Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Il triangolo sì, l’avevo considerato!

(Uberto Delprato)
Il titolo strizza l’occhio alla famosa hit di Renato Zero del 1978 (io ancora non giocavo a scacchi!), ma in realtà per noi spostatori di legname sulla scacchiera richiama ben altro: la “triangolazione”, una manovra diabolica nei finali che si prefigge un obiettivo abbastanza sfuggente per i giocatori alle prime armi. Per quale motivo, infatti, dovremmo puntare a “passare la mossa” all’avversario quando per tutta la partita abbiamo cercato di guadagnare tempi? La letteratura scacchistica è abbondante di esempi, ma qui vi voglio portare verso l’empireo della “triangolazione”. Pronti?


Cominciamo con qualche definizione, che spiega anche il nome dato a questa manovra. Lo faccio con una posizione base dei finali di Re e pedoni, in cui la mossa è al Bianco.

La posizione è vinta per il Bianco, ma senza conoscere la particolare manovra detta “triangolazione” non si va molto lontano. La caratteristica da riconoscere è che se la mossa fosse al Nero, il Bianco vincerebbe facilmente. Vediamo come.


Il problema però è che la mossa è al Bianco, che non ha modo di invadere se non in questo modo:

La teoria dei finali presenta la triangolazione come un caso particolare delle “case corrispondenti”, ma per il momento accontentiamoci di aver capito come fare a “perdere un tempo” nei finali se ciò ci tornasse utile.


Di esempi di applicazione ce ne sono a iosa, non ultimo quello della vittoria di Carlsen su Firouzja al recente Norway Chess 2024. Come promesso, però, andiamo adesso a vedere una grande partita di Nimzowitsch, dove il concetto di triangolazione raggiunge il suo apice tra le partite giocate dal vivo.

Siamo nel 1931 a Winterthur, in Svizzera, dove Nimzowitsch giocò il Campionato nazionale svizzero. Il settimo turno lo vede con i neri di fronte a Walter Henneberger e questa è la posizione dopo la 48ª mossa del Bianco.

Walter Henneberger – Aaron Nimzowitsch
Campionato Svizzero, 7° turno
Winterthur (Svizzera), 16 aprile 1931

È facile capire che il Nero è in chiaro vantaggio: l’alfiere bianco è “cattivissimo” e non può muovere pena la perdita di un pedone. Non è però facile capire come il Nero possa effettivamente vincere, visto che l’unico punto di ingresso per il Re è la casa e4 attualmente occupata dal Cavallo; se il Cavallo va via, l’Alfiere può muovere e il Re nero non riesce ad andare oltre la casa e4.

Bisogna calcolare bene gli effetti della diversione con il Cavallo sul lato di Donna, ricordandosi che il Cavallo, per sua natura, non può perdere tempi. Proviamo a vedere una possibile continuazione cercando di sfruttare la maggior mobilità del Cavallo.



Al Bianco manca un tempo e… un attimo! Noi sappiamo come fare a guadagnare un tempo: con la triangolazione! Vediamo come giocò Nimzowitsch.


Un finale di altissima precisione, risolto come se fosse uno studio da un grande Nimzovitsch. Il fatto, poi, che veda due applicazioni della stessa manovra di triangolazione (Rd5-d6-c6-d5) lo rende probabilmente un unicum nel suo genere.

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