque così, ad esempio, la “variante Mortimer” del Gambetto Evans, che venne pubblicata sul “Palamède Francais”.

Nel maggio del 1870, nel mezzo del conflitto franco-prussiano, Mortimer decise di trasferirsi a Londra, dove fondò il “London Figaro”, di cui rimase per dieci anni editore e proprietario. Nel London Figaro lui aveva voluto una bella e ricca rubrica di scacchi, che venne tenuta da Lowenthal dal 1872 al 1876 e poi da Steinitz dal 1876 al 1882.

Lì a Londra esplose nuovamente l’altra sua passione, quella per il teatro: James Mortimer fu così autore di circa trenta commedie, quasi tutte andate in scena nei teatri londinesi. Fra queste: ” Heartsease “, “Gammon“, “The School for Intrigue , “My Artful Valet “,” Truthful James ” e ” Dorothy’s Stratagem “.

Ma non trascurò di scrivere di scacchi, e infatti gli furono pubblicati due libri: il primo sulla “difesa Mortimer” della Ruy Lopez (1.e4,e5  2.Cf3,Cc6  3.Ab5,Cf6  4.d3,Ce7), il secondo sulla “variante Mortimer” del Gambetto Evans.

Quando dovette vendere il “London Figaro”, passò a fare il redattore viaggiante per il “Daily Mail”. Al giornale suggerì ovviamente una rubrica di scacchi, dove egli azzardò la pubblicazione di alcuni suoi problemi che, a quanto ricordava un suo amico e noto problemista, P.H.Williams, avevano quasi tutti la particolarità di essere … rapidamente demoliti!

Un ben strano personaggio, questo Mortimer.  Se volete ricercare il suo cognome nei tornei, andate a guardare questi: Londra 1883, 1886, 1892 e 1900, Bradford 1888, Manchester 1890 e Montecarlo 1902. Mai si classificò, come detto, nei primi posti, anche se occasionalmente riuscì a battere giocatori di un certo nome quali Von Bardeleben, Schallop, Skipworth, Lee, Thorold.

Ma sapete perché Mortimer fu costretto a vendere la sua creatura, cioè il “London Figaro”, e di conseguenza segnare la parola fine anche di quella eccellente rubrica di Steinitz? Perché purtroppo fu accusato di diffamazione e in giudizio fu condannato a tre mesi di reclusione. In realtà l’articolo incriminato non lo aveva scritto lui, ma le prove di ciò si conobbero troppo tardi.

Si fece così tutti i tre mesi di prigione e ne approfittò per insegnare scacchi ai suoi compagni di cella. Bravo! Ne uscì da innocente, e questo accrebbe la sua popolarità, ma ne uscì anche apparentemente ritemprato e intenzionato a dare ancora battaglia sulla scacchiera.

E così fece due vittime illustri al torneo di Londra 1883: Zukertort e Chigorin. Tuttavia nelle altre 21 partite londinesi racimolò un solo punto, chiudendo ultimo con un 3/23. Soprattutto, a sua parziale scusante occorre dire che aveva un fisico gracile e scarsa resistenza (e questo aspetto degli scacchi lo esamineremo magari meglio quando vedremo Hans Kmoch parlarci delle doti nascoste di Alexander Alekhine). E poi James aveva un altro grosso difetto, quello di muovere i pezzi troppo in fretta, non sapeva trattenersi ad esaminare le posizioni come invece erano soliti fare i suoi avversari.

Nel 1902 partecipò al grande torneo di Montecarlo (vinto da Maroczy su Pillsbury e Janowski). Fu naturalmente 19° ed ultimo, con un solo punto, ottenuto proprio contro il nostro campione di casa, un Arturo Reggio deludente che non andò oltre il penultimo posto.

Nel 1907 Mortimer aveva già 74 anni quando giocò ad Ostenda. Col solito risultato: sconfisse Tartakower, Znosko-Borovsky e Blackburne e poi finì di nuovo ultimo col punteggio di 5 su 23. Ostenda sarebbe stato il suo ultimo torneo da giocatore, ma non mancò mai in seguito di seguire i tornei più importanti e di scriverne resoconti per il “Daily Mail” e poi anche per “Evening Post”.

Era il 20 febbraio del 1911, quando partiva in treno alla volta di San Sebastian nonostante il parere contrario dei suoi medici. Là avrebbe potuto conoscere la grande promessa del XX secolo, il giovane cubano Capablanca. Il treno sostò a Parigi e lì alla sera successiva lui si recò, insieme ad altri giocatori, al vecchio e amico “Café de la Régence”. Ma faceva troppo freddo in treno e le sue condizioni di salute peggiorarono rapidamente. All’arrivo a San Sebastian fece solo in tempo a vedere l’ultima stanza di albergo della sua vita, perché la polmonite lo portò via con sé la sera del 24 febbraio.

Al Café de la Régence

E’ stato, James Mortimer, un vero personaggio. E una penna tagliente, di quelle senza peli sulla lingua:

“Fa piacere sapere che molte persone, pur essendo esperti giocatori di scacchi, hanno cervelli che non superano il paragone con il quoziente intellettivo di una gallina”. (James Mortimer)

About Author

1 ha pensato a “James Mortimer fra il “London Figaro” e il “Daily Mail”

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri di più da Uno Scacchista

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere