Sta mano po’ esse fero e po’ esse piuma
(Riccardo Moneta)
“ ‘sta mano po’ esse fero e po’ esse piuma”. Così si chiudeva un bel post di Antonio Monteleone, che ha avuto tra l’altro il merito di ricordarmi questa celebre battuta del nostro concittadino Mario Brega (nella foto), da un altrettanto celebre e indimenticabile film di Carlo Verdone.
E’ una battuta che assai si presta a definire lo stile dei giocatori di scacchi. Alcuni di loro infatti preferiscono affrontare di petto il gioco, senza mezzi termini e tattiche attendistiche, con una spavalderia e un coraggio “breghiano”, cioè con “mano de fero”, mentre altri si muovono e colpiscono (come dire?) più silenziosamente e strategicamente, delicati appunto come sa esserlo una piuma.
Qui sul Blog abbiamo parlato di scacchi e rugby, di scacchi e football, di scacchi e pugilato. Ecco, si potrebbe parlare anche di scacchi e scherma in relazione a queste diverse caratteristiche: il “fero”, o ferro, possono essere la sciabola o la spada, mentre la “piuma” è il fioretto, specialità nella quale si è obbligati a colpire soltanto di punta, di precisione.
A proposito, forse non tutti sapete che un bravissimo schermidore fu il tedesco Johannes Hermann Zukertort, cui non bastarono spada e fioretto (e neppure la sua pistola, nella quale pure eccelleva) per far fuori il grande Steinitz nella sfida per il titolo del 1886, il primo campionato del mondo della storia del nostro gioco!
Ma voi, tornando al tema del post, vi sentite più giocatori de fero o più de piuma? Attenzione, però, che i grandi campioni non sono né l’uno né l’altra, perché i grandi campioni sanno usare indifferentemente fero e piuma, spada e fioretto, a seconda delle circostanze e dei loro avversari.
Il film con Carlo Verdone, Mario Brega e la Sora Lella, film che ci ha suggerito il titolo del post di oggi, era “Bianco, Rosso e Verdone”, del 1981. Tutti conoscerete Verdone e la Sora Lella, quasi tutti si ricordano (spero) anche di Mario Brega, che è stato per anni quasi un mio vicino di casa, fino alla sua scomparsa (1993). Mario è sempre vissuto qui dove nasce la storica via Portuense, fra i palazzi spavaldamente e orgogliosamente popolari di via Oderisi da Gubbio :

Il sindaco di Roma Gualtieri, nell’occasione della posa di questa targa davanti alla sua abitazione, ricordò come Mario non fosse soltanto un grande caratterista, ma … “qualcosa di più, qualcuno che ha saputo esprimere un’anima universale della romanità in tantissimi film … qualcuno che ha saputo cogliere l’identità di Roma in modo apparentemente esagerato, ma sempre con un elemento di dolcezza… un simbolo della Roma che non c’è più ma che c’è sempre dentro di noi”. Era un grande campione anche Brega, insomma.
Fero e piuma, e fioretto, dunque. E, tornando ai nostri personaggi degli scacchi, fra i campioni di fioretto non mancava Mikhail Botvinnik. Date un’occhiata qua:
Mark Stolberg – Mikhail Botvinnik
Campionato URSS 1940, Mosca
Non era da meno di Botvinnik il suo connazionale David Bronstein. Guardate la posizione del diagramma che segue e guardate com’è facile e lieve vincere quando, così come nel caso precedente, avete tutti i vostri pezzi in posizione ideale (sì, va bene, va bene, arrivarci è un altro problema …).
David Bronstein – Harry Golombek
Memorial Alekhine, Mosca 1956
Volete adesso un esempio di “mano de fero”, di sciabolata? Meglio ancora se a sciabolare è la Cavalleria? Ce ne sono tanti e ce ne sarebbe stato uno molto bello, che in pochi vi hanno mostrato in quanto non è mai avvenuto. Eccolo:
Heikki Westerinen – Yuri Razuvaev
Vilnius Juniors, 1969
Peccato, un vero peccato, perché Razuvaev dimostrò dopo la partita come avesse avuta pronta nientedimeno che ‘na “mano de fero” qualora il Bianco avesse giocato
P.S.: grazie ad Antonio per avermi dato l’idea di questo post e a Francesca per l’immagine della targa.