San Pietroburgo 1914: assassinio sulla scacchiera
At The Park Gate (John Atkinson Grimshaw)
(Riccardo Moneta)
A San Pietroburgo la sera del 29 aprile del 1914 il giovane Alexander Alekhine non tornava in albergo molto soddisfatto: aveva perduto un’emozionante e complicata partita contro il futuro campione del mondo Josè Raul Capablanca nel 6° turno del girone eliminatorio di un grande torneo internazionale, il “Torneo degli Zar”, che vedeva la partecipazione di dieci fra i migliori giocatori del mondo. C’erano in pratica tutti i più forti con l’eccezione di Maroczy, Duras, Spielmann e Schlechter.
Quella sera del 29 aprile Alekhine deve preparare la non facile partita del turno successivo, contro Emanuel Lasker; non può permettersi un ulteriore passo falso! Verso le 21,00 viene avvisato dalla portineria che una persona anziana, qualificatasi come giocatore di scacchi venuto appositamente da Riga, sta chiedendo di lui, e che avrebbe piacere di vederlo urgentemente e parlargli.
“Urgentemente? E’ armato?”
“Non credo. In verità sembra una persona innocua”
“Allora può salire, solo 5 minuti però, glielo dica”.
Appare così sulla soglia della stanza di Alekhine una esile e antica figura: fluente barba bianca sotto sottili occhi premuti da evidenti rughe, sguardo stanco e in pari tempo vigile, malridotto soprabito un po’ troppo grande, in pratica una specie di invecchiato ‘tenente Colombo’ dell’Est Europa. Eccolo.
“Buonasera maestro, mi chiamo Jakov Ascharin e sono il cugino di Andreas Ascharin, sa, il giocatore estone che è stato anche giornalista per il The St. Petersburger Zeitung e il The St. Petersburger Herold. Lei forse se lo ricorda mio cugino, che è deceduto nel 1896. Era proprio forte lui, non come me … guardi, le mostro questa posizione …”
E così estrae dalla tasca dello sgualcito soprabito marrone un foglietto stropicciato e ingrigito che rappresenta il finale di questa partita che il cugino di Jakov, Andreas, giocò di Nero contro Schiffers a San Pietroburgo nel 1875, ovvero questa:

“Al contrario di Andreas io, come le dicevo, non sono mai stato troppo bravo a scacchi, sa, ho fatto il contadino prima nella mia Estonia e poi nei paraggi di Riga per tanti anni, ma … da poco tempo ho studiato e ho fatto una scoperta sensazionale, di enorme importanza … davvero enorme, enorme, mi creda …”
“Ehi, vacci piano” – lo interrompe Alekhine fissandolo con i suoi celesti occhi d’acciaio – , “in tanti dicono di aver scoperto nuove armi negli scacchi, e poi alla prova dei fatti falliscono. Tu cosa ti saresti inventato?”
“Io ho scoperto che si può dare scacco matto al Bianco in 12 mosse dalla posizione iniziale …”.
Alekhine si lascia quasi cadere dalle mani il bicchierino di brandy, allarga le braccia sconsolato e si appresta a cacciar via quel vecchio contadino che gli pare pazzo, ma quest’ultimo gli oppone insistenza e resistenza:
“Mi dia un’occasione, la prego, la prego, una sola occasione, vedrà … Lei è la prima persona che vorrei mettere al corrente di questo mio importantissimo segreto…”.
“Senti, non ho tempo da perdere e sono già abbastanza nervoso. Oggi ho perduto da Capablanca una partita complicata, una sconfitta che mi brucia. Per fortuna ho tempo per recuperare e qualificarmi alla fase finale. Io voglio vincere! Capisci o no che debbo vincere? Ma devo riposare e riprendermi, pertanto sbrigati, dai, facciamo presto e dammi questo improbabile matto se ci riesci … ah,ah! Che assurdità che devo sentire! Ti voglio far contento solo perché rispetto la tua barba bianca … quanti anni hai, Jakov?”
“80 fra pochi giorni, mister Alekhine”.

Per farla breve, il futuro campione del mondo afferra la sua scacchiera e i due sistemano i pezzi. E’ una coppia ben strana, questa: il contadino Jakov ha le mani scure e callose, screpolate dal lavoro nei campi, il giovane Alexander ha mani lisce e guizzanti da giocatore, tuttavia mal ripulite da macchie di sangue (si diceva che fosse abituato a mangiare carne cruda con le mani…).
Alekhine allontana da sé la bottiglia di brandy e di Bianco gioca distrattamente 1.e4; il vecchio Ascharin replica con 1… Cf6. Sì, proprio 1… Cf6 , la “Difesa Alekhine”! Ed esattamente dodici mosse dopo Alekhine capovolge il proprio Re! Poi sferra un calcio al tavolo e …
“ Ora riprovaci” … sussurra nervosamente il russo aprendo stavolta con 1.d4. Ma l’espressione del suo volto già era profondamente cambiata. E il vecchio contadino estone ripete il miracolo per la seconda volta. E così per una terza volta e una quarta volta… Sempre al tratto numero 12 il Bianco prende matto o è costretto ad abbandonare! Sbigottito e incredulo, la mano sempre più tremante, Alekhine schiaccia una dopo l’altra 4 palline da ping pong, quelle che porta sempre con sé per poi stritolarle al momento giusto, quindi resta muto e pensieroso per qualche istante.
Ora basta, basta! Alekhine riprende in mano la bottiglia mezza vuota di brandy e la stringe fin quasi a spezzarla. E gli viene un’idea: Josè Raul Capablanca alloggia in una camera dell’albergo al suo stesso piano!
“Vieni con me, Jakov, vieni … andiamo dal prossimo campione del mondo, ti presento a lui …”
E così escono, percorrono rapidi un lungo corridoio con mura trasudanti di immagini della nobiltà zarista. Bussano alla stanza del cubano, che li fa entrare solo perché in quel momento è stranamente libero da impegni galanti. Gli spiegano tutto… Capablanca scoppia a ridere: “E’ un buffo scherzo questo, vero? Tu, Alexander, sei un giovane burlone, vuoi vendicarti per il rovescio di poche ora fa, vero, ho indovinato? E va bene, proviamo pure, posso ancora divertirmi oggi …”
E il vecchio Ascharin ripete col grande cubano la sua inaudita impresa, Eh, già: Capablanca abbandona al tratto numero 12. Vuole riprovare, lo stupito campione, e la stessa cosa accade nella seconda partita, nella terza, nella quarta … indipendentemente dalle mosse scelte dal Bianco!
Jakov Ascharin abbozza un leggero sorriso di soddisfazione, guarda negli occhi i due grandi maestri inebetiti e chiede di potersi servire del bagno …
Qualche lettore starà adesso pensando al “cheating”, a qualche avveniristica macchinetta diabolicamente finita un secolo indietro nelle mani di uno sconosciuto contadino. No, no, niente di tutto questo … forse. Ma di preciso non lo sapremo mai. Josè Raul Capablanca e Alexander Alekhine, per un attimo soli, si interrogano, chiaramente impressionati, capiscono che non si tratta di un brutto sogno (hanno davvero perduto sempre in 12 mosse!) e capiscono che il futuro loro e e il futuro degli scacchi può essere in pericolo …. In pericolo, sì, a meno che … a meno che … Una sola mossa può salvare questa assurda partita e il gioco degli scacchi… una sola mossa! Una mossa che soltanto un alfiere nero …
Ma qui apro una breve parentesi.

Capablanca vinse a San Pietroburgo 1914 quel girone eliminatorio con ben un punto e mezzo di vantaggio su Lasker e Tarrasch. A questo punto la storia ricorda che ci fu una sospensione di un giorno e che quel giorno si tenne un grande banchetto, durante il quale il famoso compositore Prokofiev si esibì in un apprezzatissimo recital pianistico. Nel girone finale a 5 giocatori, invece, ad esibirsi meglio di tutti fu Emanuel Lasker, il campione in carica, che ottenne un fenomenale 3,5 su 4 contro Alekhine e Capablanca, e così riuscì per mezzo punto a scavalcare il cubano nella classifica finale. Quest’ultimo, grande favorito dopo l’exploit del torneo di qualificazione, parve un po’ stordito in quel girone conclusivo, stordimento che fu motivato dai commentatori con qualche avventura di troppo avuta nel frattempo col gentil sesso. Ma noi sappiamo che non fu quella la ragione dell’imbarazzante torneo di Capablanca e di Alekhine.
Capablanca morì a New York nel marzo del 1942, Alekhine morì ad Estoril, in Portogallo, quattro anni più tardi, nel marzo del 1946, in circostanze rimaste sempre alquanto oscure (si disse “soffocato da un pezzo di carne”). Uno dei pochi amici rimastigli era andato a trovarlo in Portogallo poche settimane prima della sua fine, ed Alekhine sentì il bisogno di raccontare a lui alcuni episodi della propria vita. Tra questi venne fuori quella curiosa storia di San Pietroburgo 1914. Alla fine del suo racconto l’amico non poté evitare di chiedergli, ansiosamente, quanto poi fosse accaduto in quella notte misteriosa in quell’albergo russo, nell’albergo che ospitava lui e Capablanca, e perché il mondo degli scacchi non abbia mai saputo nulla di questo, rimasto sconosciuto, Jakov Ascharin. Alekhine fece un lungo respiro e la sua risposta fu devastante: “Lo abbiamo subito ucciso, naturalmente”.

P.S.:
Vi devo a questo punto una spiegazione. Tale fantasiosa storiella si trova, nelle linee generali, riportata da Mike Fox e Richard James nel loro celebre “The Complete Chess Addict” (Londra 1987). Questa era la conclusione di quel paragrafo: “Se non ci credete, prima di gettare nel fuoco questo libro, sarà meglio che chiariamo i fatti. Ciò che avete letto è per sommi capi la trama di una novella straordinaria che noi abbiamo letto alcuni anni fa; è antipatico, ma non siamo più riusciti a ritrovarla. Se ne avete notizia, scriveteci due righe”.
Una novella, insomma, niente altro che una strana novella. Non penso che l’abbiano mai più ritrovata, anch’io l’ho cercata invano dappertutto. Sparita nel nulla? Andreas Ascharin è realmente esistito, ma il protagonista di questa curiosa storia, il fratello Jakov, è solo un nome della mia fantasia. In ogni modo pensateci, prima di gettare nel fuoco questo post!
The Complete Chess Addict, in edizione italiana Scaccomania, è un libro straordinario. Consiglio a tutti di leggerlo!