Carlsen-Erigaisi, quando la strategia ha la meglio sul calcolo
Norway Chess 2025, Carlsen "campione solitario" (Michal Walusza)
(Uberto Delprato)
La sfida del quarto turno del Norway Chess 2025 tra Carlsen ed Erigaisi mi ha colpito per uno snodo particolare della partita. Dopo 30 mosse di una partita senza particolari scosse (anche se nei commenti ragionerò su quello che è successo alla 12ª mossa), Erigaisi doveva decidere come impostare un finale di pezzi pesanti con un pedone in meno.
Mentre, con circa mezz’ora di tempo ancora disponibile, l’indiano stava riflettendo, Carlsen è andato nel “confessionale” dove, in diretta, ha commentato in poche parole le sue sensazioni in partita fino a quel momento e perché quella fosse probabilmente una posizione critica. La scelta di Erigaisi, giocata dopo 15 minuti di riflessione, andrà nella direzione sbagliata (e auspicata da Carlsen), portandolo abbastanza rapidamente alla sconfitta.
Come vedremo, quello che è successo è una dimostrazione evidente della differenza di approccio ad una posizione. Erigaisi, come molti dei giocatori indiani, basa il suo gioco su una invidiabile capacità e rapidità di calcolo, mentre Carlsen ha migliore visione strategica e, nelle posizioni che si avvicinano ai finali, una abilità forse unica di capire come creare i presupposti per entrare in posizioni tecnicamente vinte.
Ricordo quello che Tal scrisse nel suo magnifico libro sul match mondiale del 1960 vinto contro Botvinnik.
Questa è la posizione della 9ª partita dopo la 19ª mossa del Nero. Tal aveva sacrificato un pezzo alla 11ª mossa e stava quindi cercando come alimentare il suo attacco mentre, ovviamente, Botvinnik doveva capire come limitare le potenzialità offensive del giovane avversario. Il campione lettone riporta nel libro questa interessante osservazione (NdA: la traduzione dall’inglese è mia):
“Nel corso di una partita a scacchi, gli avversari sviluppano le loro idee in modo completamente diverso. Molti giocatori di scacchi (soprattutto tra i più giovani) nel corso di una partita di cinque ore calcolano molto e il loro ragionamento consiste approssimativamente nel pensare “se io vado lì, lui va lì“, a seconda della posizione. Gli scacchisti più esperti, che studiano i segreti dell’arte in modo più approfondito, spesso non si occupano di questioni così laboriose e, conformandosi ai principi fondamentali e di solito sempre validi, sviluppano i loro piani di gioco.
Come esempio, vorrei riportare il dialogo avvenuto dopo la fine della nona partita tra Botvinnik e me. Quando, a raffica, ho iniziato a mostrare a Botvinnik le diverse varianti in cui il Nero ottiene una buona partita, lui ha detto: “All’inizio pensavo che questa posizione fosse migliore per il Bianco, ma in seguito ho trovato il piano corretto: cambiare le Torri e tenere le Donne sulla scacchiera“.
All’inizio, una simile valutazione della posizione mi è sembrata piuttosto astratta, ma quando ho iniziato a esaminare le varianti, sono giunto alla conclusione che Botvinnik aveva assolutamente ragione: in un finale senza Donne, la catena pedonale ben formata del Bianco, con il supporto dell’Alfiere attivo, gli garantisce un netto vantaggio. Con le Donne sulla scacchiera, il Nero può contare su un forte attacco, vista la debolezza di g4.”

Ecco, ricordando cosa scrisse 65 anni fa un giovane Campione del Mondo, andiamo a Stavanger e guardiamo la partita del 4° turno tra Carlsen ed Erigaisi.

Una vittoria della strategia e della tecnica sul calcolo. Estremizzando il concetto, si potrebbe dire che Carlsen non ha praticamente dovuto calcolare nulla per vincere. Non è ovviamente così, ma si vede come non ci sia stato bisogno di addentrarsi in profondi calcoli per navigare nelle posizioni critiche.
Credo che questa partita finirà in molti libri in futuro come dimostrazione della forza dei principi generali e la fortunata coincidenza che Carlsen abbia manifestato i suoi ragionamenti durante il suo svolgimento la rende ancora più interessante!
che fortuna avere carlsen di questi tempi…