Milan Vidmar, il galantuomo
(Mario Spadaro)
Milan Vidmar (Lubiana, 22 giugno 1885 – 9 ottobre 1962) nacque in una famiglia benestante, quando ancora Lubiana faceva parte dell’impero austro-ungarico (oggi Slovenia), che risiedeva in una casa con un ampio giardino in via Zvonarska sotto il Castello di Lubiana.
Era nato con un braccio parzialmente paralizzato, ma il suo handicap fisico era compensato da una mente acuta ed una memoria eccezionale.
Imparò a giocare a scacchi da suo padre Josip Vidmar ed in poco tempo il ragazzo palesò grandi qualità.
Affinché potesse sviluppare al meglio le sue capacità, suo padre gli regalò libri e riviste di teoria scacchistica, cosa che in quel tempo era una vera rarità.
Iniziò a giocare a scacchi con un compagno di classe durante le vacanze scolastiche e poiché era molto talentuoso, progredì rapidamente.
Nel 1902, il giovane divenne campione di Slovenia, sconfiggendo il maestro Henrik Pfeiffer in un match (+5 -2 =1).
Dopo aver superato gli esami di scuola come studente esterno, Milan si iscrisse nella facoltà di Ingegneria meccanica di Vienna, abbinando gli studi alle visite al caffè scacchistico “Central”, dove perfezionò le sue abilità.
Ebbe modo di giocare con maestri affermati come Tartakower, Nimzowitsch e Spielmann e riuscì a conquistare il primo posto al congresso dell’Unione Scacchistica Tedesca.
Nel 1907 si laureò e sposò la cittadina austriaca Vanda Waclaviček (1886-1973) ed ebbe diversi figli, restando lontano dagli scacchi per circa due anni [Vidmar successivamente si sposò con Terezija (nella lapide mortuaria risulta Helena) Nečemar (1903-1970) con la quale ebbe altri figli].
Uno dei figli avuti con la prima moglie, Milan Vidmar Jr., continuò la strada di suo padre e divenne un rinomato ingegnere elettrico e Maestro Internazionale di scacchi nel 1950.

Tra il 1912 e il 1913 lavorò prima per l’azienda austriaca Elin, e poi presso la famosa fabbrica Ganz di Budapest come assistente di Ottó Titusz Bláthy, uno degli inventori e massimi esperti di trasformatori, che a loro volta divennero anche la specializzazione di Vidmar (il suo lavoro professionale centrale e più acclamato a livello internazionale fu il libro Transformers, pubblicato da Springer a Berlino nel 1921 e successivamente tradotto in russo).

Non fu mai un professionista degli scacchi e per questo venne considerato il più forte dilettante nel primo trentennio del novecento.
Infatti pur rimanendo un dilettante, fu uno scacchista di altissimo livello e gli fu conferito il titolo di Grande Maestro dalla FIDE nel 1950, quando furono introdotti i titoli.
Passando nel dettaglio all’aspetto scacchistico di Vidmar, inizio ad elencare tutti i suoi match (in aggiunta a quello sopra indicato col maestro Pfeiffer):

Partecipò a molti tornei vincendone alcuni o piazzandosi quasi sempre nelle prime posizioni negli altri; nell’impossibilità di elencarli tutti in dettaglio riporto i più significativi.




La Prima Guerra Mondiale interruppe la vita scacchistica in Europa. Ma nel 1918, quando la guerra era ancora in corso, Vidmar partecipò al Torneo dei Quattro Maestri di Berlino, organizzato presso il caffè “Kerkau-Palast” dall’editore Bernhard Kagan.

In questo torneo accadde un episodio per cui nel titolo ho aggiunto dopo il nome di Milan Vidmar, «il galantuomo».
La partita Capablanca – Vidmar non si concluse nel tempo previsto dal regolamento e venne sospesa per l’aggiornamento.
Allora si usava così (a me è capitato due volte «andare in busta»): il giocatore a cui toccava la mossa scriveva su un foglio la posizione di tutti i pezzi al momento della sospensione e poi aggiungeva riservatamente la mossa che lui avrebbe eseguito; il foglio veniva inserito insieme ai formulari in una busta che dopo la chiusura sigillata e la firma dei due giocatori sulla stessa, doveva essere consegnata all’arbitro, il quale alla ripresa del gioco apriva la busta e, se non ricordo male il procedimento, eseguiva la mossa e metteva in moto l’orologio.
Adempiute tutte queste operazioni, Vidmar che aveva in maniera chiara ormai persa la sua partita, durante una discussione amichevole sulla posizione rinviata, disse in francese al cubano che molto probabilmente, avrebbe abbandonato senza continuare (in quel periodo le lingue ufficiali parlate in Europa erano il tedesco ed il francese).
La continuazione del gioco era prevista per le 20.00 e Vidmar camminava in giro nella sala, aspettando Capablanca per potergli comunicare il suo abbandono personalmente, ma il tempo passava, l’orologio girava e Capablanca non arrivava!
Ad un certo punto il direttore del torneo avvisò che la bandierina dell’orologio di Capablanca sarebbe caduta presto.
In un lampo Vidmar si ricordò che Capablanca non parlava molto bene il francese (conosceva solo lo spagnolo e l’inglese), e quindi sicuramente lo aveva frainteso credendo che la sua intenzione di abbandonare fosse definitiva e l’avesse interpretata come un abbandono; quindi si rivolse subito all’arbitro dichiarando che lui abbandonava la partita. Beau geste!
Per coloro che hanno il piacere di vedere questa partita, eccola:
E chi vuole rivederla con i commenti, può farlo qui: “La mossa più corretta mai giocata in Inghilterra”.




[Fonte: Wikipedia]

Vidmar rappresentò la Jugoslavia alle Olimpiadi degli scacchi di Praga 1931 ( prima scacchiera, 8½/16) e Stoccolma 1935 (prima scacchiera, 8½/14).
Giocò anche a scacchi per corrispondenza, dove ottenne il titolo di Grande Maestro per corrispondenza.
Fu anche arbitro ottenendo il titolo di Arbitro Internazionale dalla FIDE; nel 1948, in qualità di arbitro capo a Mosca, dichiarò Mikhail Botvinnik campione del mondo e nel 1950 fu arbitro capo delle Olimpiadi di scacchi di Dubrovnik, dove giocò anche suo figlio Milan Vidmar Jr.
Padre e figlio giocarono nello stesso torneo, quando parteciparono a quello della Liberazione a Lubiana nel 1945/46.


E’ sepolto nella tomba di famiglia insieme alla seconda moglie, nel cimitero di Žale a Lubiana.

[Fonte: chesshistory.com, link]