Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Gian Carlo dal Verme, 24 anni alla Presidenza della F.S.I.

(Adolivio Capece)
Oggi permettetemi di ricordare Gian Carlo dal Verme, o meglio il conte Gian Carlo dal Verme, uno dei più importanti presidenti della Federscacchi.
Sento qualcuno che dice: beh, potevi aspettare l’anno prossimo, in occasione dei 40 anni della scomparsa …

Vero, tuttavia quest’anno si festeggiano i 100 anni di fondazione della Fide, la Federazione Internazionale, e dal Verme per la Fide è stato importante: non solo infatti dal 1946 al 1984 rappresentò l’Italia in tutti i Congressi, ma dal 1952 fino alla morte fu anche auditor (ovvero Revisore dei conti) della Fide stessa.
E poi compose l’inno della Fide (era appassionato di musica e fu fino alla fine Presidente della Scuola Musicale di Milano) che divenne ufficiale nel 1951 (lo spartito fu pubblicato su l’Italia Scacchistica, maggio, 1951).
Inoltre si deve a lui il design dei distintivi di Grande Maestro, Maestro Internazionale e Arbitro internazionale, che fece realizzare a sue spese da una nota ditta di Milano.

E allora vediamo di saperne di più su di lui, attingendo dagli articoli di vari autori pubblicati negli anni su L’Italia Scacchistica.

Gian Carlo Eugenio Ambrogio Maria del Sacro Cuore, figlio del conte Giuseppe dal Verme e della contessa Carolina Radice Fossati, nacque l’l1 maggio 1908 a Milano.
E a Milano morirà il 13 novembre 1985 all’età di 77 anni,
Giovane patrizio, ambrosiano purosangue, si laureò in medicina ed in giurisprudenza e divenne socio della Società Scacchistica Milanese nel 1930.
Ne fu vice presidente dal 1932 al 1941, presidente nel biennio 1942-43 e di nuovo presidente dal 1945 al 1969, anno in cui gli fu conferita la carica di Presidente onorario.
Gian Carlo dal Verme diede il suo prezioso contributo di dirigente soprattutto alla Federazione Scacchistica Italiana.
Iscritto nell’albo dei soci fondatori dal 1937, al termine della Seconda Guerra Mondiale venne nominato Commissario Straordinario dal 19 novembre 1945 al 12 aprile 1947.
In seguito ricoprì più volte la carica di Presidente: dal 12 aprile 1947 al 26 maggio 1949 e dal 29 giugno 1958 al 18 maggio 1980 e, da quest’ultima data, Presidente onorario della Federazione.

Sulla questione ‘Commissario Straordinario’ permettetemi una digressione, riprendendo quanto ho scritto realizzando il libro sui 100 anni della FSI.
Dai documenti ufficiali risulta che verso la fine del 1945 l’Accademia Romana di Scacchi inviò alle società scacchistiche italiane un progetto di manifestazioni con diversi tornei e un Congresso nazionale, che doveva avere come argomento principale la ricostituzione della Associazione Scacchistica Italiana (ASI), il suo nuovo ordinamento e l’elezione del nuovo Consiglio Direttivo.

Per la cronaca il torneo si svolgerà tra il 24 aprile e il 3 maggio 1946, mentre il Congresso si svolgerà il 29 aprile 1946.
Ma al momento della proposta della Accademia Romana la “ricostituzione della Associazione Scacchistica Italiana (ASI)” era formalmente già in corso: infatti dal 19 novembre 1945 il conte Gian Carlo dal Verme era stato nominato commissario proprio con quell’obiettivo.
Possiamo ritenere che dal Verme sia stato scelto per la sua posizione nell’ambito della FIDE (ma ricordiamo che all’epoca era anche presidente della Società Scacchistica Milanese). E possiamo ritenere che i romani non fossero al corrente del commissariamento.

Seguiamo in proposito un articolo dello stesso dal Verme pubblicato su “L’Italia Scacchistica” nel fascicolo di marzo 1947 con il titolo “L’ASI, storie vecchie e storie nuove”, in cui leggiamo:
Dopo la caduta della repubblica fascista nel 1945, la democratizzazione dell’ASI si rese naturalmente necessaria. Il consiglio direttivo rassegnò le proprie dimissioni e io fui nominato commissario dell’ASI.”
Peccato che dal Verme non abbia specificato da chi ricevette la nomina.

Ma proseguiamo con l’articolo.
Per poter riportare la federazione alla sua costituzione originaria occorreva riunire tutti i circoli allo scopo di varare un nuovo statuto e nuovi regolamenti. /…/ Per tali considerazioni provvidi alla stesura di detti progetti con l’intenzione di indire un referendum, inviando quegli schemi a tutti i circoli /…/ Infine avrei bandito un congresso nazionale per la discussione e l’approvazione dei testi definitivi e, in attesa del riconoscimento del nuovo statuto da parte del Consiglio di Stato, si sarebbe eletto un consiglio direttivo provvisorio della Federazione.”

E adesso attenzione!
Ma un bel giorno, improvvisamente – prosegue lo scritto di dal Verme – mi giunse la notizia che l’Accademia Romana di Scacchi aveva indetto un congresso per la ricostituzione dell’ASI. L’iniziativa, bellissima nei suoi propositi, scompigliava i miei piani, tuttavia aderii ad essa perché /…/ non poteva che riuscire utile all’intento che mi era prefisso.

Da questo scritto, come detto, sembra confermato che quando l’Accademia Romana annunciò di voler organizzare torneo e Congresso i suoi dirigenti non erano al corrente del fatto che dal Verme era già stato nominato ‘commissario’.
Ma proseguiamo con l’articolo di dal Verme.
Il congresso del 1946 dell’Accademia Romana fu pertanto praticamente, se non ufficialmente, riconosciuto dall’ASI. /…/ Venne deciso in quell’occasione di prorogare di un anno il regime commissariale. /…/ Il perdurare della mia carica di Commissario è quindi una conseguenza della decisione del congresso.”

A questo punto potremmo concludere che la data del 2 maggio 1946, considerata come ufficiale per il commissariamento della Federazione (allora ancora ASI), sia in realtà la data della ‘conferma’ del commissariamento avvenuto mesi prima, ovvero il 19 novembre 1945.

Riprendiamo con la figura di dal Verme riprendendo da un testo di Alessandro Sanvito.
A livello internazionale fu socio vitalizio della FIDE (la Federscacchi mondiale) dal 1951, socio fondatore dal 1952 e socio onorario dal 1974; ricoprì dal 1947 al 1952 la carica di Amministratore aggiunto e dal 1952 fino alla sua morte quella di Revisore dei conti: fra tutte le cariche che dal Verme ricoprì, questa della FIDE fu l’unica che tenne volentieri fino al giorno della sua scomparsa. Onorandola gli sembrò di dare un contributo di prestigio all’immagine degli scacchi in Italia.
In medicina, si interessò prevalentemente della forma omeopatica: è stato infatti uno fra i fondatori e responsabili dell’Istituto Medicina Omeopatica.
Inoltre è stato presidente della prestigiosa Società del Giardino di Milano dal 1968 al 1971.

Pages 254-255 of CHESS, August 1951 reproduced the score of the FIDE Anthem, with music by Count dal Verme (1908-1985) and words by Marcel Berman (1895-1960)

Sanvito ha ricordato anche l’ingresso di dal Verme nel mondo scacchistico: “Negli anni turbolenti del dopoguerra, tra la fine degli Anni Venti e l’inizio degli Anni Trenta (del 1900) si affacciarono sulla scena della Società Scacchistica Milanese due personaggi che ne segnarono profondamente la storia: Giovanni Ferrantes ed il Conte Gian Carlo dal Verme”.

In quegli anni Ferrantes sarà il segretario, mentre il Conte dal Verme, a partire dal 1932 (allora solo 24enne) sarà vicepresidente sotto la presidenza di Paolo Zineroni Casati; poi successivamente come Presidente guiderà la Milanese dal 1942 al 1969, tranne il periodo 1943-44.
Poi divenne anche presidente FSI.
Nel 1969, alle soglie dell’era tecnologica e dell’era dei computer, dal Verme cominciò a non ritrovarsi più: così lasciò la carica di Presidente della Milanese al più giovane e dinamico Nicola Palladino che egli stesso individuò come successore più adatto per condurre l’antico sodalizio.
Meditò anche di lasciare la presidenza della FSI, ma dovette resistere fino al 1980! E nel 1980 venne sostituito proprio da Nicola Palladino.

Posso aggiungere che per la Federazione (ma anche per la Milanese) dal Verme fu un vero mecenate; qualche volta fu criticato dai giocatori perché preferiva ‘sponsorizzare’ gli stranieri, soprattutto delle nazioni emergenti, piuttosto che ‘aiutare’ gli italiani. Ma, come fecero notare in molti, i soldi erano suoi e quindi poteva usarli come preferiva.

Io ho incontrato per la prima volta Gian Carlo dal Verme in occasione del mio primo torneo: San Benedetto del Tronto 1961. Lui arrivò verso la fine, per presenziare a quella che allora era una serata tradizionale dell’allora tradizionale torneo, l’elezione di Miss Scacchi: era presidente della Giuria ed aveva ‘diritto’ al primo ballo con la neo Miss dopo la proclamazione.
Era un ottimo ballerino e con piacere lo si vedeva volteggiare sulla pista.
Poiché ero il più giovane partecipante, e a quell’epoca di ragazzini come me non ce ne erano (i più giovani dopo di me avevano almeno 4 anni in più), Giovanni Ferrantes, direttore di gara, mi presentò a dal Verme (quasi) come una ‘curiosità’.

Negli anni successivi lo incontrai spesso, o alla Scacchistica Milanese o in Federazione, e mi prese in simpatia tanto che quando arrivai all’Università mi fece entrare a far parte del Consiglio Direttivo della FSI: ricordo che le riunioni con lui erano per così dire ‘particolari’, perché, mentre noi Consiglieri discutevamo e ci infervoravamo sui vari argomenti all’ordine del giorno, lui si appisolava … poi d’improvviso si svegliava e ignorando totalmente la nostra discussione diceva: “Allora su questo punto si fa così, su quest’altro così”, ecc. E poi tutti a casa.

Un altro simpatico ricordo che ho di lui è del 1979, al campionato Italiano che venne giocato a Venezia; la sede era il famoso Hotel des Bains (set anche di un celebre film) dove noi giocatori cercavamo bene o male di avere un abbigliamento consono all’ambiente.
Lui come al solito arrivò durante gli ultimi turni e, con totale indifferenza, girava nei saloni indossando un paio di pantaloncini corti di un terribile colore giallo, con un buco piuttosto grosso sulla parte posteriore che lasciava vedere “l’intimo” di colore bianco. Beh, lui poteva, era il Conte!

Come ho già avuto occasione di notare in un mio precedente post, mi spiace non avergli chiesto – quando avrei potuto – dettagli in particolare degli anni in cui fu Commissario della Federazione; ma quando lo frequentavo ero ovviamente interessato agli scacchi agonistici e troppo giovane per (pre)occuparmi delle questioni storiche.
Di lui comunque mi resta un affettuoso ricordo e spero che anche altri che lo conobbero vorranno contribuire a ravvivarne la memoria.

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