Strategia e Tattica/56: Mariotti – Gligoric, Praja de Rocha 1969
Sergio Mariotti a Milano nel 1982 (Foto dall'Italia Scacchistica n.919)
(del GM Sergio Mariotti)
Cari lettori, questa volta, se mi è permesso, vorrei parlare di un argomento che mi riguarda: molte persone ed alcuni miei amici mi hanno chiesto ultimamente del perché io non sia voluto diventare professionista di scacchi, e così ho deciso di spiegare a tutti i motivi che mi hanno condotto a tale decisione!
Ho iniziato la mia carriera scacchistica, nel 1962, avevo 16 anni ed era appena morta mia madre, e per distrarmi mio fratello mi ha insegnato a giocare, e poi mi ha condotto al circolo scacchistico di Firenze, dove ho capito che mi piaceva il gioco, e reputavo gli scacchi interessanti e affascinanti, come d’altronde penso che siano ancora oggi, però allora facevo anche altri sport, calcio, pallavolo, ping-pong, baseball, biliardo, ma poi nel 1969 sono diventato Maestro internazionale ed ho iniziato a dedicarmi solo al mondo delle 64 caselle, visto che con la mia fantasia riuscivo a creare partite di mio gusto e che mi davano grande soddisfazione. Poi sono iniziati gli inviti a forti tornei, ed infine sono diventato GM a Nizza nel 1974.
Nel mio girovagare nel mondo scacchistico mi sono però reso conto di alcune cose importanti: la prima che per stare alla pari con i migliori si ha bisogno di una preparazione teorica e pratica enorme, altrimenti non si può competere, la seconda che per guadagnare la pagnotta si deve essere sempre in giro per il mondo a giocare e quindi avere famiglia diventa una grossa impresa (una volta Bent Larsen mi disse che erano sei mesi che non vedeva moglie e figli) , la terza che tutti gli scacchisti ad alto livello sono persone strane, quasi tutti monomaniaci di questo gioco, tranne qualche eccezione, la quarta che gli scacchisti non hanno una pensione e quando invecchiano hanno quindi grandi problemi finanziari!

Bene, io ne dedussi che questa vita non faceva per me, a me piaceva farmi una famiglia, avere figli e curarmeli essendo sempre presente, mi piaceva e mi piace ancora oggi andare al cinema, vedere film in TV, seguire anche altri sport (sono un grande tifoso della Fiorentina), andare in bicicletta, farmi delle belle e riposanti vacanze, tutte cose che contrastavano con il professionismo scacchistico che imponeva molte ore studio e di preparazione ed infine di gioco, e quindi già nel 1974 decisi di cercare un lavoro, nonostante il titolo di G.M. appena ottenuto, e riuscii ad entrare al Banco di Roma e sistemare così la mia vita, buono stipendio, futura pensione e non c’era la necessità di giocare tanti tornei per guadagnarmi vitto e alloggio!
Devo dire che non mi sono mai pentito di questa scelta, e che comunque, anche da non professionista ho avuto molte soddisfazioni dagli scacchi: patta con Karpov campione del mondo, ho vinto con Korchnoj vice campione del mondo, ho vinto con Polugajevskj quando era il terzo del mondo, ho vinto con tanti G.M di assoluto valore, ho vinto un torneo zonale ed ho partecipato ad un interzonale, nel 1976 ho vinto la Rilton Cup in Svezia, che allora era il più forte open d’Europa, primatista per diverso tempo di record di simultanea in Italia, ho giocato con grande onore ed ho contribuito a portare la nostra nazionale al quattordicesimo posto (il migliore mai ottenuto, anche se ancora non c’era stata la divisione delle Repubbliche russe, e lo sviluppo di Cina ed India) ed insomma le soddisfazioni non mi sono mancate ed ancora oggi le ricordo con grande gioia!

Il mio più grande desiderio sarebbe comunque stato quello, una volta andato in pensione, cosa accaduta nel 2012 e con i figli già grandi, di dedicarmi qualche tempo in più agli scacchi per capire dove potevo arrivare se mi dedicavo con più assiduità a tale gioco, però purtroppo non l’ho potuto fare perché le sciagure ed avversità della vita si sono accanite sulla mia famiglia e quindi sulle persone che mi sono care ed allora dovrò aspettare un’altra vita, perché ho sempre combattuto tenacemente e non ho mai mollato su ogni evento, ma le battaglie più importanti purtroppo le ho perse e non si può tornare indietro.
Vi chiedo solamente, in questo momento particolare della mia vita, nel quale sto ancora attraversando momenti molto brutti, un poco di affetto e di comprensione da tutti voi sperando che le cose possano migliorare e mi portino un poco di pace, vi ringrazio ed un ciao a tutti , vostro Sergio Mariotti.

Per la partita di oggi e per rimanere in argomento ne ho scelta una mia, quella che mi è più cara e che mi ha fatto conoscere da tutti per la sua audacia, la Mariotti-Gligoric del torneo Zonale di Praja de Rocha 1969, anche se è già stata pubblicata nei primissimi articoli della mia collaborazione con questo Blog, e la riporto con i miei stessi commenti! Spero che vi farà piacere vederla di nuovo!
MARIOTTI – GLIGORIC
Praja de Rocha (POR) 1969, Torneo Zonale
Apertura Est Indiana
Da notare che il cavallo in g1 del bianco non si è mai mosso e difende il proprio re dalle possibilità di attacco della regina avversaria.
Un caro saluto a tutti.
Buongiorno,
la seguo sempre con interesse sia su questo sito sia, nei mesi/anni passati, nelle sue “incursioni” da ospite su qualche canale youtube di mio interesse. Le auguro di stare meglio e di avere cura, per quanto possibile, della propria salute e degli affetti. Un caro saluto.
Un abbraccio sincero al mitico Mariotti!
Caro Sergio, ci conosciamo da tanti anni, circa 50 per l’esattezza. Al tempo ero un ragazzino con tanta passione e tu per me eri un idolo inarrivabile. Eppure ti rivolgevi a me, come ad altri, come se fossimo tuoi “pari”, con quella grande simpatia che ti ha sempre caratterizzato. Ricordo una interminabile sfida lampo mentre aspettavamo un treno che non arrivava mai, alla stazione di Chiusi, dopo che mi avevi sonoramente sconfitto in simultanea con un matto di cavallo in e7. Un blitz dopo l’altro, senza storia, finchè piano piano la stanchezza e la distrazione prendevano il sopravvento. Allora (ogni tanto) riuscivo a vincertene una. Allora tu alzavi di nuovo il livello di attenzione e … via con un’altra serie di batoste!
Ricordo poi, nel 2006, lo spareggio per l’accesso alla serie “Master”. Eravamo a Maciallina, minuscola frazione a pochi km da Siena. Tu giocavi per Perugia, in prima scacchiera, ed eri il capitano. Io per Siena in seconda. Stiamo per iniziare e l’arbitro, il compianto Sanvito, mi chiede di prestargli il cellulare perchè doveva consultarsi con i superiori a proposito di un regolamento. Ovviamente lo riaccendo e glielo presto. Dopo poco me lo restituisce (pensavo fosse di nuovo spento) e immediatamente viene dato il via alle partite.
Come in un film, pochi secondi dopo inizia a squillare. non avevamo ancora fatto alcuna mossa e chiaramente io ero in totale buona fede. Ciò nonostante il mio avversario, un MI assai poco sportivo di cui non faccio il nome, ti guarda e fa cenno che vorrebbe chiedere partita vinta. Ricordo ancora come lo fulminasti con lo sguardo. Eri indignato.
Alla fine vinsi brillantemente e la nostra squadra fu ammessa alla serie Master; un risultato storico per una piccola città come la nostra. Senza di te non sarebbe stato possibile.
Pertanto, grazie Sergio, grazie per essere come sei e come sei sempre stato: genio e nello stesso tempo “uno di noi”.
Caro Sergio, conoscendoti da una vita e avendo seguito la tua irresistibile ascesa con quella ammirazione che tutti gli scacchisti italiani tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta condividevano, sono molto dispiaciuto e un po’ commosso di leggere queste tue parole così schiette e disarmanti. Ti auguro con tutto il cuore che una sorte più benevola allevii le tue sofferenze. Ti sia sempre di conforto che sei stato rispettato e temuto dai più grandi della tua epoca per il tuo fantastico gioco, senza essere professionista come loro.