Glossario Scacchistico Napoletano
(ovvero come si gioca a scacchi a Napoli e dintorni)
(Bruno Del Grosso)
La storia di Napoli ci insegna tante cose. Tanti colonizzatori ed invasori hanno voluto comandare, o peggio, sfruttare, il popolo napoletano. Da sempre. Greci, Romani, Barbari, Saraceni, Angioini, Aragonesi, Francesi, Spagnoli, Borboni, Savoia, Nazisti. Pochi gli hanno dato qualcosa. Tutti lo hanno fatto soffrire. Ma non sono mai riusciti a togliergli l’anima e a cambiargli il carattere, che è rimasto sempre lo stesso: un miscuglio mirabile di furbizie, di comportamenti anche “illeciti”, di insofferenza per le regole imposte da altri, di modi di arrangiarsi, ma anche di sentimenti nobili, generosi, appassionati.
Scacchiera: Bella Napule
Casa: ‘O Vascio
Traversa: ‘O Vico (arrivare in settima: accupà ‘nu vascio ro settimo vico)
Colonna: ‘O Pallunetto (aperta: arapùto: semiaperta: miezo arapùto o miezo ‘nzerrato: chiusa: ‘nzerrato)
Le Quattro case centrali: Rione Sanità (occupare: accupà; controllare: tené d’uocchio)
I Pezzi:
- Il Re: ‘O Mammasantissima
- La Donna: ‘A Femmena
- L’Alfiere: ‘O Guappo
- Il Cavallo: ‘O Sgobbone
- La Torre: ‘O Maschio (Angioino)
- Il Pedone: ‘O Guaglione
Prendere: Pappà, accompagnando la mossa con un sonoro pernacchio
Prendere en passant: Pappà ‘ntrasatte (senza pernacchio, perché era prevista)

Arroccare: ‘Nzerrarse (curto detto anche allazzato oppure luongo detto anche lario)
Minacciare: ‘Nzidiare
Dare scacco: non esiste un termine corrispondente ma chi lo da deve esclamare, facendo la faccia feroce: “Ascite fuori, se site n’ommo!”
Dare scacco doppio: Esclamare quanto sopra, ma accompagnando la frase con due pacchere sulla faccia dell’avversario, una a destra e una a sinistra
Scacco matto: vedi alla fine
Trappola: Casaròla, galàppio
Sacrificio: Fare l’aroie (cioè l’eroe)
Mettere in Zugzwang: Sturzà; essere in _ : essere sturzato
Essere in Zeitnot: Esse scarzo a tiempo
Trovarsi in cattiva posizione: Stare ‘na schifezza
Trovarsi in posizione vantaggiosa: Stare ‘bbuono
Mossa buona: Marpione
Mossa molto buona: Macchiaviello
Mossa debole: Strunzata
Errore grave: Strunzata cchiù gruossa ancora
Doppio di cavallo: quando un giocatore minaccia il doppio, c’è sempre qualche spettatore che sussurra: “’O sgobbone tène l’uocchie stuorte!”. Al che è immancabile l’imprecazione: “Facìteve ‘e cazzi vostri!”; e l’altro giocatore, che non se ne era accorto affatto, finge calma assoluta e dice: ”L’aggio visto, l’aggio visto…”.
Forchetta: uno spettatore commenta alla minaccia di forchetta con: “’O guaglione tène ‘e ccorna!”, cui fanno immancabilmente sèguito le frasi di cui sopra

Inchiodatura: Venerdì Santo
Infilata: Fare come Toro Seduto
Promozione: ‘O guaglione appruvato
Pedone libero, bloccato, doppiato, isolato: Guaglione franco, ‘nzerrato, cu’ ‘u frate piccerillo appriesso, orfaniello
Alfiere buono, cattivo: Guappo capace, chiachiello
Iniziare una combinazione: Zumpa’ ‘n cuollo
Sacrificare uno o più pezzi su un’ala e attaccare il Re nemico sull’altra ala: Chiàgnere e fottere
Gambetto o controgambetto: Angarella
Fianchetto: Guappo guardia ro corpo (a Mammasantissima, alla Femmena)
Matto affogato (dare): Accidere a beveriello
Matto del Barbiere, matto degli Imbecilli: non vi è un termine specifico, ma quando si verifica, se ne vanno tutti in silenzio, schifati. Quello che lo ha ricevuto, con la testa fra le mani, dice: “Ma ch’aggio fatto?” e rimane lì per una buona mezz’ora poi se ne va a Mergellina e si butta a mare.
Abbandonare: si esclama: ”M’aje futtute”, mentre l’avversario, sardonico, dice: ”Sì, t’agge propete futtute!”
Offrire la patta: si dichiara la formula: “Chi ha rate, ha rate, ha rate, chi ha avute, ha avute, ha avute, scurdammece ‘o passato, simme ‘e Napule, paisà”. Se l’altro rifiuta, il primo replica: “Tu sì proprio ‘nu strunz!”
Se la partita finisce con lo scacco matto, poiché lo sconfitto non si era voluto arrendere prima, si verifica la seguente sceneggiata. Il vincitore sottolinea il fatto con la frase: “T’aggia acciso, fetente ‘e mmerda”; nel contempo chi prende scacco matto, si butta a terra e, con gli occhi di fuori, minaccia vendette su figli e nipoti, gridando: “tu sì ‘nu ’nfame!”.
Poi, i sostenitori del vincitore lo portano a Piedigrotta mentre i sonatori, vestiti da Pulcinella, azionano mandolini, triccheballacche, scetavajasse e putipù. Lo sconfitto, a terra, viene coperto di sputacchi. Fuochi artificiali, pizza e tarantella fanno da contorno.
’O Vesuvio da lontano, mentre assiste alla scena compiaciuto, si mette a fumare…
N.B.: questo che vi ho presentato oggi (mio padre era napoletano e ciò spiega molto) è un estratto del mio post già apparso sul Blog ‘Soloscacchi’ nel giugno 2012.
Bruno Del Grosso è nato a Roma nel 1949. Ha imparato a giocare a scacchi a 7 anni. Ha continuato a giocare per tutta la vita anche se i suoi impegni lavorativi di medico gli hanno consentito di partecipare a ben pochi tornei. Segue tuttora gli eventi scacchistici sulla rete e sulle riviste specializzate