Simmetria quasi perfetta – La soluzione
Il sovrano mi accolse con un sorriso ampio ma nervoso: “Allora, spero tu mi stia portando buone notizie.” “Sì, Maestà, ho raccolto qualche elemento per capire chi dei due Alfieri è quello originale e quale quello da promozione, ma si tratta solo di indizi e non di una prova inconfutabile. Ho bisogno di convocare entrambi gli Alfieri e procedere con un confronto alla sua presenza per cercare di ottenere una confessione.”
Il Re valutò attentamente le mie parole, senza mostrare né sollievo per il passo avanti nella soluzione del suo problema né apprensione per la mia richiesta di ottenere una confessione che Lui stesso (il Re!) non era riuscito a ottenere. “Capisco. Suggerisci di chiudere il caso in maniera completa e senza lasciare adito a dubbi o interpretazioni. Mi sembra saggio. Però, i due alfieri conferiranno con noi separatamente. Tu sarai l’unico a parlare e avrai la responsabilità di far confessare l’impostore.“
Accettai. I rischi stavano tutti dalla mia parte: sarei riuscito a convincere l’impostore a dichiararsi al Re? Mi sarei dovuto muovere con accortezza e decisione, ma non parlai con il Re del mio piano: non era il caso di dargli motivi di nervosismo. Mi serviva che trasmettesse agli Alfieri un’immagine di austerità e saggezza, in modo da incutere un timore reverenziale che speravo avrebbe facilitato il successo della mia strategia.

Il Re mi guardò con esultanza stavolta, ma io gli feci cenno di non dire o fare ancora nulla. “Grazie molte Alfiere e pedone per questo gesto di coraggio e umiltà. La prego di allontanarsi e attendere le decisioni del Re, che verranno comunicate a breve.” L’Alfiere si allontanò lentamente, come se avesse un grande peso sulle spalle. Sembrava già più basso, notai.
Appena rimanemmo soli, il Re cominciò a ringraziarmi con evidente soddisfazione: “Eccellente, davvero eccellente. Sei stato un ottimo psicologo e hai toccato i tasti giusti per convincere quel pedone a confessare. Eccellente!” “Mi dispiace gelare il suo entusiasmo, Sire, ma ancora non abbiamo concluso nulla.” dissi al Re. Sopportando il suo sguardo inorridito, continuai “La mia argomentazione non poteva fare altro che obbligare un nobile Alfiere a sacrificarsi per la sopravvivenza del suo Re. E in effetti è successo quello che mi aspettavo da un Alfiere; dobbiamo interrogare anche il secondo Alfiere per verificare la sua reazione prima di giungere a delle conclusioni“. Il Re rimase immobile per qualche secondo, poi realizzò che avevo ragione. Senza proferire altre parole, si spostò di nuovo al centro della sala, con quello che mi sembrò un sospiro di sconforto.

A un cenno del Re, entrò Vescovo, con passo veloce. Andò direttamente alla destra del Re, come se sapesse bene quale doveva essere il suo posto. Il Re fece un cenno per darmi la parola.
“Buongiorno Alfiere. Io e lei abbiamo parlato poco fa della situazione che si è venuta a creare e di cui è inutile ripetere i particolari.” L’Alfiere rimase immobile nella sua posizione di attesa vigile. “Vorrei che lei confermasse al Re se lei è o no l’Alfiere risultato della sottopromozione dell’ultima partita giocata.” L’Alfiere non si mosse e disse, rivolgendosi direttamente al Re e senza manifestare emozioni: “Maestà, io sono e sono sempre stato l’Alfiere campochiaro al suo servizio.” “Bene, Alfiere. Noi tutti sappiamo della sua completa fedeltà al suo Re, per il quale non ha mai esitato, se necessario, a scarificarsi in numerose partite. Immagino che la situazione che stiamo vivendo in queste ore non le avrà fatto cambiare idea“.
Di nuovo rivolto al Re, L’alfiere disse “Mio Re, la mie capacità e la mia vita sono al suo servizio, nelle buone e nelle cattive posizioni. Non ho mai rifiutato e non rifiuterei mai di sacrificarmi per la sua sopravvivenza o per le esigenze di una partita“. Anche Vescovo suonò un po’ sopra le righe, ma le sue parole sembravano sincere. Era anche lui un nobile combattente, votato alla sua causa. Il Re ripeté l’impercettibile gesto di apprezzamento per le parole dell’Alfiere che aveva già riservato a Cardinale.
“Apprezziamo molto queste sue nobili parole, Alfiere. Mi faccia però spiegare le possibili conseguenze della mancata soluzione del problema che stiamo discutendo. Come sa, né lei né l’altro Alfiere campochiaro avete dichiarato di essere il risultato della promozione di un pedone e questo sta creando un forte imbarazzo a sua Maestà. Se non verrà allo scoperto chi di voi due è un Alfiere di origine e chi di promozione, il Re non potrà fare altro che dichiarare la sua incapacità di far rispettare le regole degli scacchi e cedere lo scettro ad un altro Re. Capisce bene che questo sarebbe un danno di immagine irrecuperabile per il suo Re, che, nonostante l’ultima stupenda vittoria, difficilmente avrebbe un’altra possibilità di guidare un esercito nei prossimi anni. Anzi, rischierebbe seriamente di finire in una scatola assieme ai pezzi spaiati.“
Stavolta il Re non fece o disse nulla. Le mie parole avevano scosso l’Alfiere, che sollevando la testa dichiarò: “Mio Sire, non posso permettere che ciò accada. Mi conceda l’onore di sfidare a duello il mendace Alfiere e dimostrare la sua colpa, causa delle grandi sofferenze che sta patendo. Chiedo di essere comandato a questa sfida, che sono certo supererò con successo costringendo l’impostore a tornare al suo rango di pedone.”
Il Re rimase perplesso e immobile. La risposta di Vescovo era altrettanto nobile e coraggiosa di quella di Cardinale, e, anche se la sua decisione era diversa, ancora non era sufficiente a identificare il pedone senza ombra di dubbio. Dovevo fare un ultimo passo e giocare le mie carte per spezzare quella simmetria quasi perfetta.
“Grazie molte Alfiere per questo gesto di coraggio e nobiltà. Devo però dirle che non credo che lei abbia diritto a un tale onore.” L’Alfiere per la prima volta si voltò a guardarmi. “Durante l’ultima partita il suo ruolo non è stato così importante e decisivo come lei ci ha raccontato.” In qualche maniera sentivo lo sguardo dell’Alfiere indurirsi dietro l’elmo. Il Re rimase invece impassibile in attesa di capire cosa stessi cercando di fare. “Dai racconti dei suoi colleghi ho capito che il suo ruolo nella recente partita, brillantemente vinta, sia stato molto marginale. Va bene la pressione sulle case centrali, ma per un alfiere in fianchetto è normale amministrazione. Poi, non molto di più. L’Alfiere neopromosso invece ha avuto un ruolo fondamentale, non crede?” L’alfiere replicò in maniera seccata “Ma cosa sta dicendo? Il mio contributo combinato a difesa del Re e nell’attacco al centro nemico è stato un elemento essenziale del nostro piano! E il pedone promosso è entrato in scena solamente per la combinazione finale, brillante quanto si vuole, ma frutto di tutte le mosse precedenti.” Era palesemente infastidito, perciò continuai “Questo lo dice lei. Senza la promozione ad Alfiere, tutto il gioco precedente non sarebbe servito a molto e il lei sarebbe potuto invece essere accusato di scarsa iniziativa, visto il dominio sulle case bianche che lei vanta di aver contribuito a creare“. L’Alfiere rispose immediatamente “Questo non è vero! Non so chi possa aver detto una cosa del genere! Di certo non chi era presente alla partita.” Continuai a incalzarlo “Beh, tutti coloro che hanno partecipato attivamente all’assalto, invece di starsene rintanati dietro i pedoni g3 e h2, tanto per non fare nomi“. E l’Alfiere, di rimando, perdendo la calma “Io, rintanato? Io ho eseguito quello che il mio Re ha pianificato e mi ha chiesto di fare. Chi ha obbligato il Nero a bloccare il centro? Chi ha mantenuto una pressione costante su d5?” E io, asciutto “Come che sia, diciamo che non è certo stato per merito suo se la partita è stata vinta, quindi non credo che lei possa chiedere l’onore di sfidare chi invece verrà ricordato per quello che ha fatto.” L’Alfiere cominciò ad alzare la voce “Questo è un oltraggio!! Come fa a dire che tutta la combinazione finale non sia iniziata con la mia cattura in e5? Come fa, eh??”.
Il Re si voltò di scatto verso l’Alfiere che d’improvviso tacque, bloccandosi. Una volta scomparsa l’eco delle ultime parole gridate da Vescovo, scese un silenzio assoluto: nella foga di affermare l’importanza del suo ruolo e la legittimità della sua richiesta di sfidare l’altro Alfiere, aveva dichiarato, egli stesso, di aver catturato un pezzo nemico nella casa e5. Una casa scura, inaccessibile a un Alfiere campochiaro, ma non a un pedone.
Il Re disse semplicemente “Grazie. Prendo io in mano la situazione adesso.” Capii che mi stava congedando e abbandonai la sala.
Dopo un po’ il Re venne a trovarmi, di persona. Aveva l’aria stanca ma sollevata.
“Devo congratularmi con te, amico. Hai risolto il caso esattamente come avevo sperato, e lo hai fatto sfruttando le tua capacità umane di sollecitare emozioni e sfruttarne le conseguenze: una cosa rispetto alla quale noi scacchi siamo impreparati. Un po’ come te, che non sai riconoscere un Alfiere campochiaro da uno camposcuro.“ concluse con un mezzo sorriso. Mi fece poi le domande che stavo aspettando.
“Perché hai deciso di attaccare così violentemente il secondo Alfiere e non il primo, che pure avrebbe potuto essere il Pedone, visto che lo aveva anche spontaneamente confessato? Se avevi considerato la prima confessione non sufficiente, perché hai deciso di non accettare la richiesta, perfettamente alfieresca, di chiedere di essere comandato a un duello? Cosa avresti fatto se il secondo Alfiere non si fosse tradito?”
“Il comportamento del primo Alfiere era la risposta più consona alla nobiltà di un Alfiere, soprattutto dopo la mia esplicita richiesta di disponibilità al sacrificio per il proprio Re. Il secondo Alfiere ha invece optato per una risposta più combattiva e, se vogliamo, dal risultato non scontato. Ma, cosa più importante, non ha offerto di sacrificarsi, dimostrando di tenere al suo status di Alfiere più che al futuro del proprio Re. E questo mi ha suggerito di scuoterlo psicologicamente, sperando che si tradisse. Come è successo.”
“Ma l’Alfiere è un pezzo di valore e la decisione di combattere invece che sacrificarsi spontaneamente poteva sembrare più logica, e comunque lasciare aperta la possibilità di sacrificarsi in seguito. Mentre, invece, il primo Alfiere poteva essere il pedone e aver preferito chiudere con un gesto nobile una storia dalla quale sarebbe comunque potuto uscire malamente smascherato. Ma per fortuna hai avuto ragione e tutto si è risolto per il meglio. Io non avrei potuto affidarmi al caso come capisco abbia fatto tu.”

Non era proprio vero che mi ero affidato al caso, però. “Sire, è vero che tutto si è risolto grazie ad una confessione involontaria, ma io avevo comunque una chiara idea di chi tra i due fosse l’Alfiere di nascita. Come Lei non manca di farmi notare, io posso non essere in grado di riconoscere a una prima occhiata un alfiere campochiaro da uno camposcuro, ma anche voi scacchi non notate più alcune caratteristiche dei vostri pezzi. E cercare le caratteristiche di un pedone in un alfiere non è tra le cose più usuali per voi. Non avete quindi notato il diverso modo di muoversi dei due Alfieri. Il primo corrispondeva al normale movimento sghembo e ondeggiante di chi muove solamente sulle case di un solo colore, mentre l’altro aveva, come dire, movenze più lineari e dirette. Qualcosa di insufficiente per identificare l’impostore, ma in grado suggerirmi una linea di azione durante l’interrogatorio per andare a cercare una prova concreta.”
Il Re rimase un attimo in silenzio, valutando quello che gli avevo appena detto, poi annuì “Bene, vedo che entrambi abbiamo imparato qualcosa oggi. E che, grazie al tuo spirito di osservazione, sei stato in grado di formulare una strategia come nessuno di noi avrebbe potuto.”
Questo sembrava aver soddisfatto il Re, ma io avevo una domanda a mia volta. “Se posso chiedere, Maestà, come ha deciso di chiudere la faccenda e di comunicare le conclusioni agli altri pezzi?”
“Una volta ottenuta una piena confessione, ho dichiarato a tutti che la situazione è stata risolta grazie alla responsabilità mostrata dal Pedone promosso ad Alfiere, il quale, dopo la decisione istintiva, comprensibile ma profondamente errata, di prolungare la gioia per una così superba vittoria, ha comunicato al Re la sua vera identità, ritornando con orgoglio tra le file dei Pedoni. In questo modo nessuno avrà dubbi sull’onore e la nobiltà del vero alfiere, che sono certo si guarderà bene dal diffondere i particolari delle nostre discussioni e della sua volontaria ma falsa confessione.“
“Ottime decisioni, Sire, che le consentiranno non solo di mantenere i suoi pezzi rispettosi delle regole, ma faranno anche aumentare la sua considerazione come monarca illuminato.”
Il Re fece un leggero inchino verso di me, in un gesto di gratitudine e rispetto assolutamente inaspettato e che mai avevo visto fare da un Re. Poi mi consegnò le due berrette. “Ti prego di accettarle come ricordo di un caso brillantemente risolto. Ti auguro che anche nel tuo mondo tu possa meritare la considerazione e la gratitudine che oggi hai guadagnato presso di noi.” Non gli dissi che questo sarebbe stato impossibile nel mondo degli umani. Lo ringraziai invece del regalo e mi voltai per andarmene.
Passai vicino ai ranghi dei pedoni, dai quali ebbi l’impressione di ricevere uno sguardo triste e ostile. Ma forse era solamente una mia impressione.
[2-Fine]
NdA: Qualcuno potrà trovare in questa novella gli echi di un racconto breve di Isaac Asimov, “Mirror Image” del 1972, pubblicato in Italia per la prima volta da Mursia nel 1975 nella raccolta “Il meglio di Asimov” col titolo “Immagine Speculare”. Pur senza negare l’influenza che quello splendido racconto ha avuto su alcuni meccanismi narrativi, questa storia, nel bene e nel male, è tutta farina del mio sacco.
Complimenti! Molto interessante.