Cinquant’anni e non li dimostra (10)
Ljubomir Ljubojevic in una immagine di David Llada
(Riccardo Moneta)
Di esempi di belle partite e di belle conclusioni è costellato il 1974 (è all’anno che si riferisce il titolo della rubrica e non certo all’età dei giocatori, come qualcuno ha per errore ritenuto in rete). E lo avete potuto constatare nelle puntate precedenti. Si era del resto nel periodo immediatamente post-Fischer e si cercavano emuli del fascinoso e per certi versi ancora misterioso americano.
Ricca in particolare di tornei e di ottimi giocatori era la ex Jugoslavia. Di alcuni di loro abbiamo già parlato e oggi ne riparliamo, anche per rendere onore ad un popolo, quello serbo, che quest’anno ha festeggiato alle Olimpiadi di Parigi con il suo campione più grande, Novak Djokovic, dei traguardi nel tennis che nessuno aveva mai raggiunto e che sarà molto difficile superare.
E torniamo pertanto a scrivere di Ljubomir Ljubojevic, che è nato il 2 novembre 1950 a Užice, una cittadina un poco anonima quasi ai confini tra la Serbia e la Bosnia, e che si affermò poco prima del “match del secolo” conquistando il titolo di maestro internazionale nel 1970 e un anno dopo il titolo di gran maestro, e impressionando con un gioco spumeggiante, mai banale e sempre volto all’iniziativa.
Fu per lui un buon profeta il vecchio maestro internazionale svizzero Hans Johner (1889-1975), che nell’agosto del 1970 scrisse un articolo sul quotidiano di Zurigo “Neue Zürcher Zeitung” (NZZ, il giornale più antico della Svizzera, che pubblica dal 1870) dopo averlo visto giocare, e vincere, il torneo giovanile internazionale “Agnes Litzenberger“.
Johner parlava già di lui come di un talento straordinario, per molti aspetti rassomigliante a Fischer. Johner notava le capacità del serbo di rompere posizioni all’apparenza squisitamente posizionali con audaci sacrifici. Caratteristica particolarmente preziosa di Ljubojević era già da junior la sua valutazione rapida e corretta della posizione. Johner espresse la sua previsione che il nome del giovane scacchista jugoslavo sarebbe stato capace di brillare sui più grandi palcoscenici scacchistici. E indovinò.

Ljubomir Ljubojević ha vinto nella sua carriera ben 35 tornei internazionali e partecipato a dodici Olimpiadi, nove volte in prima scacchiera. Restò fino alla metà degli anni ’80 fra i primi 10 giocatori al mondo e nel 1983 raggiunse il terzo posto delle classifiche mondiali subito dietro Garry Kasparov e Anatoly Karpov.
Vediamolo all’opera in un paio di brillanti partite. In verità della prima avevamo già pubblicato la chiusa in un precedente post, ma un lettore ci ha chiesto di poterla vedere dall’inizio. Lo accontentiamo volentieri.
Ljubomir Ljubojevic – Nikola Padevsky
Nizza 1974
Restiamo ovviamente nel 1974, in Spagna, ad Ourense, comune della Galizia. Nel dicembre di quell’anno trovai la seguente partita pubblicata su un numero de “Il Polso”, una rivista di informazione per medici e operatori sanitari che aveva (chi non l’aveva, a quell’epoca?) la sua bella rubrichetta di scacchi. Col Nero giocava colui che fu il primo maestro internazionale della storia degli scacchi portoghesi, Joaquim Durao (1930-2015), del quale restò soprattutto celebre una sconfitta subita per mano di Robert Fischer a Cuba nel 1966.
La partita che segue è stata giudicata la più bella dell’anno dai giornalisti del “Sahovski Informator”.
Ljubomir Ljubojevic – Joaquim Durao
Ourense, 1974
Queste le puntate precedenti:
- Cinquant’anni e non li dimostra (1)
- Cinquant’anni e non li dimostra (2)
- Cinquant’anni e non li dimostra (3)
- Cinquant’anni e non li dimostra (4)
- Cinquant’anni e non li dimostra (5)
- Cinquant’anni e non li dimostra (6)
- Cinquant’anni e non li dimostra (7)
- Cinquant’anni e non li dimostra (8)
- Cinquant’anni e non li dimostra (9)