Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Vera Menchik, la prima iridata

(Adolivio Capece)
Carlsbad, 1929. Nasce il Club Vera Menchik.
L’invito a Vera Menchik al grande torneo di Carlsbad 1929 a competere con giocatori come Capablanca, Euwe, Tartakower e Nimzowitsch fu accolto con divertimento da molti dei Maestri in gara.

Invece il maestro viennese Albert Becker fu particolarmente sprezzante e, in presenza di alcuni concorrenti, suggerì che chiunque avesse perso contro Vera Menchik avrebbe dovuto ottenere l’iscrizione d’ufficio al “Menchik Club”…
Fu lui stesso a diventarne il primo socio! (Tratto da “The Encyclopaedia of Chess” di A. Sunnucks, Londra, 1976).
Possiamo aggiungere che in quel torneo Menchik batté anche Sämisch.

Non si pensi comunque che Becker non fosse un buon giocatore: a Carlsbad arrivò quinto (su 22) dietro a Nimzowitsch, Capablanca, Spielmann e Rubinstein.
Per la cronaca entrarono poi a far parte del Club via via negli anni successivi Max Euwe (battuto 2 volte), Reshevsky, Sultan Khan, Sir George Thomas, C. H. O’D. Alexander, Colle, Yates, Steiner, William Winter, Golombek, Milner-Barry, Opocensky e Jaques Mieses (che nel 1942 giocò con la Menchik un match e perse 4 a 1 con 5 patte).

Va detto che alcuni membri del club sconfissero Vera ripetutamente dopo la partita persa che ne aveva ratificato l’appartenenza al club, che quindi, non fu dovuta a ripetute disfatte ma a singoli episodi resi possibili, molto probabilmente, dalla tendenza a sottovalutare l’avversaria in quanto donna. Infatti, dopo pochi anni, acquisita una certa notorietà, la Menchik non riuscì più a ripetere gli exploit che l’avevano resa celebre, perché i Maestri più forti erano ormai consapevoli di avere davanti una giocatrice assolutamente in gamba.
In particolare Alekhine, Capablanca e Botvinnik prestarono particolare attenzione nelle partite con la Menchik e così riuscirono a vincere o almeno a pattare.

Di padre cecoslovacco e madre inglese, Vera Francevna Menchik (16.2.1906 – 27.6.1944) nacque a Mosca, dove i genitori abitavano per ragioni di lavoro; imparò a giocare a 9 anni, verso i 15 si trasferi a Londra: nel 1921, appena giunta in Inghilterra, vinse il Campionato inglese delle ragazze. Poi prese lezioni dall’ungherese Maroczy, anch’egli trasferitosi dall’Europa continentale, all’Hastings Chess Club.

Nel 1927 la FIDE, la Federazione Scacchistica Mondiale, organizzò a Londra il primo mondiale femminile. Ricordiamo che il primo torneo per sole donne era stato giocato solo nel 1897, a Londra dal 23 giugno al 3 luglio 1897, dopo quasi un anno di preparazione, in onore del giubileo (di diamante, 60 anni sul trono) della Regina Vittoria (1809-1901). Fu il primo torneo femminile nella storia degli scacchi giocato in Europa e anche se non aveva l’etichetta di campionato del mondo, in pratica lo fu.

Erano quindi passati trent’anni da allora: fu il grande incremento degli scacchi tra le donne a spingere la FIDE ad organizzare il primo campionato del mondo femminile con l’etichetta della ufficialità. Contemporaneamente al torneo femminile si svolsero il Congresso della FIDE e il secondo Torneo delle Nazioni, oggi considerato come prima edizione dei campionati del mondo a squadre, noti nel mondo scacchistico come Olimpiadi; con la sola eccezione del 1928, le due manifestazioni vennero poi organizzate sempre insieme fino all’ inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Vera Menchik partecipò al campionato del 1927, lo vinse e vinse poi tutti i mondiali femminili cui prese parte, conservando il massimo titolo per diciassette anni, fino alla morte.
Il suo risultato complessivo fu di 78 partite vinte, 4 patte e 1 sola persa!
Giocò il primo campionato come sovietica, i successivi cinque come cecoslovacca, l’ultimo come inglese, dato che nel 1937 si era sposata con l’inglese Rufus Henry Streatfeild Stevenson (1874-1943), direttore della rivista British Chess Magazine e segretario della British Chess Federation, ottenendo la cittadinanza britannica.

Ma torniamo ai campionati mondiali femminili.
A Londra nel 1927 furono dodici le giocatrici in gara, seguite con grande curiosità dal pubblico.
La Menchik vinse le prime dieci partite, poi si concesse un pareggio all’ultimo turno, a titolo ormai acquisito, con la Michell. Terminò con un punto e mezzo di vantaggio sulla seconda classificata, la Beskov; terza fu la austriaca Kalmar, poi sposatasi con il maestro Wolf.

Seconda edizione ad Amburgo nel 1930; cinque partecipanti, girone doppio, la Menchik vinse con 6.5 su 8 (+6 =1 -1), con un punto di vantaggio sulla seconda, la Wolf-Kalmar, e due sulla terza, la Henschel, ma subendo una sconfitta, l’unica dei sette campionati cui prese parte, proprio ad opera della Henschel.

Terza edizione: Praga 1931. Trionfo per Vera che vince tutte le partite (+8) e distanzia la seconda classificata, che è ancora la Wolf-Kalmar, di quattro punti.
Ottenere il 100 per cento dei punti diviene per la Menchik una questione di principio. Riesce a farlo nelle tre successive edizioni.

A Folkestone nel 1933 per la quarta edizione del mondiale sono otto le giocatrici in campo, sei delle quali alla prima esperienza; ritorna la Michell, assente nelle due ultime edizioni. Formula del girone doppio, Vera ottiene 14 punti su 14, concludendo con cinque punti di vantaggio sulla seconda, la Price.  Da segnalare il quinto posto dell’italiana Alice Tonini, che realizza 6 punti.
A questo punto, nella primavera del 1934, la Menchik mise volontariamente in palio il titolo in un match individuale, che si svolse a Rotterdam ma che la FIDE non volle ratificare, contro la tedesca Sonia Graf (nella foto di seguito).

Sonja Graf

Sonia Graf (1912-1965) era allora una ragazza di ventidue anni; nativa di Monaco, si era messa in evidenza verso la fine del 1933 vincendo alcuni tornei in Germania contro avversari uomini. Gli Anni Trenta erano anni in cui i matches erano assai di moda e quindi perché tra le tante sfide maschili non se ne sarebbe potuta svolgere anche una femminile? Per di più in quegli anni il nazionalismo tedesco cominciava a svilupparsi: da qualche mese Hitler era al potere, era nato il Terzo Reich, la Germania proprio nel 1933 era uscita dalla Società delle Nazioni e qualsiasi occasione per affermare la superiorità tedesca era colta al volo.
Così nella primavera del 1934 l’incontro ebbe inizio, con la Menchik certa della propria superiorità. Ma, con grande sorpresa di tutti, la giovane Sonia vinse la prima partita.
Vera tuttavia non si perse d’animo e si impose nei tre incontri successivi: a questo punto il match fu considerato concluso.

Il quinto mondiale femminile si tenne a Varsavia nel 1935 con dieci giocatrici, girone semplice. Al via la Menchik ma non la Graf, che a quanto pare attraversava un periodo di crisi dopo la sconfitta con la stessa Menchik e quella, molto netta – sei a zero – con il maestro Heuacker.
Vera vinse a punteggio pieno, 9 su 9, distanziando di due punti e mezzo la Gerlecka, seconda classificata; da notare il terzo posto della Harum, che nel 1933 si era classificata ultima, perdendo tutte le partite.

Nell’estate del 1937 la Menchik sostenne un nuovo match con la Graf, che l’anno prima aveva vinto il forte torneo femminile di Semmering. Questa volta l’incontro fu considerato valido per il titolo anche dalla FIDE, con la clausola, però, che la vincitrice l’avrebbe rimesso in palio subito dopo nella sesta edizione del mondiale, già programmato a Stoccolma.
L’incontro si svolse ancora a Semmering, tra fine giugno e la prima metà di luglio, sulla distanza delle sedici partite. La Menchik si impose nettamente: nove successi contro due della Graf, con cinque pareggi.

Due settimane dopo a Stoccolma il via al nuovo mondiale.
E’ l’agosto del 1937, e si registra una edizione record, con in gara ben 26 giocatrici, per cui il torneo viene giocato con il ‘sistema svizzerò.

Per comprendere le motivazioni di questo boom del gioco, bisogna ricordare che due anni prima in campo maschile Max Euwe aveva strappato la corona mondiale al grande Alekhine e questo fatto aveva provocato grande interesse attorno al gioco, non solo in Olanda ma in tutto il mondo.
Gli scacchi, poi, stavano conoscendo un momento di grande diffusione negli Stati Uniti, grazie alle vittorie americane nei mondiali a squadre, ed anche in Unione Sovietica, dove si cominciavano a cogliere i frutti del piano quinquennale varato subito dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917: gli scacchisti russi nel 1934 erano oltre cinquecentomila ed i positivi influssi dello sviluppo scacchistico avevano trovato un’eco anche in campo femminile.

26 dunque le giocatrici in campo a Stoccolma, tra le quali anche l’italiana Clarice Benini, che ottenne un clamoroso secondo posto con 10 punti, alle spalle della Menchik che concluse con 14 punti su 14.
Il risultato dell’italiana fu la grande sorpresa del torneo, anche perché relegò al terzo posto la Graf, che concluse staccata di un punto dall’italiana alla pari con la lettone Lauberte.
Abbiamo già avuto modo di ricordare in un precedente post che questo risultato clamoroso scosse anche l’ambiente italiano, tanto che la Federazione organizzò nel 1938 il primo campionato italiano femminile: venne giocato a Milano e la Benini vinse a punteggio pieno, davanti a Nelly Lanza.
Bissò poi il titolo nel 1939 a Roma, davanti ancora a Nelly Lanza; terza Gina Biella che fu la sola a strappare una patta alla vincitrice.

Probabilmente fu lo scarso studio dei finali che ne causò la sconfitta con Vera Menchik nel mondiale femminile di Stoccolma 1937 (che fu giocato contemporaneamente alle Olimpiadi a squadre).
Seguiamo ancora una volta “L’Italia Scacchistica” (settembre 1937): “Miss Vera Menchik ha corso serissimi pericoli nella partita con la nostra rappresentante, sig.na Benini; partita epica che noi tutti, della squadra italiana, abbiamo seguito e direi quasi vissuto intensamente, con la speranza nella vittoria della Benini, avvallata da una brillante combinazione che ha portato al guadagno di due pedoni netti nel centro della partita, da parte dell’italiana, ma purtroppo infranta dall’ulteriore poco felice seguito del gioco.”
La Benini andò quindi ad un passo dall’infliggere alla Menchik quella che sarebbe stata la seconda sconfitta mondiale a causa dello scarso studio dei finali, dove invece Vera era molto preparata, e forse, possiamo aggiungere, allo Zeitnot, dato che sembra che l’italiana consumò molto tempo per la combinazione giocata a centro partita.

Arriviamo così alla settima edizione del mondiale femminile, l’ultima prebellica, che si svolse a Buenos Ayres nel 1939. Venti le partecipanti, girone semplice; la Benini non poté partecipare, sia per i proibitivi costi della trasferta sia per la situazione politica nazionale.
La Menchik si impose con 18 punti su 19 (+17 =2), battendo la Graf ma concedendo due patte, alla Lauberte e alla Schwartzmann, alla fine nona.
La Graf si classificò seconda con 16 punti, nonostante le sconfitte anche con la Karff e la Carrasco. Terza la Carrasco con 15.5, quarta la Rinder con 15, quinta la Karff a 14, sesta la Lauberte a 12.5.

A parte i 17 anni in cui mantenne il titolo mondiale femminile, Vera Menchik  giocò molti tornei in cui gli avversari erano tutti uomini, e con ottimi risultati, grazie al suo stile posizionale e alla buona conoscenza dei finali; il suo miglior risultato può essere considerato il torneo di Ramsgate nel 1929, in cui giunse seconda dietro all’ex campione del mondo Capablanca e alla pari con Rubinstein, precedendo altri 11 giocatori, tra i quali il suo vecchio maestro Maróczy.
Altro buon risultato il terzo posto a Maribor nel 1934 dietro Pirc e Steiner, ma davanti a Spielmann.
Gli ultimi tornei (Margate 1937 e 1938) li giocò come sig.ra Stevenson.
Nel 1939 fu nominata direttrice del National Chess Centre di Londra.

Morì tragicamente a Londra il 27 giugno 1944, a 38 anni, insieme alla sorella minore Olga (pure scacchista) e alla madre, sotto un bombardamento tedesco: una bomba V1 distrusse la sua abitazione posta nei sobborghi di Londra, ai confini del Kent.
Nel 1957 le sono state dedicate le Olimpiadi femminili.

Due tra le più belle partite di Vera Menchik:


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