Clarice Benini, l’italiana più grande

(Riccardo M.)
Clarice Benini, Firenze 8.1.1905-6.9.1976. Non si è mai parlato abbastanza della più forte giocatrice italiana di tutti i tempi, l’unica donna italiana che ha saputo levarsi, nei suoi anni, fino alla pari delle migliori campionesse nel mondo.

(Una immagine inedita: Clarice Benini vs. Vincenzo Nestler, Firenze 1948, la partita finì in parità – courtesy R.Cassano, all rights reserved; la foto apparteneva allo stesso Nestler)

Probabilmente nemmeno fra gli uomini possiamo riscontrare il raggiungimento di simili livelli, se si eccettua la parentesi Caruana di anni recenti. Ma sappiamo che la Benini fu ben più “italiana vera” rispetto al Caruana.

Ma non fu fortunata. Non ebbe quei riconoscimenti che meritava e non raggiunse quei risultati che avrebbe potuto ottenere se la storia e le circostanze della vita fossero state altre e le avessero più sorriso.

Anzitutto perse il padre, un valido “amatore” scacchista, quando aveva appena 15 anni, nel 1920. Nessuno per anni poté pertanto più lavorare nella quotidianità sulla sua passione scacchistica. E quelli erano anni nei quali per una donna non era facile, come oggi, imporsi all’attenzione di chi dirigeva e guidava le cose, sportive e non, nel Paese. Nei circoli e nei caffè (e forse neppure a casa) negli anni Venti era assai raro incontrare una donna che giocasse a scacchi, e non esistevano Campionati femminili.

Fu soltanto grazie all’amicizia e al supporto di alcuni giocatori, fra i quali il marchese Stefano Rosselli Del Turco, che pian piano Clarice riuscì a far emergere il suo talento. Ma quando s’iniziano ad incrociare i pezzi, a livello internazionale, solo all’età di 30 anni come è accaduto nel suo caso, è già un po’ tardi per diventare campioni del mondo.

L’altra sfortuna la scacchista Clarice la incontrò negli eventi disgraziati del Paese. S’era appena messa in luce nel 1936 e 37, aveva appena vinto i nuovi campionati femminili italiani organizzati dall’ASI nel 1938 e 39, che l’Italia fascista piombava nel caos e nella catastrofe, e tutto anche negli scacchi si bloccò: l’Italia non partecipò alle Olimpiadi di Buenos Aires del 1939 e lei restò ferma per quasi dieci anni.

Nel 1949, quando a sue spese si recò a giocare, invitata, il torneo mondiale di Mosca, aveva ormai 45 anni: troppi per il podio (giunse appena nona con 7 punti su 15), non troppi (magra consolazione) per essere apprezzata da Bronstein, Ragozin & C. E giocò una notevole e famosa partita contro la francese Chantal Chaudé.

Negli anni Cinquanta vinse ancora alcuni tornei, tra i quali Gardone ed Amsterdam. Ma non c’era più in Italia neppure il Campionato femminile, che riprese solo nel 1973 e che lei avrebbe potuto far suo di certo per molti anni. Peccato.

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Torneo Internazionale di Levanto 1957
(da “Archivio Fotografico” di C.Sericano)

La penultima sfortuna toccò alla donna Clarice, che frequentava negli anni sessanta il Circolo Fiorentino: lasciò per sempre il gioco a causa di una malattia agli occhi. L’ultima decisiva sfortuna fu nel 1976, quando nella sua abitazione di campagna, a Rufina, dove viveva da sola (era nubile), venne assassinata da un contadino pazzo che già aveva sterminato la propria famiglia.

Per le edizioni dell’associazione culturale “il Delta della Luna”, fu pubblicato nel 1999 un bellissimo libro curato Alessandra Innocenti e Lorenzo Barsi. Qui, sul sito di Cecina Scacchi, avete tutta la storia di Clarice Benini e le sue migliori partite.

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Imperia 1962. Clarice Benini è l’ultima a destra
(Foto Max Euwe Centrum)

Resta solo da sottolineare e rimarcare il suo migliore torneo, ovvero il torneo mondiale di Stoccolma 1937, dove s’innalzò (10 vittorie e 4 sconfitte) sopra quasi tutte le avversarie, compresa la celebrata tedesca Sonia Graf, e fece tremare persino l’immensa Vera Menchik (poi perita sotto un bombardamento a Londra nel 1944), trionfatrice a punteggio pieno.

Sono passati da quei giorni esattamente 80 anni, e il mio augurio è che da un momento all’altro l’Italia ritrovi una giocatrice che sappia ricalcare le orme (almeno le più fortunate come quella di Stoccolma) della grandissima Clarice Benini.

Niente di meglio, al riguardo, delle parole della “Italia Scacchistica” (settembre 1937):

“Miss Vera Menchik ha vinto anche a Stoccolma con punteggio pieno, 14 su 14. … la Menchik ha corso però serissimi pericoli nella partita con la nostra rappresentante, sig.na Benini; partita epica che noi tutti, della squadra italiana, abbiamo seguito e direi quasi vissuto intensamente, con la speranza nella vittoria della Benini, avvallata da una brillante combinazione che ha portato al guadagno di due pedoni netti nel centro della partita, da parte dell’italiana, ma purtroppo infranta dall’ulteriore poco felice seguito del gioco. Ma la sig.na Benini, se ha privato lei e noi di questa gioia, ne ha però procurata agli scacchisti italiani una non meno bella: la conquista netta, meritatissima e molto lusinghiera, del secondo posto, davanti a scacchiste di fama ben nota (Sonia Graf, Harum, Gerlecka, ecc.…) o che si sono in questo torneo rivelate esperte e preparate (Bain, Lauberte, Karff, Andersson, ecc….). Magnifico successo, dunque, della valorosa scacchista fiorentina, che ha superato ogni aspettativa e corrisposto alla fiducia in lei riposta dalla A.S.I.”

Erano queste le parole di uno dei componenti la squadra maschile, Mario Napolitano, e qui apro una significativa parentesi. Infatti nel successivo commento alla prova olimpica negativa della sua squadra e sua personale egli non è stato altrettanto sereno, scrivendo: “non per invocare scusanti, non consentite né concepibili in regime fascista, ma per avere le idee chiare e poter severamente vagliare tale prova, occorrono alcune premesse ….” . Ed ecco che Napolitano finisce per enumerare e invocare lo scarso allenamento e, per di più, “gli orari dei pasti e dei turni di gioco, ed il vitto …” Mah! Perdoniamolo.

Poco da meravigliarsi, però, se nei mesi successivi la storica rivista italica, nel mentre lasciava il solito ampio spazio ai Castaldi e ai Sacconi (gente in gamba ma che all’estero raccoglieva le briciole), di Clarice Benini abbia detto e scritto scarse righe: lo sport tutto, all’epoca, era considerato territorio maschile.

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Vreeken-Benini, Amsterdam 1962
[Foto Hugo van Gelderen (ANEFO)]
Una rapida vittoria della nostra Clarice al mondiale di Stoccolma 1937 contro l’olandese Rodzant:

1.d4 d5 2.Cf3 Cf6 3.c4 e6 4.Af4 c5 5.e3 Cc6 6.Cc3 Db6?? 7.Cb5 Ce4 8.Ac7 Da6 9.cxd5 Rd7?! 10.dxc6+ bxc6 11.dxc5+ Cd6 12.Cxd6 Rxc7 13.Axa6 1-0

A Clarice Benini, campionessa incompiuta, dedico questi brevi versi del poeta colombiano Efraim Medina Reyes:

“Tu mi ricordi una poesia che non riesco
a ricordare
una canzone che non è mai esistita
e un posto in cui non devo essere
mai stato”

coltivare-mimosa

 

One thought on “Clarice Benini, l’italiana più grande

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  1. Grazie a Riccardo per questo bel ricordo di una scacchista e donna che, come tante altre, non ha avuto la fortuna e i riconoscimenti che avrebbe meritato.
    PS: pareggiare con il Nestler di quegli anni, uno dei migliori giocatori italiani, è un indice chiaro del livello di gioco della grande Clarice Benini.

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