Due parlamentari alla scacchiera: Andrew Bonar Law e Julius Silverman
Londra 1922, Andrew Bonar Law tra Capablanca e Euwe (Topical Press Agency, dal sito bonhams.com)
(Riccardo Moneta)
Scacchi e politica è un binomio che va piuttosto d’accordo. Molto tempo fa abbiamo parlato di scacchiste dei nostri giorni che hanno intrapreso la carriera politica, senza neppure smettere di giocare. Ad esempio qui (“Viktorija Čmilytė-Nielsen: donna, scacchista e politica di successo”) e qui (“Dana Reizniece-Ozola: è lei in gennaio la vera ‘Regina degli scacchi’”) e di altro ancora qui (“Politica, scacchi e ancora politica …”).
Con ogni probabilità il punto comune ad entrambe le attività è la strategia, quindi un pensiero di organizzazione e di costruzione di un piano di gioco e di azione.
Sappiamo, insomma, che ci sono stati diversi notissimi politici del passato che hanno avuto l’hobby degli scacchi o che almeno sapevano giocare a scacchi: da Churchill a Tito, da Roosevelt a Che Guevara, da Lenin a Marx. Nessuno o quasi, invece, in Italia, dove i politici di solito alle scacchiere preferiscono le chiacchiere, e gli unici riferimenti scacchistici sono per loro quelli che spesso prendono a prestito, nei discorsi, da film o libri o articoli o attualità. Specie durante le crisi politiche, poi, troviamo sempre qualcuno che fa “la mossa del cavallo” e qualcun altro che arrocca, naturalmente (senza saperlo) lungo o lunghissimo, così impiega molto tempo e conserva la poltrona per qualche mese di più.
Sappiamo poi come la politica o semplicemente un certo pensiero politico abbiano influenzato anche la vita e la carriera di alcuni campioni del mondo, da Fischer a Kasparov a Karpov.
Subito una breve parentesi, allora: in una intervista di gennaio 2021 il noto maestro internazionale russo Alexander Nikitin (1935 – 2022), allenatore della nazionale sovietica dopo il 1973 e poi di Kasparov, parlò a lungo di Karpov e Kasparov accennando al ruolo di Karpov nella Duma:
“Karpov è una persona molto importante nella guida della Duma di Stato russa”.
Anatoly Karpov è infatti stato eletto nel 2011 alla Duma nelle liste del partito “Russia Unita” di Putin, del quale è un convinto sostenitore, mentre già dal 2007 era membro del Consiglio per la Cultura presso il Ministero dell’Istruzione e della Scienza.
E Kasparov? “Abbiamo visioni leggermente diverse in politica. Ma non siamo avversari. Penso che stia facendo la cosa giusta, ma troppo rapidamente. E non gli piace che glielo dicano”.

Così invece rispose Nikitin all’interlocutore che gli chiedeva se avesse conosciuto anche Fischer: “No, non conoscevo Bobby, anche se ci siamo seduti uno accanto all’altro un paio di volte, allo stesso tavolo. Ma non c’erano ragioni per comunicare: Bobby considerava tutti i russi agenti del KGB”.
A questo punto forse penserete che io stia per presentarvi qualche partita di Roosevelt o di Churchill o di Stalin, e invece volo molto più basso, a livello di un paio di parlamentari non troppo conosciuti anche perché di un secolo fa.
Ecco un primo ministro inglese deliziarci con una miniatura che pare inventata e invece non lo è. Il suo avversario non era del tutto uno sprovveduto in quanto redattore della rubrica scacchistica dello “Observer”.
A.B. Law – B.Harley
Londra 1920

Beh? Che ne pensate? Come dite? Una mezza schifezza? Sappiate in ogni modo che il grande Jacques Mieses considerava Andrew Bonar Law (1858-1923) come uno dei migliori dilettanti che avesse mai incontrato. Nel suo breve articolo “Reminiscences of Bonar Law as a chessplayer” egli così si espresse su di lui: “… Era un giocatore senza paura, che si affidava al proprio giudizio di posizione ben bilanciato da una fiducia in se stesso priva però di presunzione…. Bonar Law ha, come giocatore di scacchi, dimostrato tutte le caratteristiche tipiche del carattere che poi ha dimostrato con successo nella carriera politica”.
Law tenne anche il discorso di apertura del grande torneo di Londra del 1922, torneo vinto da Capablanca davanti ad Alekhine, Vidmar, Rubinstein e Bogoljubov. Sulle pubblicazioni dell’epoca fu scritto come egli in quell’occasione “disse argutamente come gli scacchisti, sapendo che gli errori commessi non si possono ritrattare, agiscono con grande circospezione, mentre gli uomini politici, che sfuggono facilmente alle conseguenze dei loro errori, non evitano spesso di agire sconsideratamente“. (cfr L’Alfiere di Re, agosto 1922)
Un altro parlamentare inglese che lo scorso secolo si difendeva piuttosto bene fra le 64 caselle è stato Julius Silverman, anzi lui forse è stato il migliore di tutti, avendo tra l’altro partecipato negli anni ’30 ad alcuni tornei internazionali. Silverman (Leeds 1905 – Birmingham 1996) fu deputato, per il partito laburista, per ben 38 anni. Suo padre, ebreo, proveniva da Minsk (Bielorussia) e si trasferì in Inghilterra, dove il figlio Julius, dopo aver fatto il magazziniere, divenne prima avvocato e poi deputato. Pare che sia stato un esperto della difesa Caro Kann e che fosse divenuto amico anche di Botvinnik e Smyslov (così scriveva The Independent il 23 settembre del 1996).
Tra le sue vittime scacchistiche si annovera perfino un nome illustre, quello del G.M. argentino Erich Eliskases. Ecco la loro partita:
J.Silverman – E.Eliskases
Birmingham 1937
Si è trattato di un regalo del G.M. argentino, è vero, ma il gioco dell’avvocato onorevole Julius Silberman è stato qui (quasi) irreprensibile.
Il motivo per cui parecchi parlamentari inglesi giocassero abitualmente a scacchi risiedeva probabilmente nella circostanza che a Westminster per circa un secolo, fra la fine dell’800 e il 1987, una stanza era stata appositamente riservata al nostro gioco e per loro. La stessa cosa che oggi avviene in ogni scuola italiana… Come? Mi correggo, scusate: i miei suggeritori mi fanno cenno di no, che non è così (eh, sì, devo aver visto un altro film …).
Fonti:
- “Chesshistory.com” di Edward Winter
- “The Complet Chess Addict” di M.James e R.Fox (1987)
- “legends.playmaker24.ru” in “Aleksandr Nikitin” di A. e D. Vdovin (2021).